Cresce il numero di aziende non americane citate in giudizio negli Usa
Cresce, nel 2004, il numero delle societa' internazionali oggetto di azioni collettive da parte degli azionisti statunitensi. A sostenerlo e' una ricerca condotta dalla PriceWaterHouseCoopers e ripresa dall'edizione americana del Financial Times.
Secondo quanto emerso dallo studio della societa' di consulenza, nell'attuale esercizio fiscale le class-action presentate dagli investitori americani hanno gia' toccato quota 21 ad un passo dal record di 23 raggiunto nel 2002 e destinato ad essere superato prima della fine dell'anno. A determinare l'incremento delle azioni legali indirizzate verso societa' quotate d' Oltreoceano -lo scorso anno erano state 15- l'inasprimento delle norme sulla contabilita' imposte dalla legge anti mele marce Sarbanes-Oxley. Questa -viene osservato da PricewaterHouseCoopers- ha costretto le aziende ad incrementare le spese per controlli esterni indipendenti e i loro amministratori delegati e direttori finanziari ad assumersi responsabilita' in prima persona (controfirmando i bilanci) per le eventuali irregolarita' emerse nei conti.
Non penso -osserva Grace Lamont, estensore della ricerca- che vi sia una particolare ostilita' nei confronti delle aziende europee o non americane: quello che e' cambiato e' il contesto legislativo. Non a caso -sull' onda della Sarbanes-Oxley varata per reprimere frodi e abusi- il 65% delle azioni collettive aperte nei confronti di aziende straniere quotate in Usa riguarda problemi di natura contabile.
Tra i casi piu' rilevanti oggetto di 'class action', spiccano quelli dell'italiana Parmalat, della compagnia petrolifera anglo-olandese Royal Dutch Shell, del colosso canadese delle tlc Nortel Networks e della fornitrice di lavoro temporaneo Adecco.
Secondo quanto emerso dallo studio della societa' di consulenza, nell'attuale esercizio fiscale le class-action presentate dagli investitori americani hanno gia' toccato quota 21 ad un passo dal record di 23 raggiunto nel 2002 e destinato ad essere superato prima della fine dell'anno. A determinare l'incremento delle azioni legali indirizzate verso societa' quotate d' Oltreoceano -lo scorso anno erano state 15- l'inasprimento delle norme sulla contabilita' imposte dalla legge anti mele marce Sarbanes-Oxley. Questa -viene osservato da PricewaterHouseCoopers- ha costretto le aziende ad incrementare le spese per controlli esterni indipendenti e i loro amministratori delegati e direttori finanziari ad assumersi responsabilita' in prima persona (controfirmando i bilanci) per le eventuali irregolarita' emerse nei conti.
Non penso -osserva Grace Lamont, estensore della ricerca- che vi sia una particolare ostilita' nei confronti delle aziende europee o non americane: quello che e' cambiato e' il contesto legislativo. Non a caso -sull' onda della Sarbanes-Oxley varata per reprimere frodi e abusi- il 65% delle azioni collettive aperte nei confronti di aziende straniere quotate in Usa riguarda problemi di natura contabile.
Tra i casi piu' rilevanti oggetto di 'class action', spiccano quelli dell'italiana Parmalat, della compagnia petrolifera anglo-olandese Royal Dutch Shell, del colosso canadese delle tlc Nortel Networks e della fornitrice di lavoro temporaneo Adecco.
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