Costa Rica. Staminali per curare i cavalli
La Scuola di Medicina Veterinaria dell'Universita' Statale Nazionale (UNA) sta sperimentando un trattamento pionieristico per l'America Latina: l'uso di cellule staminali per trattare certe lesioni nei cavalli. Non vengono impiegate cellule staminali embrionali, ma quelle provenienti dal tessuto adiposo dell'animale, che danno ottime prospettive per rimediare alla tendinite o a una lesione del tendine. Il responsabile delle ricerca, lo studente Roberto Estrada, dice che sono guai ricorrenti nei cavalli da tiro, ma anche da equitazione, da polo e cosi' via. "Le lesioni dei tessuti molli sono frequenti, e il tasso di ricaduta supera il 50%, soprattutto perche' la capacita' di rigenerazione dei legamenti e dei tendini e' molto bassa". Studi realizzati in Inghilterra dimostrano che su cento cavalli che corrono dall'eta' di due anni, solo dieci continuano a farlo anche a quattro, e che in due anni di vita sportiva si perde il 90% degli equini, essenzialmente per questo motivo. Di qui l'importanza della sperimentazione di Estrada, che vorrebbe fare del Costa Rica il primo Paese latinoamericano in grado d'applicare questi tipo d'impianto. A suo dire, e' anche uno dei pochi rimedi capaci di far ottenere un recupero completo del cavallo, per fare in modo che torni a competere e a correre.
Il procedimento e' semplice: si prelevano le cellule dal grasso equino e si sottopongono al protocollo di coltivazione ed isolamento; una volta raggiunto l'obiettivo, le cellule vengono iniettate nel tessuto lesionato con la guida di ultrasuoni. La riabilitazione dura da sei a otto mesi, anziche' un anno, minimo, necessario nelle terapie tradizionali. Che, oltre tutto, sono soggette a un'alta percentuale di recidivita'. Per ora, gli esperimenti promettono bene.
Il procedimento e' semplice: si prelevano le cellule dal grasso equino e si sottopongono al protocollo di coltivazione ed isolamento; una volta raggiunto l'obiettivo, le cellule vengono iniettate nel tessuto lesionato con la guida di ultrasuoni. La riabilitazione dura da sei a otto mesi, anziche' un anno, minimo, necessario nelle terapie tradizionali. Che, oltre tutto, sono soggette a un'alta percentuale di recidivita'. Per ora, gli esperimenti promettono bene.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti