Corteo anti-aborto a Washington, invitato anche Obama
Ha preso avvio ieri sera a Washington una due-giorni di manifestazioni che culmineranno con la 'March for life 2009', la tradizionale grande marcia per la vita e contro l'aborto che si tiene ogni anno il 22 di gennaio a memoria della controversa sentenza della Corte Suprema Usa 'Roe vs Wade' che, nel 1973, ha di fatto liberalizzato l'interruzione di gravidanza Oltreatlantico. Il neopresidente Barack Obama è stato invitato.
I 'pro-lifers' giungono questa sera a Washington, dove si sono appena spenti i riflettori dell'insediamento di Obama alla Casa Bianca. Domani, la marcia è preceduta dalla messa presieduta dal cardinale Justin Francis Rigali, arcivescovo di Philadelphia e presidente della Commissione per le Attività pro vita della Conferenza dei vescovi cattolici Usa. Dalle due alle cinque del pomeriggio (orario locale) si svolgerà poi la trentaseiesima 'marcia per la vita'. A seguire, la preghiera del Rosario nazionale per la vita e un ulteriore momento di preghiera secondo il rito bizantino. La veglia si conclude il mattino successivo con la messa presieduta dal vescovo di Arlington, Paul Stephen Loverde, nella basilica dell'Immacolata Concezione.
Gli organizzatori della marcia hanno inviato una lettera al presidente Obama, invitandolo a partecipare (http://www.marchforlife.org/): "Perch,? - scrive Nellie J. Gray, presidente dell'organizzazione che cura la marcia - Perch, gli americani hanno bisogno della sua forte guida come presidente di tutti per fermare l'uccisione volontaria ogni giorno di circa 3.000 esseri umani, bambini e bambine, e le violenze esercitate sulla mente, sul cuore e sul corpo delle donne in gravidanza.
Questo male continua, in quanto funzionari pubblici e anche semplici cittadini sono indifferenti all'errore gravissimo della Roe vs Wade e alla necessità di rovesciare quella sentenza illecita. Signor Obama - scrivono i prolifers nella lettera inviata prima dell'insediamento del nuovo presidente - sentiamo parlare di genocidio in terre lontane, e l'America è chiamata a contribuire a fermare quel male. Certamente l'America vuole contribuire a fermare il genocidio. Fuori e dentro i suoi confini".
Il tema dell'aborto è molto delicato per la presidenza Obama. La preoccupazione di vari ambienti religiosi è causata dalla prospettiva che il nuovo Congresso approvi il 'Freedom of Choice Act', un progetto che liberalizzerebbe ulteriormente il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza. Da parte cattolica, in occasione dell'insediamento di Barack Obama, il cardinale Francis George, presidente della Conferenza episcopale, ha inviato una lettera al presidente, nel quale si puntualizzano quali sono le materie che sono piú a cuore alla Chiesa cattolica degli Stati Uniti, temi sui quali i vescovi si sono detti pronti a fornire la massima collaborazione alla nuova amministrazione. Fra questi punti - tra i quali figurano anche la riforma dell'immigrazione, gli interventi anticrisi specialmente a tutela delle famiglie e dei poveri, il disimpegno dall'Iraq e la pace in Medio Oriente - c'è il tema della difesa della vita. "Difendiamo con forza il diritto fondamentale alla vita dal concepimento alla morte naturale", scrivono nella lettera, e "incoraggeremo ognuno a cercare un terreno comune che possa ridurre il numero degli aborti attraverso strumenti che possano moralmente affermare la dignità della donna in gravidanza e del bambino non ancora nato".
Ma "ci opporremo - scrivono ancora - a misure legislative o di altro genere che estendano l'aborto".
I 'pro-lifers' giungono questa sera a Washington, dove si sono appena spenti i riflettori dell'insediamento di Obama alla Casa Bianca. Domani, la marcia è preceduta dalla messa presieduta dal cardinale Justin Francis Rigali, arcivescovo di Philadelphia e presidente della Commissione per le Attività pro vita della Conferenza dei vescovi cattolici Usa. Dalle due alle cinque del pomeriggio (orario locale) si svolgerà poi la trentaseiesima 'marcia per la vita'. A seguire, la preghiera del Rosario nazionale per la vita e un ulteriore momento di preghiera secondo il rito bizantino. La veglia si conclude il mattino successivo con la messa presieduta dal vescovo di Arlington, Paul Stephen Loverde, nella basilica dell'Immacolata Concezione.
Gli organizzatori della marcia hanno inviato una lettera al presidente Obama, invitandolo a partecipare (http://www.marchforlife.org/): "Perch,? - scrive Nellie J. Gray, presidente dell'organizzazione che cura la marcia - Perch, gli americani hanno bisogno della sua forte guida come presidente di tutti per fermare l'uccisione volontaria ogni giorno di circa 3.000 esseri umani, bambini e bambine, e le violenze esercitate sulla mente, sul cuore e sul corpo delle donne in gravidanza.
Questo male continua, in quanto funzionari pubblici e anche semplici cittadini sono indifferenti all'errore gravissimo della Roe vs Wade e alla necessità di rovesciare quella sentenza illecita. Signor Obama - scrivono i prolifers nella lettera inviata prima dell'insediamento del nuovo presidente - sentiamo parlare di genocidio in terre lontane, e l'America è chiamata a contribuire a fermare quel male. Certamente l'America vuole contribuire a fermare il genocidio. Fuori e dentro i suoi confini".
Il tema dell'aborto è molto delicato per la presidenza Obama. La preoccupazione di vari ambienti religiosi è causata dalla prospettiva che il nuovo Congresso approvi il 'Freedom of Choice Act', un progetto che liberalizzerebbe ulteriormente il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza. Da parte cattolica, in occasione dell'insediamento di Barack Obama, il cardinale Francis George, presidente della Conferenza episcopale, ha inviato una lettera al presidente, nel quale si puntualizzano quali sono le materie che sono piú a cuore alla Chiesa cattolica degli Stati Uniti, temi sui quali i vescovi si sono detti pronti a fornire la massima collaborazione alla nuova amministrazione. Fra questi punti - tra i quali figurano anche la riforma dell'immigrazione, gli interventi anticrisi specialmente a tutela delle famiglie e dei poveri, il disimpegno dall'Iraq e la pace in Medio Oriente - c'è il tema della difesa della vita. "Difendiamo con forza il diritto fondamentale alla vita dal concepimento alla morte naturale", scrivono nella lettera, e "incoraggeremo ognuno a cercare un terreno comune che possa ridurre il numero degli aborti attraverso strumenti che possano moralmente affermare la dignità della donna in gravidanza e del bambino non ancora nato".
Ma "ci opporremo - scrivono ancora - a misure legislative o di altro genere che estendano l'aborto".
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