Lunedì 12 ottobre 2026
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Congedi paritari, la critica a Roccella: l'obbligo riguarda i datori

U.E. - ITALIA
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Le parole della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, contraria a rendere obbligatoriamente paritari i congedi parentali tra madri e padri, sono al centro di una critica pubblicata da Scienza in Rete, firmata da Barbara Piccininni. La ministra aveva motivato la propria posizione richiamando una differenza biologica tra i due genitori legata a gravidanza, parto e allattamento, sostenendo che costruire la parità dividendo semplicemente lo stesso numero di giorni tra madre e padre significherebbe ignorare questa differenza reale.

 

Secondo l'autrice dell'articolo, che per oltre un decennio si è occupata di assistere lavoratrici e lavoratori nella tutela dei loro diritti sociali e lavorativi, il ragionamento della ministra si basa su un equivoco di fondo riguardo al significato della parola "obbligatorio" nella normativa sui congedi. Il congedo di maternità, che dura cinque mesi, viene definito obbligatorio non perché costringa la donna a restare a casa, ma perché la legge vieta al datore di lavoro di farla lavorare in quel periodo: si tratta dunque di un diritto della lavoratrice, non di un obbligo personale imposto alla madre. Estendere questa stessa logica ai padri, spiega l'articolo, significherebbe condividere un diritto e non imporre un vincolo nelle relazioni familiari, con effetti positivi, secondo gli studi citati, sul divario di genere e sul benessere dei figli.

 

A sostegno di questa lettura vengono richiamati alcuni dati Istat del 2025: il tasso di occupazione delle donne tra 25 e 49 anni con figli in età prescolare si ferma al 58,1%, contro il 77,4% registrato tra le coetanee senza figli. Un divario che, secondo quanto riportato da Save the Children, si traduce nel fatto che una donna su cinque abbandona il lavoro dopo la maternità.

 

Sul fronte dei padri, il congedo obbligatorio di paternità dura attualmente dieci giorni e, a differenza di quello materno, non prevede alcun divieto per il datore di lavoro. Nel 2024 ne hanno usufruito 181.777 padri dipendenti, pari al 64% degli aventi diritto, con forti differenze territoriali: al Nord la quota scende al 59%. Solo un padre su quattro, inoltre, utilizza l'intero periodo a disposizione.

 

L'articolo ricorda infine che le dichiarazioni della ministra sono arrivate dopo la bocciatura alla Camera di una proposta di legge presentata dalle opposizioni, che prevedeva cinque mesi di congedo obbligatorio e non trasferibile per ciascun genitore, retribuito al 100% dello stipendio.

 

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