Consiglio d'Europa adotta il politically correct contro il dilagare della xenofobia, specialmente in Italia
Stop all'uso del termine di immigrazione 'illegale' sia nelle dichiarazioni pubbliche sia nella stampa. E' quanto raccomanda un documento sulla criminalizzazione dell'immigrazione in Europa e le sue ricadute sui diritti umani preparato per il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg.Nel documento si sollecitano gli Stati a non introdurre reati che si applicano 'esclusivamente' a cittadini stranieri e si sottolinea tra l'altro che, in generale, il pacchetto sicurezza varato dall'Italia presenta numerose problematiche rispetto all'esigenza di non criminalizzare gli stranieri.
'La scelta del linguaggio - si legge nello studio - e' molto importante per l'immagine che le autorita' inviano alla loro popolazione e al resto del mondo. L'essere immigrato diventa associato, attraverso l'uso del linguaggio, ad atti illegali previsti del codice penale'. 'Tutti gli immigrati vengono macchiati col sospetto. L'immigrazione illegale, come concetto, ha l'effetto di rendere sospetto agli occhi della popolazione, inclusi i pubblici ufficiali, il movimento di persone attraverso le frontiere internazionali', prosegue il documento.
Nello studio, che fa una panoramica sulle norme vigenti nei 47 Paesi del Consiglio d'Europa e sulle direttive Ue, si rileva una crescente presenza dell'aspetto illegale dell'immigrazione a partire dal 2003. Lo studio cita esplicitamente l'Italia ricordando che il commissario ha espresso 'preoccupazione per i diritti umani' in seguito alla legge approvata nel 2008 che fa diventare reato l' affitto di locali a immigrati irregolari' e ricorda la proposta avanzata nel 2009 per eliminare il divieto, per il personale medico, di informare le autorita' sulle richiesta di assistenza da parte di 'irregolari'.
Lo studio cita anche l'approvazione alla Camera della legge per colpire i trafficanti di esseri umani che punta 'a criminalizzare i proprietari e i comandanti di imbarcazioni che portano stranieri senza documenti in Italia'.
In generale, secondo quanto si legge nel documento, sono due gli aspetti che 'colpiscono nella criminalizzazione Ue degli stranieri'. Il primo e' la maniera pervasiva con la quale le misure 'separano' gli stranieri dai cittadini europei, il secondo e' la criminalizzazione delle persone, europee e non, che hanno a che fare con gli immigrati.
'Il messaggio che passa e' che il contatto con loro e' rischioso e puo' portare ad azioni penali', afferma lo studio, il quale segnala che 'nessuno dovrebbe essere sottoposto a detenzione per il solo fatto di non essere cittadino di un certo Paese' cosi' come non ci dovrebbero essere differenze di accesso di servizi sociali 'sulla base esclusiva della nazionalita' '.
Inoltre, per lo studio, 'il dovere di confidenzialita' fra personale medico e pazienti, insegnanti e studenti e altre categorie professionali dovrebbe sempre essere rispettato e non dovrebbe mai prevedere la possibilita' di denunciare lo status dell'immigrato'.
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