Con la crisi i divorziati chiedono di pagare meno alimenti ai figli
Nel primo semestre, le richieste al giudice di una riduzione degli alimenti avanzate dai divorziati che hanno perso il lavoro sono aumentate del 30%, secondo gli esperti di diritto di famiglia e i magistrati. Non è impresa facile né d'immediata soluzione; di solito ci vogliono almeno sette mesi se ci si rivolge a un tribunale specializzato, che però esiste solo nei capoluoghi e in alcune città; nei tribunali ordinari i giudici tardano come minimo un anno per lo stato di saturazione in cui operano. Quando la sentenza è pronunciata non ha effetto retroattivo, per cui gli interessati -quasi sempre uomini- nel frattempo devono continuare a pagare la cifra stabilita al momento del divorzio. Se il richiedente è uno stipendiato l'iter è più semplice, ma se è un lavoratore autonomo il processo dura a lungo. Il limite della riduzione, decisa dal giudice, rientra nella cosiddetta pensione minima di sussistenza, ossia tra 150 e 180 euro al mese per le necessità vitali del minore. Tra i due interessi a confronto, deve sempre prevalere quello del figlio.
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