Criminalita' organizzata e narcotraffico in America Latina. Confronto Guatemala/Colombia
L'intreccio tra criminalita' organizzata e narcotraffico e le ricadute sulla sicurezza in America centrale. E' il tema di cui hanno parlato venerdi' mattina a Roma - in un Forum organizzato all'hotel Giustiniano dalla "Fundación Promoción Social de la Cultura", dalla agenzia di comunicazione Prestomedia e dall'osservatorio Mediatrends - gli ambasciatori del Guatemala a Roma Alfredo Trinidad Velasquez e della Colombia presso la Santa Sede Mauricio Velasquez. La droga, motore e benzina delle dinamiche criminali, corre per il continente lasciando una scia di insicurezza di cui la regione centroamericana soffre in maniera particolare. Innanzitutto per la collocazione geografica: e' "a meta'" tra l'offerta sudamericana e la sempre alta domanda statunitense, ma e' anche stretta, ha spiegato Trinidad Velazquez, tra Messico e Colombia, due paesi che hanno inasprito la lotta alla droga provocando un esodo di produttori e trafficanti nelle zone limitrofe. Il tutto con "lo svantaggio per molti paesi della regione, di essere usciti da poco dalle guerre interne", e con istituzioni e forze di sicurezza che spesso devono ricostruire la loro presenza sul territorio. In questo senso, ha sottolineato l'ambasciatore guatemalteco, e' molto apprezzato il contributo che l'Italia ha dato - attraverso la Conferenza su giustizia e sicurezza - sul tema della lotta alla criminalita' organizzata. Anche grazie agli "insegnamenti" italiani, il paese ha istituito ad esempio il Consiglio nazionale della difesa, "strumento per far lavorare tutti gli operatori della sicurezza in modo coordinato".
Ed e' proprio sulla presenza dello Stato e della legalita' in tutto il paese che la Colombia ha centrato parte della sua strategia. Non solo riportando le forze dell'ordine nei territori un tempo ostaggio della criminalita' ma anche "bonificando lo strumento che combatte il narcotraffico - ha ricordato Mauricio Velasquez -. In Colombia ci sono 400mila persone impegnate nella lotta. E se qualcuno non fa bene il suo mestiere, lo Stato deve avere la capacita' di allontanarlo e processarlo", pena un calo di fiducia dei cittadini verso le istituzioni.
Il rappresentante colombiano scarta poi con decisione la pista della legalizzazione delle droghe, che a piu' riprese torna nel dibattito, anche a livello delle Nazioni Unite. "Nessuno ha la certezza che la legalizzazione riduca la criminalita'" ha detto Velasquez respingendo ogni parallelismo con l'esperienza proibizionista sull'alcool nell'America di inizio del secolo scorso. La criminalita' legata alle droghe "ha tutt'altro spessore e presenza nefasta nella societa'" e legalizzare "sarebbe una sconfitta mondiale nella lotta contro la droga e il terrorismo".
Ed e' proprio sulla presenza dello Stato e della legalita' in tutto il paese che la Colombia ha centrato parte della sua strategia. Non solo riportando le forze dell'ordine nei territori un tempo ostaggio della criminalita' ma anche "bonificando lo strumento che combatte il narcotraffico - ha ricordato Mauricio Velasquez -. In Colombia ci sono 400mila persone impegnate nella lotta. E se qualcuno non fa bene il suo mestiere, lo Stato deve avere la capacita' di allontanarlo e processarlo", pena un calo di fiducia dei cittadini verso le istituzioni.
Il rappresentante colombiano scarta poi con decisione la pista della legalizzazione delle droghe, che a piu' riprese torna nel dibattito, anche a livello delle Nazioni Unite. "Nessuno ha la certezza che la legalizzazione riduca la criminalita'" ha detto Velasquez respingendo ogni parallelismo con l'esperienza proibizionista sull'alcool nell'America di inizio del secolo scorso. La criminalita' legata alle droghe "ha tutt'altro spessore e presenza nefasta nella societa'" e legalizzare "sarebbe una sconfitta mondiale nella lotta contro la droga e il terrorismo".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti