Creare strutture per pusher ai domiciliari. Pm Torino
Creare delle strutture "semiaperte ma in ogni caso controllabili" in cui sistemare agli arresti domiciliari i piccoli spacciatori. E' una delle soluzioni proposte dal procuratore aggiunto Paolo Borgna, coordinatore del pool sicurezza urbana della Procura di Torino, per risolvere gli inconvenienti causati dalla cosiddetta legge "svuotacarceri" dello scorso maggio, che non permette la custodia cautelare in carcere per i pusher arrestati in flagranza con lievi quantità di sostanze stupefacenti. "La riforma - osserva il magistrato - era necessaria, vista anche la super multa che l'Europa minacciava di infliggere all'Italia, per il sovraffollamento delle carceri. Ma con questa formula il piccolo spaccio di strada non può avere, penalmente, alcuna risposta immediata. E il fenomeno può destare reazioni devastanti soprattutto nei quartieri popolari della città, dove lo spaccio, al di là del giudizio che si vuole dare sulla pericolosità del fatto in sé, è avvertito come fattore di insicurezza, come il sintomo di uno Stato che abbandona il cittadino e il territorio". Borgna è del parere che, nell' allestire queste nuove strutture, si potrebbe chiedere la collaborazione di privati e associazioni. Un'altra proposta è una modifica alla norma che consenta ai giudici di applicare la custodia cautelare anche nei casi di lieve entità. In ogni caso, la Procura è orientata, nei casi di fermo in flagranza dei pusher, a seguire una linea già tracciata dalla Cassazione: lo spaccio non è un fatto di "lieve entità quando è abituale e ripetuto nel tempo".ADUC è indipendente
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