Venerdì 5 giugno 2026
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Commissione Ue difende direttiva espulsioni, ma cresce il fronte internazionale dei contrari

U.E.
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La direttiva rimpatri verra' applicata assicurando il pieno rispetto dei diritti dell'uomo, come sancito dalle convenzioni internazionali. E' quanto sostiene Michele Cercone, portavoce del vicepresidente Jacques Barrot, a proposito della nuova normativa europea sull'immigrazione approvata la settimana scorsa dal Parlamento europeo, che tra l'altro innalza a un limite massimo di 18 mesi la permanenza degli immigrati irregolari nei Cpt. "Con questa direttiva abbiamo finalmente un quadro giuridico chiaro che permettera' alla Commissione di vegliare sulle condizioni in cui vengono trattenuti gli immigrati e anche su come vengono rimpatriati, quindi l'esecutivo potra' giocare finalmente un ruolo attivo e diretto". Il portavoce di Barrot ha poi ribadito la posizione del presidente Jose' Manuel Barroso, che ha assicurato di voler "vigiiare su questa direttiva rispettando la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia". "Credo che questo chiarisca una volta per tutte il quadro di una direttiva che e' stata presentata dai media in maniera troppo poco approfondita".   

CRESCE FRONTE COMUNE CONTRO DIRETTIVA UE SU IMMIGRAZIONE  - Cresce in America Latina la mobilitazione politica per una risposta unitaria alla nuova linea dell'Europa sull'immigrazione, che nella regione è stata subito ribattezzata "direttiva della vergogna". Secondo il presidente del Parlamento peruviano, Luis Gonzales Posada, i paesi dell'area devono assumere una posizione comune rispetto ad una norma che potrebbe coinvolgere un milione e 800.000 latinoamericani. "La misura adottata dal Parlamento europeo contrasta con il diritto umanitario" tuona Gozales Posada, che ha chiesto al Parlamento Latinoamericano (Parlatino) di convocare una riunione ad hoc sul tema. Secondo la vicepresidente del Parlatino, Fabiola Morales, la sede dell'incontro dovrebbe essere proprio Lima. Nella capitale peruviana a metà maggio si è svolto il vertice fra America Latina e Unione europea, e anche se l'immigrazione è stato uno dei temi dell'agenda, non è emerso praticamente nulla sulla nuova direttiva. Anche dal Parlamento Andino iniziano ad emergere critiche nei confronti della legge europea. C'è un particolare che non sfugge ai paesi di questa regione sudamericana: del milione e 800.000 immigrati che potrebbero essere colpiti dalle espulsioni, 700.000 sono andini. Nei prossimi giorni sono previste alcune riunioni regionali che potrebbero dare voce alle polemiche e al malumore latinoamericano. Il 26 e 27 giugno l'Ue e la Comunità Andina (formata da Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù) si riuniscono a Bruxelles. E anche se il tema centrale del vertice sarà l'aspetto commerciale del negoziato sul prossimo accordo di associazione, la politica migratoria potrebbe creare tensioni. Il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha criticato duramente la norma e ha detto di non escludere la possibilità di interrompere il dialogo fra i due blocchi regionali come risposta ad una legge 'incivile'. In generale, i leader di tutta l'America Latina - senza distinzioni politiche fra destra e sinistra - hanno bocciato la linea di Bruxelles. Una delle reazioni più allarmanti, per l'Ue, è stata quella di Chávez, che ha minacciato di chiudere i rubinetti del petrolio per i paesi che adotteranno la direttiva mentre il boliviano Evo Morales ha invocato una campagna internazionale contro la nuova legge, che unisca le voci dei presidenti dell'America Latina e dell'Africa. Ma sarà soprattutto nel prossimo vertice presidenziale del Mercosur - il 1 luglio a San Miguel de Tucumán (Argentina) - che dovrebbe prender forma una condanna più energica nei confronti della legislazione europea sull'immigrazione. Il Mercosur (formato da Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) ha già emesso un comunicato contro le nuove misure migratorie dell'Ue. Assai probabile pertanto che dalla riunione fra Cristina Fernández Kirchner, Luiz Inacio Lula da Silva, il rappresentante del Paraguay (non è ancora chiaro se parteciperà il neoeletto Fernando Lugo o l'uscente Nicanor Duarte), Tabaré Vázquez e Hugo Chávez, emerga una dura risposta alla norma.    
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