Consumi. Confcommercio: si riduce liberta' di scelta
Al netto delle spese cosiddette "obbligate" agli italiani resterà nel 2014 un plafond di circa 11.000 euro (10,900 euro) di reddito disponibile pro capite da destinare al risparmio o ai consumi. Dunque "si riduce la libertà di scelta dei cittadini-consumatori" rispetto agli anni precedenti, osserva l'Ufficio studi della Confcommercio nella Nota di aggiornamento del Rapporto Consumi. D'altra parte in otto anni, dal 2007 al 2013, il reddito disponibile pro capite si è ridotto del 13,1% pari a 2.590 euro a testa, rilevano i commercianti nella Nota di aggiornamento del Rapporto Consumi spiegando che si tratta del "sesto calo consecutivo". Questo fatto ha determinato un ulteriore ridimensionamento dei consumi tanto che la spesa delle famiglie nel 2013 ha registrato una flessione del 2,5% con una contrazione del 7,6% in otto anni. Nel 2014 il reddito reale dovrebbe crescere dello 0,4% in aggregato, pari a una variazione nulla nella metrica pro capite. In poco più di 20 anni i consumi degli italiani sono cresciuti complessivamente soltanto del 12,3% e questa crescita è dovuta esclusivamente alla dinamica positiva dei servizi. Fenomeno che viene indicato come "la terziarizzazione dei consumi", cioè la virata strutturale della domanda verso i servizi, e che si riflette nella costante crescita della quota di spesa destinata alla fruizione dei servizi. Nel 2013 infatti, la spesa in servizi ha raggiunto il record del 53% dei consumi.
I consumi pro capite, tra il 1992 e il 2014, mostrano uno sviluppo in termini reali inferiore al 6%. Escludendo gli affitti imputati tale variazione cumulata scende a poco più del 4%: è questa la misura di un ventennio perso. Le diminuzioni dei consumi più sensibili hanno interessato i pasti in casa e fuori casa (-4,1%) ed in particolare l'alimentazione domestica (-4,6%), i viaggi e le vacanze (-3,8%) e la cura del sé e la salute (-3,5%), al cui interno si è registrata la netta flessione della spesa per abbigliamento e calzature (-6,3%).
I consumi pro capite, tra il 1992 e il 2014, mostrano uno sviluppo in termini reali inferiore al 6%. Escludendo gli affitti imputati tale variazione cumulata scende a poco più del 4%: è questa la misura di un ventennio perso. Le diminuzioni dei consumi più sensibili hanno interessato i pasti in casa e fuori casa (-4,1%) ed in particolare l'alimentazione domestica (-4,6%), i viaggi e le vacanze (-3,8%) e la cura del sé e la salute (-3,5%), al cui interno si è registrata la netta flessione della spesa per abbigliamento e calzature (-6,3%).
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