Commissione Ue verso l'approvazione del pacchetto immigrazione
No alle regolarizzazioni di massa dei clandestini e 'tolleranza zero' per i trafficanti di esseri umani. Sono due dei punti contenuti nella comunicazione della Commissione Ue, che delinea 10 punti guida per una politica comune europea sull'immigrazione. Il documento dovrebbe essere adottato martedi' insieme ad un piano d'azione sulla politica di asilo. Il tema dell'immigrazione sara' anche al centro del dibattito dell'Europarlamento, dove la plenaria votera' mercoledi' la controversa direttiva sui rimpatri.
Alla base della comunicazione della Commissione, che l'Ansa ha avuto modi di visionare, la considerazione che l'immigrazione da paesi terzi oggi e' oggi 'un'opportunita' e una sfida'.
Nell'Ue gli immigrati non europei rappresentano il 3,8% della popolazione. Dal 2002 ne sono arrivati fra un milione e mezzo e due milioni ogni anno. Questo fa il paio col crescente invecchiamento degli europei. Per il 2050 le previsioni sono per una diminuzione della popolazione in eta' lavorativa di circa cinquanta milioni, con una immigrazione costante, e di novanta milioni, nel caso in cui il flusso migratorio si fermasse.
Perche' il contributo dell'immigrazione possa essere positivo va gestito 'con efficacia', promuovendo quella legale che 'va governata con regole chiare, trasparenti e eque', indica il documento della Commissione Ue, secondo la quale occorre puntare alla solidarieta' fra Stati e con l'Ue, all'integrazione degli immigrati e alla 'cooperazione genuina' con i paesi terzi.
Accanto a questi principi ci sono quelli che fanno capo al capitolo sicurezza e alla 'lotta efficace contro l'immigrazione clandestina' e nella quale rientrano politiche 'efficaci e sostenibili' per i rimpatri.
'Lavoro in nero e illegale andrebbero combattuti con efficacia, con misure di prevezione, controlli e sanzioni', si legge nella comunicazione. Il documento, che dovrebbe ricevere il via libera dai leader Ue nel summit di ottobre, mette in guardia dalle regolarizzazioni di massa. 'Queste non rappresentano un mezzo efficace e duraturo di gestione e andrebbero evitate', segnala la comunicazione secondo la quale, invece, va tenuta aperta la strada alle regolarizzazioni individuali 'su criteri trasparenti e equi'.
Sui rimpatri si pronuncera' il Parlamento europeo in un voto che si preannuncia al cardiopalma. Sulla carta i sostenitori della proposta (Ppe, liberaldemocratici e il gruppo di destra Uen), che prevede la detenzione in centri appositi fino a 18 mesi e il divieto di reingresso per 5 anni, hanno la maggioranza in Parlamento. Ma la compattezza di voto, soprattutto fra i liberaldemocratici e' tutt'altro che scontata. Cosi' come non lo e' fra i socialisti, dove gli spagnoli e i britannici potrebbero schierarsi per il si', in controtendenza rispetto alla linea del gruppo che e' quella di respingere la proposta di direttiva.
Alla base della comunicazione della Commissione, che l'Ansa ha avuto modi di visionare, la considerazione che l'immigrazione da paesi terzi oggi e' oggi 'un'opportunita' e una sfida'.
Nell'Ue gli immigrati non europei rappresentano il 3,8% della popolazione. Dal 2002 ne sono arrivati fra un milione e mezzo e due milioni ogni anno. Questo fa il paio col crescente invecchiamento degli europei. Per il 2050 le previsioni sono per una diminuzione della popolazione in eta' lavorativa di circa cinquanta milioni, con una immigrazione costante, e di novanta milioni, nel caso in cui il flusso migratorio si fermasse.
Perche' il contributo dell'immigrazione possa essere positivo va gestito 'con efficacia', promuovendo quella legale che 'va governata con regole chiare, trasparenti e eque', indica il documento della Commissione Ue, secondo la quale occorre puntare alla solidarieta' fra Stati e con l'Ue, all'integrazione degli immigrati e alla 'cooperazione genuina' con i paesi terzi.
Accanto a questi principi ci sono quelli che fanno capo al capitolo sicurezza e alla 'lotta efficace contro l'immigrazione clandestina' e nella quale rientrano politiche 'efficaci e sostenibili' per i rimpatri.
'Lavoro in nero e illegale andrebbero combattuti con efficacia, con misure di prevezione, controlli e sanzioni', si legge nella comunicazione. Il documento, che dovrebbe ricevere il via libera dai leader Ue nel summit di ottobre, mette in guardia dalle regolarizzazioni di massa. 'Queste non rappresentano un mezzo efficace e duraturo di gestione e andrebbero evitate', segnala la comunicazione secondo la quale, invece, va tenuta aperta la strada alle regolarizzazioni individuali 'su criteri trasparenti e equi'.
Sui rimpatri si pronuncera' il Parlamento europeo in un voto che si preannuncia al cardiopalma. Sulla carta i sostenitori della proposta (Ppe, liberaldemocratici e il gruppo di destra Uen), che prevede la detenzione in centri appositi fino a 18 mesi e il divieto di reingresso per 5 anni, hanno la maggioranza in Parlamento. Ma la compattezza di voto, soprattutto fra i liberaldemocratici e' tutt'altro che scontata. Cosi' come non lo e' fra i socialisti, dove gli spagnoli e i britannici potrebbero schierarsi per il si', in controtendenza rispetto alla linea del gruppo che e' quella di respingere la proposta di direttiva.
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