Martedì 9 giugno 2026
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Commissione europea approva sanzioni penali contro impiego clandestino

U.E.
Notizia ·
Più controlli e pene più severe e uniformi nell'Unione europea per chi fa lavorare e sfrutta gli immigrati clandestini, ma anche più cooperazione con i paesi terzi per facilitare l'immigrazione legale. E' questo l'obiettivo del piano approvato ieri dalla Commissione europea a Bruxelles e presentato dal vicepresidente Ue con delega alla Giustizia, Franco Frattini.

Il piano, ha spiegato Frattini, consiste di tre punti principali: due comunicazioni - una per rafforzare la cooperazione sull'immigrazione con l'Europa dell'Est e la regione del Mar Nero, e l'altra per facilitare l'immigrazione economica legale - e una proposta di direttiva. Quest'ultima riguarda le sanzioni da applicare a imprese e singoli che sfruttano gli immigrati illegali, in alcuni casi più gravi anche penali. "Non si applicherà agli immigrati cittadini dell'Ue", ha detto il commissario europeo, con una precisazione volta soprattutto a rassicurare le opinioni pubbliche di paesi dell'Europa orientale come Polonia, Bulgaria e Romania.

"Di fatto oggi in Europa c'è una situazione in cui mancano i controlli e lo sfruttamento è tollerato", ha aggiunto. Secondo le cifre fornite dal vicepresidente della Commissione, solo il 2,8% delle imprese europee sono sottoposte a verifiche del personale ogni anno. L'obiettivo della direttiva proposta oggi è quello di rendere più uniforme la normativa Ue, in modo che non ci siano "paradisi" per gli sfruttatori del lavoro nero dei clandestini.
La nuova legislazione Ue prevede che le autorità degli Stati membri debbano controllare almeno il 10% delle imprese ogni anno.
Le nuove norme si applicheranno anche ai singoli, per evitare che lo sfruttamento continui attraverso imprese familiari o società unipersonali. Ma Frattini ha spiegato che il criterio prevalente sarà quello "dell'elemento sostanziale dello sfruttamento", in termini sia qualitativi che quantitativi. Come dire, l'obiettivo delle nuove norme europee non è il mercato di badanti, baby sitter o donne di servizio impiegate da singole famiglie.

I datori di lavoro rischieranno sanzioni amministrative, multe e l'obbligo di pagare le spese di rimpatrio, le differenze salariali e contributi, nonché - nei casi più gravi - sanzioni penali. Queste saranno applicate in caso di infrazioni ripetute o di impiego massiccio di clandestini, di condizioni di lavoro particolarmente pesanti o prive di sicurezza e anche "se il datore di lavoro sa che il lavoratore è vittima di traffico di esseri umani". Resta invece la libertà dei singoli Stati di decidere il tipo e l'entità delle sanzioni. Una forma particolare di sanzione sarà poi la privazione di sussidi pubblici e il divieto di partecipare ad appalti pubblici per un periodo fino a cinque anni.

Per entrare in vigore la nuova direttiva dovrà essere approvata ora dagli Stati Membri, ma Frattini ha detto di non aspettarsi particolari problemi, dato che l'impulso è venuto proprio dalle capitali alcuni mesi fa. I paesi riluttanti alla fissazione in sede Ue di sanzioni penali, come Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda, ha ricordato il responsabile Ue, godono di speciali diritti di opzione per non partecipare a questi aspetti della nuova normativa.

Quanto agli immigrati illegali, "non si potrà trasformare l'illegalità in legalità", ha insistito Frattini, secondo cui l'unica strada per l'Ue è quella di favorire i rimpatri. Il commissario europeo ha anche sottolineato però l'importanza di incoraggiare l'immigrazione legale, con negoziati ed accordi a livello europeo con i paesi di origine. Questo è il fine della comunicazione sulla "migrazione circolare" presentata oggi, che si propone di compiere una sorta di coordinamento europeo delle domande ed offerte di lavoro, soprattutto stagionale, "senza mettere in discussione il principio delle quote nazionali" fissate dai singoli Stati.

Infine, Frattini ha ricordato le sue perplessità sul decreto Amato-Ferrero sull'immigrazione: "Confermo le mie preoccupazioni forti sull'autosponsorizzazione", ha detto, "non abbiamo garanzie che chi offre denaro per 'autosponsorizzare' l'immigrato sia davvero disponibile a un percorso legale. Molto spesso saranno i trafficanti che si fanno dare i soldi e poi tengono l'immigrato sotto scacco. Cosa farà l'immigrato autosponsorizzato che entra in Italia, potrà muoversi liberamente in Europa? Questo avrà un impatto nelle relazioni con agli altri paesi europei".
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