Corte europea condanna la Francia per suicidio di un detenuto
La Francia è stata condannata oggi dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per non aver "protetto il diritto alla vita" di un detenuto psicopatico che si era impiccato in cella. Joselito Renolde, appartenente a una famiglia gitana, è morto nel luglio 2000 in una cella di isolamento nella prigione di Bois-d'Arcy (regione parigina) dove era stato rinchiuso in seguito all'aggressione di una guardia. Tre giorni prima l'uomo aveva tentato il suicidio tagliandosi le vene. Secondo la Corte europea le autorità erano consapevoli che l'uomo soffriva di turbe psichiche e che era suscettibile di compiere gesti di autolesionismo. Inoltre la Corte si dice "colpita dal fatto che nonostante il tentativo di suicidio di Joselito Renolde e la diagnosi sul suo stato mentale, l'eventualità di un suo ricovero in un centro psichiatrico non sia stata neppure presa in considerazione". La mancanza di sorveglianza e di una cura quotidiana del suo stato di salute mentale hanno giocato, secondo la Corte, un ruolo importante nella sua morte. La Francia è stata condannata anche per trattamenti disumani per aver messo in isolamento un uomo in condizioni di angoscia e di stress tali "da fiaccarne la sua resistenza fisica e morale". La decisione della Corte interviene dopo diversi casi di suicidio di detenuti minorenni e la diffusione dei dati forniti dall'Osservatorio internazionale delle prigioni sull'aumento dei suicidi nelle carceri francesi nel primo semestre 2007 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
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