Consulta di Bioetica: rifiuto pillola del giorno dopo parte del paternalismo medico
La mancata somministrazione a Pisa e altrove della pillola del giorno dopo Norlevo 'somiglia al mancato accoglimento del rifiuto delle cure da parte di persone come Welby'. Lo afferma la Consulta di Bioetica-sezione di Pisa, sottolineando che 'come a Welby si intendeva imporre un trattamento gravoso che rifiutava, alle donne si rifiuta un trattamento indispensabile richiesto'. In entrambi i casi, rileva la Consulta in una nota, 'la volonta' del paziente viene sopraffatta dal paternalismo e dalla prosopopea di chi presume di stabilire intanto chi è paziente e, una volta deciso, di conoscere meglio di lui il suo interesse, come curarsi e se curarsi'. Questo atteggiamento, secondo la Consulta, 'trascura che i problemi di salute oggi non sono piu' problemi strettamente medici. Riguardano l'idea che ciascuno ha di se' e della propria vita, i propri valori e i propri programmi. Cio' e' particolarmente vero nell'ambito riproduttivo. Le coppie, e le donne in particolare, intendono esercitare il loro diritto al controllo della fertilità e decidere sui tempi e i modi con cui avere o non avere figli. Per esse non è necessariamente una tragedia non averli ne' una benedizione il loro arrivo'. In questa situazione, sottolinea la Consulta, 'i medici non possono continuare a pensare che i cittadini siano dei 'minori' con scarse capacità di compiere scelte libere e responsabili. Il cittadino chiede ai medici informazioni puntuali per fare le sue scelte, ma non intende delegare ai medici le scelte'. Dunque, quella di curare è 'una 'potestà', da parte del medico, non un diritto. Volendo usare il linguaggio dei diritti, l'assistenza sanitaria dovrà sempre piú fare i conti con quelli del paziente e con la sua libertà di autodeterminazione terapeutica'.
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