Consulta: e' costituzionale la legge lombarda su alloggi pubblici
La Corte Costituzionale ha respinto ieri la questione di legittimità sollevata dal Tar della Lombardia sulla Legge regionale n.7 del 2005 nella quale è previsto che per presentare domanda per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica i richiedenti debbano avere la residenza o svolgere attività lavorativa in Lombardia da almeno cinque anni. La Consulta ha infatti bocciato il ricorso presentato da cittadini sostenuti dai sindacati degli inquilini ritenendola "manifestamente inammissibile" in alcune parti e "manifestamente infondata" in altre. Il presidente lombardo Roberto Formigoni ha accolto la decisione con soddisfazione: "La Corte ha dato pienamente ragione alla nostra politica sulla casa che una politica giusta, socialmente equa e innovativa". Preoccupazione per la sentenza è stata invece espressa dal Prc lombardo. "E' una brutta sentenza -ha detto il consigliere regionale Luciano Muhlbauer-. Ed è una sentenza preoccupante, perché potrebbe aprire la strada a una differenziazione regionalistica nella disciplina dell'accesso alle case popolari, seppellendo così il principio che l'edilizia residenziale pubblica debba rispondere anzitutto alla funzione sociale di garantire il diritto alla casa alle persone e alle famiglie economicamente e socialmente più svantaggiate". "Ora Formigoni e la Lega esultano ma per la Lombardia c'è poco da gioire. La nostra regione concentra oltre un quarto dell'immigrazione totale a livello nazionale e l'area metropolitana di Milano è segnata da una grande mobilità in ingresso e in uscita, anche di cittadini italiani. Insomma, quella norma discriminatoria non serve per affrontare le questioni sociali, ma soltanto per nascondere il fatto che in Lombardia non si costruiscono più case popolari, perché si preferisce fare l'affare con i privati".
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