Lunedì 8 giugno 2026
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La Corte di Giustizia UE dà il via libera alla coltivazione indoor della canapa, l'Italia è indietro

U.E.
Notizia ·
Secondo la Corte di giustizia dell’UE, gli stati membri non possono vietare la coltivazione di canapa  in sistemi idroponici indoor . L’unica limitazione è il rispetto della salute pubblica , ovvero il rispetto del limite legale di THC non superiore allo 0,2 per cento.

La CJUE ha preso una posizione chiara sulla coltivazione indoor. La sentenza deriva da un rinvio preliminare della Corte d'appello rumena di Alba Iulia, in merito al rifiuto di autorizzazione per la coltivazione di canapa ricevuta dall'azienda agricola Biohemp Concept. A Biohemp non era stato concesso il permesso di coltivare su una parte del suo terreno con un edificio "per scopi agro-zootecnici". La corte rumena ha ritenuto che l'autorizzazione per la "coltivazione di piante contenenti sostanze stupefacenti e psicotrope destinate all'uso industriale e alimentare, nel campo medico, scientifico o tecnico" dovrebbe essere limitata ai terreni agricoli stricto sensu .

La  Corte d'appello  ha rinviato la questione  alla CGUE  per chiarire se la normativa europea fosse compatibile con  l'autorizzazione  della coltivazione anche  per i sistemi idroponici indoor  o se vi fossero ulteriori limitazioni.

La Corte ha chiaramente affermato che, purché non si superi il limite stabilito per la tutela della salute pubblica, è possibile la coltivazione indoor (autorizzata) , considerando che la canapa rientra tra i prodotti inclusi nella PAC . Infatti, la canapa rientra tra i prodotti che, secondo il  Regolamento europeo , costituiscono l'OCM, un'organizzazione comune di mercato, per la quale sono stabiliti criteri comuni per poter importare nell'Unione canapa e semi di canapa (per usi diversi dalla piantagione) in relazione al contenuto di THC. In sostanza, canapa e derivati ??(esclusi i tessili) sono regolamentati proprio a livello commerciale, e anche la tecnica idroponica giova alla PAC.

Secondo le conclusioni della Corte, la coltivazione idroponica  aumenta la produttività agricola , sviluppa il progresso tecnico e garantisce un migliore utilizzo degli input. Inoltre, garantisce la sicurezza dell'approvvigionamento, poiché non è soggetta a intemperie dirette,  e prezzi ragionevoli per il consumatore. Non consentire ai coltivatori di canapa di beneficiare della PAC con questa tecnica innovativa causerebbe un danno economico significativo (tenendo conto che i criteri per ricevere finanziamenti sono rigorosi e ben definiti a livello europeo per evitare coltivazioni illecite ). 
L’unica limitazione possibile e prevista dalla sentenza è  l’evidenza empirica di rischi per la salute pubblica , che prevale sugli obiettivi europei connessi alla PAC. Occorre valutare “se le analisi scientifiche […] dimostrino che sussistono incertezze circa l’esistenza di un rischio aumentato di superamento del limite di contenuto di THC (rispetto a quello consentito, ndr)” relativamente a questo tipo di coltivazione. In caso contrario, il legislatore europeo non prevede divieti , bilanciando gli obiettivi della PAC e dei suoi prodotti con la tutela della salute pubblica dei cittadini.
“Questa sentenza rafforza la necessità di basare le politiche nazionali sui dati scientifici e sul rispetto delle normative europee”, afferma Mattia Cusani , presidente dell’Associazione Nazionale Canapa Sativa Italia. “Invitiamo il Governo italiano a riconsiderare le misure proposte dall’articolo 18 per evitare di danneggiare un settore strategico per l’economia nazionale”. In Italia, dopo lo stop alla cannabis light  sancito dal ddl sicurezza del governo Meloni, si sono levate molte voci a tutela di una filiera agricola, che impiega circa 15mila persone e genera un fatturato annuo di 500 milioni di euro . Il Governo, da parte sua, ha difeso l’emendamento “cannabis”, sostenendo che la limitazione serve a impedire il commercio illegale di “infiorescenze e loro derivati, acquistati per uso ricreativo”.

Il divieto italiano di vendita di infiorescenze è ora in contrasto con un'UE più progressista e le associazioni della filiera chiedono al governo italiano di riconsiderare l'articolo 18, favorendo una regolamentazione basata su prove scientifiche e sviluppo sostenibile del settore. D'ora in poi, non sarà possibile limitare arbitrariamente il commercio e la coltivazione di canapa L. sativa, ma solo se  ci sono rischi per la salute pubblica .

(Noemi Morucci su Eunews del 07/10/2024)


 
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