Commissione Ue chiede collaborazione alla Libia contro i viaggi della disperazione
La Commissione europea ha chiesto alla Libia una piú stretta collaborazione nella lotta contro il trasporto di immigrati clandestini, ma Tripoli pone dei problemi, ha affermato il commissario per la sicurezza Jacques Barrot.
"La Libia ha chiesto il finanziamento e mezzi logistici per controllare il suo confine meridionale", ha detto Barrot alla Afp dopo un incontro a Bruxelles con l'ambasciatore di Libia, Hadeiba Alhadi.
"Rispondere a queste esigenze è peró molto difficile. Non è neanche detto che i paesi africani accettino la via di finanziamenti per i problemi dell'immigrazione attraverso il Fondo europeo di sviluppo", ha aggiunto il commissario dicendo tuttavia di voler "riaprire il dialogo con la Libia e andare al fondo delle cose".
Barrot non ha escluso un viaggio in Libia. "Voglio vedere se i libici sono interessati ad una serie di azioni efficaci", ha insistito.
"Dobbiamo fermare i contrabbandieri di uomini. Ho anche detto che siamo pronti a aiutarli per evitare i naufragi, ma che è implicita una stretta collaborazione con Frontex, l'agenzia europea incaricata delle frontiere esterne dell'Unione europea", ha affermato il Commissario sottolineando di aver notato "il loro impegno a pattugliamenti congiunti con l'Italia a metà maggio, e questo è positivo, perch, puó evitare catastrofi umane".
"Ma reste il problema di dove ospitare le persone salvate - ha osservato ancora Barrot - dove le mettiamo? Abbiamo bisogno di accordi di riammissione con la Libia, ma i libici ci hanno detto che queste persone provengono da altri paesi africani con i quali non ci sono accordi di rimpatrio e quindi non possono tornare".
"Le autorità libiche hanno stimato che circa 2 milioni di candidati all'emigrazione verso l'Europa sono sul loro territorio", ha concluso.
Circa l'80% gli immigrati clandestini che tentano la traversata del Mediterraneo verso l'Europa attraversano la Libia arrivando dal Niger, aveva spiegato la scorsa settimana il ministro libico degli Interni Abdelfattah Younis Al-Obeidi.
Alla fine di marzo, il naufragio di una barca al largo Libia aveva causato almeno 21 morti e 200 dispersi, secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che ha riferito di un "esodo di massa" di immigrati dalla costa libica.
La maggior parte prova raggiungere l'Italia o Malta e sono stati quasi 37.000 gli immigrati arrivati sulle coste italiane nel 2008, una cifra in aumento del 75% rispetto al 2007, secondo il Ministero degli Interni italiano.
Le difficoltà incontrate da Italia, Malta e Spagna, i tre paesi del sud d'Europa in prima linea in materia di immigrazione clandestina, sono state discusse nuovamente lunedi' nel corso di una riunione dei ministri degli Interni dell'Unione europea a Lussemburgo.
"Dobbiamo mettere la questione delle migrazioni al centro di tutti i nostri accordi con i paesi terzi, in particolare i paesi di origine", ha affermato Jacques Barrot.
"Non siamo in grado di ospitare tutta l'Africa in Europa, non sarebbe possibile e non è bene per l'Africa", ha detto il commissario.
"La Libia ha chiesto il finanziamento e mezzi logistici per controllare il suo confine meridionale", ha detto Barrot alla Afp dopo un incontro a Bruxelles con l'ambasciatore di Libia, Hadeiba Alhadi.
"Rispondere a queste esigenze è peró molto difficile. Non è neanche detto che i paesi africani accettino la via di finanziamenti per i problemi dell'immigrazione attraverso il Fondo europeo di sviluppo", ha aggiunto il commissario dicendo tuttavia di voler "riaprire il dialogo con la Libia e andare al fondo delle cose".
Barrot non ha escluso un viaggio in Libia. "Voglio vedere se i libici sono interessati ad una serie di azioni efficaci", ha insistito.
"Dobbiamo fermare i contrabbandieri di uomini. Ho anche detto che siamo pronti a aiutarli per evitare i naufragi, ma che è implicita una stretta collaborazione con Frontex, l'agenzia europea incaricata delle frontiere esterne dell'Unione europea", ha affermato il Commissario sottolineando di aver notato "il loro impegno a pattugliamenti congiunti con l'Italia a metà maggio, e questo è positivo, perch, puó evitare catastrofi umane".
"Ma reste il problema di dove ospitare le persone salvate - ha osservato ancora Barrot - dove le mettiamo? Abbiamo bisogno di accordi di riammissione con la Libia, ma i libici ci hanno detto che queste persone provengono da altri paesi africani con i quali non ci sono accordi di rimpatrio e quindi non possono tornare".
"Le autorità libiche hanno stimato che circa 2 milioni di candidati all'emigrazione verso l'Europa sono sul loro territorio", ha concluso.
Circa l'80% gli immigrati clandestini che tentano la traversata del Mediterraneo verso l'Europa attraversano la Libia arrivando dal Niger, aveva spiegato la scorsa settimana il ministro libico degli Interni Abdelfattah Younis Al-Obeidi.
Alla fine di marzo, il naufragio di una barca al largo Libia aveva causato almeno 21 morti e 200 dispersi, secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che ha riferito di un "esodo di massa" di immigrati dalla costa libica.
La maggior parte prova raggiungere l'Italia o Malta e sono stati quasi 37.000 gli immigrati arrivati sulle coste italiane nel 2008, una cifra in aumento del 75% rispetto al 2007, secondo il Ministero degli Interni italiano.
Le difficoltà incontrate da Italia, Malta e Spagna, i tre paesi del sud d'Europa in prima linea in materia di immigrazione clandestina, sono state discusse nuovamente lunedi' nel corso di una riunione dei ministri degli Interni dell'Unione europea a Lussemburgo.
"Dobbiamo mettere la questione delle migrazioni al centro di tutti i nostri accordi con i paesi terzi, in particolare i paesi di origine", ha affermato Jacques Barrot.
"Non siamo in grado di ospitare tutta l'Africa in Europa, non sarebbe possibile e non è bene per l'Africa", ha detto il commissario.
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