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 ITALIA - ITALIA - Crisi fentanyl in arrivo in Italia? Convegno di Villa Maraini
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Notizia 
20 ottobre 2019 16:45
 
Quando negli anni Settanta nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco, e cioè che l'Italia sarebbe stata inondata di droga e che più di una generazione si sarebbe ritrovata decimata da una guerra senza dichiarazioni, loro, a Villa Maraini si erano già attrezzati. E oggi che l'Italia ancora non sa cosa sta per succedere, proprio Villa Maraini sta proponendo dei protocolli per la lotta a quella piaga che non si rimargina mai. Una piaga che negli Stati Uniti sta diventando insanabile con 72 mila morti all'anno negli ultimi tre anni (le armi, il grande problema di cui tutti discettano, di morti ogni anno ne fa, per dire, 36 mila). Soprattutto a causa della cosiddetta eroina sintetica, il fentanyl, che viene prescritta dai medici e di cui si abusa in maniera indiscriminata data anche la facilità con cui la si può procurare. «Il fentanyl è un analgesico narcotico, parente stretto dei derivati dell'oppio. I fentanili possono essere dalle 100 alle 500 volte più potenti dell'eroina e questo dà la misura del rischio crescente di overdose da fentanyl», come ha detto il fondatore di Villa Maraini, Massimo Barra. Un esempio per tutti, i due fratelli belgi trovati morti all'inizio di ottobre in un hotel di Firenze. Una droga che in America causa circa 60mila vittime l'anno. Una droga che sta sbarcando prepotentemente anche in Italia e che proprio a Roma ha fatto le sue prime vittime.
Ieri a Villa Maraini si è tenuto un convegno, The Rome Consensus 2.0 for a humanitaria drug policy, che ha visto la partecipazione di esperti delle Nazioni Unite (Unodc), dagli Usa (C4-Recovery e Ptacc) ed inglesi (Icaad), con la cooperazione di esponenti del Movimento di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Il tossicomane oggi subisce una politica repressiva che lo incarcera, lo punisce, spesso lo fa morire. L'obiettivo
è quello di «modificare l'attitudine dei governi rispetto alla catastrofe umanitaria mondiale della droga».
Per esempio con la "pre-arrest deflection", una pratica che consente alle forze dell'ordine di indirizzare il tossicodipendente invece che in carcere verso strutture di cura, come sta accadendo in America. Secondo i dati, negli Stati Uniti si è rivelato un potente mezzo di prevenzione della violenza (della polizia contro i drogati), ma anche un modo per impedire i decessi. Gli agenti sono formati per intervenire in caso di overdose con il Naloxone, salvando vite in strada. Minore anche il costo per lo Stato grazie allo svuotamento delle carceri: in Italia ad esempio, secondo i dati del Ministero dell'Interno, il 34% dei detenuti è in cella per reati legati alle sostanze, esclusi i grandi narcotrafficanti.
Un'azione umanitaria, dunque, che ora necessita del supporto del governo. Per evitare che la strage ora in atto per le strade americane arrivi fino qui.
(articolo di di Rory Cappelli, pubblicato sul quotidiano La Repubblica, edizione di Roma,del 19/10/2019)
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