Corte europea all'Italia: non estradare Saadi, rischio tortura
Soddisfazione e' stata estressa da Amnesty International per la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ieri ha chiesto all'Italia di non estradare in Tunisia un immigrato, Nassim Saadi, sospettato di terrorismo. Pur riconoscendo la pericolosita' sociale del ricorrente (Saadi aveva fatto ricorso alla Corte per opporsi all'espulsione dall'Italia), la Corte si e' opposta, con sentenza unanime, all'estradizione del trantaquattrenne tunisino residente a Milano, non potendo escludere il rischio che Saadi (condannato a Tunisi da un tribunale militare a 20 anni di reclusione per terrorismo), una volta in patria sia sottoposto a trattamento degradante o disumano, se non a torture. Secondo la Corte quindi se l'Italia attuasse l'espulsione incorrerebbe nella violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. Emigrato in Italia alla fine degli anni 90 Saadi ha avuto un figlio da una cittadina italiana con cui ancora oggi convive. Proprio per motivi familiari, nel dicembre del 2001, otteneva il permesso di soggiorno. Nell'ottobre del 2002, pero', veniva arrestato perche' sospettato di terrorismo internazionale, oltre che di falsificazione di documenti e ricettazione. Il 9 maggio 2005 la Corte d'Assise di Milano riconosceva Saadi colpevole di associazione a delinquere e ricettazione (decadeva, quindi, l'imputazione di terrorismo) e lo condannava a 4 anni e mezzo di reclusione. Saadi fu rimesso in liberta' il 4 agosto 2006. Quattro giorni dopo il Ministero dell'Interno disponeva la sua espulsione verso la Tunisia, dove un anno prima, l'11 maggio 2005, il Tribunale Militare lo aveva condannato a 20 anni di reclusione perche' riconosciuto appartenente a un'organizzazione terroristica che operava all'estero. Anche se il Tribunale di Milano non aveva accertato il reato di associazione eversiva, il Ministero dell'Interno aveva motivo di sospettare Saadi di avere un ruolo attivo in un'organizzazione che forniva supporto logistico e finanziario a individui aderenti a cellule integraliste islamiche in Italia e all'estero. Ecco perche' Nassim Saadi fu rinchiuso in un centro di detenzione di Milano in attesa di espulsione. Saadi chiese, quindi, asilo politico, che, pero', il 14 settembre 2006 veniva respinto, e contemporaneamente ricorreva alla Corte di Strasburgo, sostenendo che in Tunisia non avrebbe goduto di alcuna garanzia umanitaria. Nassim Saadi riacquisto' la liberta' il 7 ottobre 2006 per scadenza dei termini di detenzione. Pur non sottovalutando il pericolo sociale che al giorno d'oggi rappresenta il terrorismo e la difficolta' che le autorita' hanno nel proteggere la popolazione dalla violenza terroristica, la Corte e' giunta alla conclusione che non si devono mettere in discussione i valori della Carta dei diritti dell'Uomo.
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