Sabato 6 giugno 2026
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Cucchi, Giovanardi si difende dalle accuse: è colpa di chi sostiene il diritto a non mangiare

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per la lotta alla droga, Carlo Giovanardi, cerca di rimediare alle parole dette sul conto di Stefano Cucchi, la cui morte dipenderebbe da droga e anoressia. Ma anche le sue dichiarazioni odierne rischiano di sollevare altre polemiche.  'Sulla morte di Stefano Cucchi ho scritto e ripetuto nei giorni scorsi una cosa che evidentemente ha dato fastidio e cioe' come e' possibile che una persona che entra in carcere sulle sue gambe, ma fortemente debilitata, non viene curata'. Lo ha detto Giovanardi, a Radio Citta' Futura.
Rispondendo alle critiche piovutegli addosso dopo le dichiarazioni di ieri, Giovanardi ha detto che 'purtroppo e' stata estrapolata da un lungo dibattito con l'ex ministro Ferrero solamente una parte del mio ragionamento e omesso tutto il resto. Evidentemente - ha concluso - in Parlamento c'e' qualcuno che e' sostenitore del fatto che se uno non vuole mangiare, non vuole bere e non vuole curarsi bisogna lasciarlo morire'.

'In seguito ai miei commenti alle sue dichiarazioni, ho ricevuto una telefonata dal sottosegretario Carlo Giovanardi. Abbiamo avuto un lungo colloquio molto cordiale nel quale mi ha spiegato il contesto delle sue dichiarazioni'. E' quanto ha affermato Ilaria, sorella di Stefano Cucchi, il giovane arrestato dai carabinieri per droga e morto una settimana dopo all'ospedale Pertini di Roma, ascoltata nel pomeriggio in Senato dalla commissione sull'efficacia e l'efficienza del Sistema sanitario.
'Io lo ringrazio - ha aggiunto - ma continuo a trovare quelle dichiarazioni relative allo stato di salute e la personalita' di mio fratello, che tra l'altro lui non poteva neanche sapere, assolutamente menzognere su alcune cose, e comunque irrilevanti rispetto a quanto accaduto dopo.
Assolutamente non era sieropositivo e non era, a quanto ritengo, anoressico. E' ovvio - ha concluso Ilaria Cucchi - che Stefano avesse problemi di droga. In questo Giovanardi ha ragione e noi non lo neghiamo, ma comunque mio fratello non e' morto di droga'.

'Condivido molte delle affermazioni di Carlo Giovanardi'. Lo ha detto l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, ai microfoni di Radio Citta' Futura.
'Cio' che mi preme precisare - ha spiegato Anselmo - e' che nelle cartelle cliniche emerge come Stefano abbia rifiutato cibo e acqua perche' voleva parlare con il suo avvocato e con una volontaria di una comunita' terapeutica dove voleva rientrare, oltre che con suo cognato. Che fosse un tossicodipendente con grossi problemi di droga come ha detto Giovanardi e' vero - ha aggiunto Anselmo - ma e' evidente come i molteplici traumi alla colonna vertebrale abbiano debilitato il fisico fino al decesso di Stefano. Credo che la configurabilita' dell'omicidio preterintenzionale e' fuori discussione'.

"Non diciamo sciocchezze. Il commento del Ministro Giovanardi sulla morte di Stefano Cucchi, attribuita al fatto che fosse anoressico, e' vergognoso". Cosi' si esprime Fabiola de Clercq, presidente dell'Aba (Associazione per la cura di bulimia e anoressia, obesita' psicogena e nuovi malesseri) dopo le dichiarazioni del sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Famiglia, Droga e Servizio civile, su Stefano Cucchi, il geometra romano morto dopo un periodo di custodia cautelare il 22 ottobre scorso. "L'anoressia e' un'altra cosa, la debilitazione cui porta ha un decorso lento - continua de Clercq - si accumula nel tempo. Non si perdono sette chili in quattro giorni, e non si muore con tutte quelle ecchimosi, come e' avvenuto per Cucchi". La dottoressa non esclude comunque che il ragazzo potesse soffrire di disturbi alimentari, o che la sua magrezza fosse dovuta all'assunzione di droga. De Clercq rileva d'altronde come spesso l'anoressia si correli alla dipendenza da sostanze stupefacenti, soprattutto nella popolazione femminile, ma non solo. "Ormai il 60 per cento di chi soffre di disturbi alimentari fa uso di droga - dichiara - questo nasce dal comportamento di ragazze e ragazzi che escogitano sempre nuovi metodi per perdere peso. Sempre piu' spesso, ad esempio, vanno in discoteca assumendo cocktail di droghe per stare svegli piu' a lungo e bruciare piu' calorie in una sola notte. In questo modo possono arrivare a bruciare anche 2-300 calorie per dieci ore di ballo".

"Il sottosegretario Carlo Giovanardi, anziche' lanciarsi in diagnosi di morte inaccettabili e assolutamente improprie, farebbe bene ad occuparsi di come siano realmente assistite le migliaia di cittadini tossicodipendenti nelle carceri, di cui molti in attesa di giudizio come lo era Stefano Cucchi". Lo afferma Rosaria Iardino, presidente del Network Persone Sieropositive.
"Il fatto che Stefano Cucchi fosse un tossicodipendente - sottolinea in una nota - nulla toglie all'assurdita' della sua morte avvenuta nell'arco dei pochi giorni entro i quali e' stato 'ospite' dell'amministrazione giudiziaria. Al contrario, il fatto di essere un soggetto dipendente dalla droga avrebbe dovuto far scattare specifiche forme di tutela e salvaguardia della sua salute da parte delle diverse autorita' pubbliche con le quali egli e' venuto a contatto in quei giorni".
"La morte di Cucchi, quindi, al di la' del dramma e delle responsabilita' specifiche che mi auguro siano al piu' presto accertate, ripropone in tutta evidenza le carenze della sanita' penitenziaria italiana. Un problema per il quale resta ancora di fatto lettera morta l'intesa Stato Regioni del 21 marzo 2008, con il quale era stata stabilita l'equiparazione sotto il profilo della tutela del diritto alla salute tra i cittadini in stato di detenzione e tutti gli altri utenti del Ssn. L'obiettivo era quello di una piu' efficace assistenza sanitaria, migliorando la qualita' delle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione negli istituti penitenziari. Di tutto questo - sostiene - non se ne parla piu' e a quanto risulta solo in pochissime realta' quell'accordo e' diventato realmente operativo".

'Le affermazioni di Carlo Giovanardi sulla morte del giovane Stefano Cucchi sono gravissime, dal punto di vista etico ma anche nel merito dei fatti'. E' quanto afferma Lucio Babolin, presidente del Coordinamento Nazionale Comunita' di Accoglienza (Cnca), sottolineando che 'in primo luogo il sottosegretario entra a gamba tesa in una discussione tuttora aperta: quella relativa alle cause della morte di questo sventurato ragazzo.
Quando gli stessi esponenti del suo Governo si sono limitati a chiedere un accertamento dei fatti. Perche' non tace?'
'Quando poi Giovanardi afferma che Cucchi e' morto per colpa della sua anoressia, della tossicodipendenza, del suo corpo fragile - aggiunge Babolin - non puo' che intendere una di queste due cose: o che Cucchi non ha subito alcuna violenza, e le prove contro questa ipotesi si fanno ogni giorno piu' forti e numerose, oppure che, se anche avesse subito atti violenti, e' il suo corpo debilitato che non gli ha permesso di sopportarle. E questo sarebbe ancora piu' grave, perche' manifesterebbe una tolleranza inaccettabile verso la violenza contro i detenuti'.
'Il povero Stefano e' diventato una 'larva', uno 'zombie', per usare le parole di Giovanardi, non per colpa della 'droga' - prosegue il presidente del Cnca - ma perche', probabilmente, qualcuno lo ha pestato e qualcun altro non lo ha assistito come avrebbe dovuto.
Ancora una volta l'ideologia in materia di droghe finisce per dare vere e proprie allucinazioni al nostro sottosegretario. A questo punto, occorre chiedersi se l'approccio e la stessa disposizione d'animo manifestati da Giovanardi con queste sue dichiarazioni - conclude Babolin - siano compatibili con il suo ruolo di guida della politica sulle droghe nel nostro paese'.

Dichiarazione di Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e di Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato Nazionale Radicali Italiani): Dopo le incredibili dichiarazioni del sottosegretario Carlo Giovanardi sulla morte di Stefano Cucchi, abbiamo atteso una sua ritrattazione, una sua correzione di rotta, un suo ripensamento. Errare è umano. E’ venuta, invece, la sua decisa conferma di quanto detto. Conferma tanto più vergognosa quanto più, giorno per giorno, pezzo per pezzo, vengono fuori le tessere del mosaico, viene fuori, in sostanza, che Cucchi fu ucciso non “perché drogato, anoressico e sieropositivo”, come sostenuto da Giovanardi, ma perché fu selvaggiamente picchiato nelle “camere di sicurezza” (sic) del tribunale di Roma.
Pochi lo ricordano ma esiste un precedente illuminante: il 3 luglio 2002, Claudio Scajola rassegnò le dimissioni da ministro dell’Interno del secondo governo Berlusconi per le polemiche suscitate da questa sua frase - pronunciata tre giorni prima davanti ad alcuni giornalisti - riferita al Prof. Marco Biagi, ucciso quattro mesi prima dalle Brigate Rosse: “Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza.”.
Le dichiarazioni di Scajola e di Giovanardi non sono sovrapponibili ma entrambe sono sicuramente diffamatorie rispetto a persone decedute tragicamente, non più in grado neppure di replicare.
Claudio Scajola ebbe il coraggio di assumersi tutta la responsabilità delle sue parole e si dimise a tambur battente. Giovanardi segua il suo esempio. Se non lo farà, come prevedibile, il presidente del Consiglio deve intervenire e ritirargli le deleghe alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile.
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