Consiglio ministri vara decreti per attrarre cervelli stranieri
Procedure semplificate per l'ingresso e il soggiorno degli stranieri che vengono in Italia per ragioni di ricerca o motivi di studio. E' quanto prevedono due schemi di decreto legislativo approvati oggi dal Consiglio dei ministri in attuazione di altrettante direttive europee.
A beneficiare delle nuove disposizioni sono in primo luogo gli extracomunitari in possesso di un titolo di studio superiore che, nel paese in cui e' stato conseguito, dia accesso a programmi di dottorato: il loro ingresso, non vincolato alle quote per lavoro, avverra' sulla base della richiesta di un istituto di ricerca e dell'iscrizione in un elenco ad hoc tenuto dal ministero per l'Universita' e la ricerca.
Tra l'istituto di ricerca e il ricercatore straniero sara' stipulata una "convenzione di accoglienza" diretta a regolamentare il comune impegno a realizzare il progetto di ricerca: il nulla osta all'ingresso del ricercatore e' rilasciato dallo sportello unico presso la prefettura, una volta accertato - tramite questura - che non esistono impedimenti di alcun tipo. Il visto di ingresso viene rilasciato con priorita' rispetto ad altre tipologie di visto.
Il permesso di soggiorno per ricerca scientifica consente lo svolgimento dell'attivita' di ricerca nelle forme del lavoro subordinato, autonomo o di borsa per addestramento alla ricerca: la durata dei permessi e' pari a quella del programma di ricerca, con possibilita' di proroga.
Il secondo schema di decreto limita ad integrare la disciplina attuale, consentendo in particolare al cittadino straniero che abbia fatto ingresso in un altro Paese Ue per motivi di studio di entrare in Italia per proseguire tali studi o integrarli, senza necessita' di richiedere il visto di ingresso: tale facolta' e' consentita nell'ambito d un "programma di scambio" comunitario o bilaterale con il Paese d origine ovvero quando lo straniero sia stato autorizzato a soggiornare per almeno due anni, per motivi di studio, in un altro Paese dell'Unione.
"Si tratta di un sistema - ha spiegato il ministro dell'Interno, Giuliano Amato - in linea con quanto previsto dalla normativa europea, che passa attraverso l'accreditamento delle universita' e delle istituzioni scolastiche per garantire a ricercatori extracomunitari e studenti stranieri procedure di ingresso in Italia piu' semplici e veloci. Si tratta di un sistema fondamentale per i governi dei Paesi terzi, ma anche per noi che abbiamo a necessita' di migliorare la capacita' di attrazione della nostra ricerca".
A beneficiare delle nuove disposizioni sono in primo luogo gli extracomunitari in possesso di un titolo di studio superiore che, nel paese in cui e' stato conseguito, dia accesso a programmi di dottorato: il loro ingresso, non vincolato alle quote per lavoro, avverra' sulla base della richiesta di un istituto di ricerca e dell'iscrizione in un elenco ad hoc tenuto dal ministero per l'Universita' e la ricerca.
Tra l'istituto di ricerca e il ricercatore straniero sara' stipulata una "convenzione di accoglienza" diretta a regolamentare il comune impegno a realizzare il progetto di ricerca: il nulla osta all'ingresso del ricercatore e' rilasciato dallo sportello unico presso la prefettura, una volta accertato - tramite questura - che non esistono impedimenti di alcun tipo. Il visto di ingresso viene rilasciato con priorita' rispetto ad altre tipologie di visto.
Il permesso di soggiorno per ricerca scientifica consente lo svolgimento dell'attivita' di ricerca nelle forme del lavoro subordinato, autonomo o di borsa per addestramento alla ricerca: la durata dei permessi e' pari a quella del programma di ricerca, con possibilita' di proroga.
Il secondo schema di decreto limita ad integrare la disciplina attuale, consentendo in particolare al cittadino straniero che abbia fatto ingresso in un altro Paese Ue per motivi di studio di entrare in Italia per proseguire tali studi o integrarli, senza necessita' di richiedere il visto di ingresso: tale facolta' e' consentita nell'ambito d un "programma di scambio" comunitario o bilaterale con il Paese d origine ovvero quando lo straniero sia stato autorizzato a soggiornare per almeno due anni, per motivi di studio, in un altro Paese dell'Unione.
"Si tratta di un sistema - ha spiegato il ministro dell'Interno, Giuliano Amato - in linea con quanto previsto dalla normativa europea, che passa attraverso l'accreditamento delle universita' e delle istituzioni scolastiche per garantire a ricercatori extracomunitari e studenti stranieri procedure di ingresso in Italia piu' semplici e veloci. Si tratta di un sistema fondamentale per i governi dei Paesi terzi, ma anche per noi che abbiamo a necessita' di migliorare la capacita' di attrazione della nostra ricerca".
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