Consiglio degli Stati: no a corsi medici obbligatori sul suicidio
La problematica del diritto di morire e dell'assistenza al suicidio non deve essere trattata obbligatoriamente nei corsi di formazione delle facoltà di medicina e in quelli delle scuole di infermieri. Lo ha deciso stamane il Consiglio degli Stati respingendo per 19 voti a 11 una mozione in tal senso di Luc Recordon (Verdi/VD). Per la maggioranza della camera, quanto viene fatto attualmente a livello di formazione nel settore delle cure palliative è sufficiente.
Nell'argomentare la sua mozione, Recordon ha sottolineato che non si tratta di obbligare medici e personale curante ad amministrare il suicidio, come invece sembra pensare il Consiglio federale nella sua risposta.
A parere del "senatore" vodese, l'inserimento nella legge sul personale medico di una formazione ad hoc, come avviene oggi in maniera rapsodica in seminari, dovrebbe sensibilizzare il personale curante a questa problematica.
Per Recordon, una formazione ad hoc è tanto più indispensabile ora dal momento che negli ultimi anni, a causa anche delle restrizioni nei paesi vicini, vi è stata un'evoluzione - vedi turismo di aspiranti suicidi dall'estero - che ha scioccato l'opinione pubblica in Svizzera, col rischio che venga messa in discussione una pratica - permessa dalla legge, ma a determinate condizioni - che da noi si è finora sempre distinta per il suo carattere liberale e moderato.
Stando a Recordon, questa situazione ha fatto nascere resistenze nei confronti di organizzazioni di aiuto al suicidio cui è stato negato l'accesso ai medicamenti o ai luoghi dove praticare l'eutanasia. Quale sorta di contro-reazione, certe associazioni hanno fatto ricorso a mezzi più che discutibili. Vi è quindi necessità, a uso avviso, di confrontare i futuri medici ed infermieri con l'esistenza di questi problemi. Stando al "senatore", la formazione dispensata finora a livello di cure palliative - sempre preferibili in ogni caso, secondo Recordon, del ricorso al suicidio che va considerato quale "ultima ratio" - non è sufficiente.
Di diverso avviso invece il consigliere federale Pascal Couchepin, secondo cui quanto si fa ora a livello di cure palliative e formazione in questo campo è sufficiente. Il presidente della Confederazione ha ribadito in ogni caso che compito dei medici è l'accompagnamento alla morte, non l'aiuto a morire. (Ats)
Nell'argomentare la sua mozione, Recordon ha sottolineato che non si tratta di obbligare medici e personale curante ad amministrare il suicidio, come invece sembra pensare il Consiglio federale nella sua risposta.
A parere del "senatore" vodese, l'inserimento nella legge sul personale medico di una formazione ad hoc, come avviene oggi in maniera rapsodica in seminari, dovrebbe sensibilizzare il personale curante a questa problematica.
Per Recordon, una formazione ad hoc è tanto più indispensabile ora dal momento che negli ultimi anni, a causa anche delle restrizioni nei paesi vicini, vi è stata un'evoluzione - vedi turismo di aspiranti suicidi dall'estero - che ha scioccato l'opinione pubblica in Svizzera, col rischio che venga messa in discussione una pratica - permessa dalla legge, ma a determinate condizioni - che da noi si è finora sempre distinta per il suo carattere liberale e moderato.
Stando a Recordon, questa situazione ha fatto nascere resistenze nei confronti di organizzazioni di aiuto al suicidio cui è stato negato l'accesso ai medicamenti o ai luoghi dove praticare l'eutanasia. Quale sorta di contro-reazione, certe associazioni hanno fatto ricorso a mezzi più che discutibili. Vi è quindi necessità, a uso avviso, di confrontare i futuri medici ed infermieri con l'esistenza di questi problemi. Stando al "senatore", la formazione dispensata finora a livello di cure palliative - sempre preferibili in ogni caso, secondo Recordon, del ricorso al suicidio che va considerato quale "ultima ratio" - non è sufficiente.
Di diverso avviso invece il consigliere federale Pascal Couchepin, secondo cui quanto si fa ora a livello di cure palliative e formazione in questo campo è sufficiente. Il presidente della Confederazione ha ribadito in ogni caso che compito dei medici è l'accompagnamento alla morte, non l'aiuto a morire. (Ats)
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