Condannato per droga il boss dei due mondi, ci sono voluti 26 anni di processo
Il 74enne Alfonso Caruana è in carcere ed è considerato a capo del clan mafioso dei Cuntrera. Nel 1994 a Borgaro ci fu il più grande sequestro di droga mai avvenuto in Piemonte: 5 tonnellate di cocaina
Ci sono voluti 26 anni, ma il 4 novembre scorso è diventata definitiva la condanna a 18 anni di reclusione per Alfonso Caruana, indicato dagli inquirenti come il capo della famiglia mafiosa dei Cuntrera e soprannominato il «Boss dei due mondi». La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso che i suoi legali avevano presentato contro la sentenza pronunciata nel 2019 dalla Corte d'Appello di Torino. Caruana, che ha 74 anni, è attualmente detenuto. «L’organizzazione Caruana/Cuntrera (ribattezzati dai media i «Rothschild della mafia») è considerata uno dei più potenti gruppi di contrabbando di eroina, cocaina e hashish all'interno della mafia siciliana». Il 20 marzo del 1991 l’Fbi Americana scriveva - in un intelligence profile lungo 16 pagine - che la famiglia Cuntrera Caruana trafficava circa 3 tonnellate di cocaina all’anno. Specificando come «questa quantità corrispondesse – per logica – a circa la metà del consumo annuo dei tossicodipendenti di tutta l’America». E che nelle banche di mezza America – ma anche europee – vi fossero circa 33 milioni di euro depositati e riconducibili alla famiglia re del narcotraffico.
Emigrato in Canada giovanissimo dichiarò all’ufficio immigrazione di Montreal quanto realmente aveva in tasca: 87,3 dollari. Nel 1988 l’Fbi stimò la sua cassaforte in 100 milioni di dollari. Dopo anni di indagini fu (l’oggi) tenente colonnello Paolo Palazzo (insieme a colleghi, investigatori di primissimo livello) a individuarlo in Canada. Viveva tranquillamente in un quartiere residenziale di pregio.
«La giustizia, sebbene non con la stessa velocità con cui procedono le mafie, spesso arriva a conclusione di dibattimenti lunghi ed estenuanti. Dal Piemonte arriva questa notizia, che merita rilievo. Per chi ancora crede, provincialisticamente, che le mafie siano un problema solo meridionale. Anzi, di sole 4 regioni». Lo ha detto sui social il senatore Nicola Morra (M5S), presidente della commissione parlamentare Antimafia. Gli fa eco, uno dei pm chiave dell’inchiesta su Caruana che portò al sequestro di 5500 kg di cocaina a Borgaro nel 1994, Sandro Ausiello: «É una grande soddisfazione per me e per le tante persone che hanno lavorato per arrivare a questo risultato. Dopo 26 anni si è finalmente conclusa una vicenda che riguardava uno dei personaggi più significativi del gotha della criminalità organizzata».
Ci sono voluti 26 anni, ma il 4 novembre scorso è diventata definitiva la condanna a 18 anni di reclusione per Alfonso Caruana, indicato dagli inquirenti come il capo della famiglia mafiosa dei Cuntrera e soprannominato il «Boss dei due mondi». La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso che i suoi legali avevano presentato contro la sentenza pronunciata nel 2019 dalla Corte d'Appello di Torino. Caruana, che ha 74 anni, è attualmente detenuto. «L’organizzazione Caruana/Cuntrera (ribattezzati dai media i «Rothschild della mafia») è considerata uno dei più potenti gruppi di contrabbando di eroina, cocaina e hashish all'interno della mafia siciliana». Il 20 marzo del 1991 l’Fbi Americana scriveva - in un intelligence profile lungo 16 pagine - che la famiglia Cuntrera Caruana trafficava circa 3 tonnellate di cocaina all’anno. Specificando come «questa quantità corrispondesse – per logica – a circa la metà del consumo annuo dei tossicodipendenti di tutta l’America». E che nelle banche di mezza America – ma anche europee – vi fossero circa 33 milioni di euro depositati e riconducibili alla famiglia re del narcotraffico.
Emigrato in Canada giovanissimo dichiarò all’ufficio immigrazione di Montreal quanto realmente aveva in tasca: 87,3 dollari. Nel 1988 l’Fbi stimò la sua cassaforte in 100 milioni di dollari. Dopo anni di indagini fu (l’oggi) tenente colonnello Paolo Palazzo (insieme a colleghi, investigatori di primissimo livello) a individuarlo in Canada. Viveva tranquillamente in un quartiere residenziale di pregio.
«La giustizia, sebbene non con la stessa velocità con cui procedono le mafie, spesso arriva a conclusione di dibattimenti lunghi ed estenuanti. Dal Piemonte arriva questa notizia, che merita rilievo. Per chi ancora crede, provincialisticamente, che le mafie siano un problema solo meridionale. Anzi, di sole 4 regioni». Lo ha detto sui social il senatore Nicola Morra (M5S), presidente della commissione parlamentare Antimafia. Gli fa eco, uno dei pm chiave dell’inchiesta su Caruana che portò al sequestro di 5500 kg di cocaina a Borgaro nel 1994, Sandro Ausiello: «É una grande soddisfazione per me e per le tante persone che hanno lavorato per arrivare a questo risultato. Dopo 26 anni si è finalmente conclusa una vicenda che riguardava uno dei personaggi più significativi del gotha della criminalità organizzata».
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