Cure miste per il reinserimento di tossicodipendenti. Convegno
Un percorso di cura misto tra Servizi per le Tossicodipendenze (SerT), medici di famiglia e farmacie per accelerare il reinserimento sociale dei pazienti con dipendenza.
La proposta e' stata lanciata da FederSerD (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze), Sitd (Societa' Italiana Tossicodipendenze), Simg (Societa' Italiana di Medicina Generale) e Federfarma (Federazione nazionale unitaria titolari di Farmacia) in occasione del Convegno dal titolo "Possibili percorsi e scenari di cura nell'ambito delle dipendenze", che si e' svolto martedi' scorso a Palazzo Giustiniani.
Secondo la proposta presentata, i pazienti in grado di essere stabilizzati e in fase di mantenimento, potrebbero essere affidati alle cure dei medici di medicina generale e potrebbero ritirare i farmaci di cui hanno bisogno direttamente presso le farmacie aperte al pubblico, esattamente come tutti i pazienti affetti da altre patologie. Tutto cio' per favorire un piu' rapido reinserimento sociale e per rendere piu' efficiente il sistema dei SerT, attualmente oberati da una moltitudine indistinta di pazienti. Questo consentirebbe, tra l'altro, una notevole crescita degli standard di terapia a favore dei pazienti affetti da addiction severe, che naturalmente continuerebbero a seguire presso i SerT il proprio percorso di cura.
L'esigenza di integrare - secondo la proposta lanciata da FederSerD, Sitd, Simg e Federfarma - i percorsi di cura offerti dai SerT con un modello capillare, piu' diffuso sul territorio, nasce dal radicale mutamento, avvenuto negli ultimi vent'anni, della situazione sociosanitaria che nel 1990 suggeri' di istituire questi centri. Si sono moltiplicate le forme di addiction, e' mutato l'identikit dei pazienti affetti da dipendenza da eroina - con il 51% di essi che ha un lavoro a tempo pieno, un lavoro part-time o e' studente, il 44% che e' laureato o diplomato e il 26% che ha almeno un figlio - e la richiesta di cura e recupero delle persone dipendenti da sostanze non e' stata accompagnata, negli anni, da un adeguato incremento delle risorse a disposizione delle strutture sociosanitarie dedicate. Per queste ragioni, come recita la 'Relazione Annuale al Parlamento sull'uso di sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze in Italia' del primo semestre 2012, "e' necessario provvedere a una riorganizzazione del sistema di risposta in ambito preventivo, terapeutico e riabilitativo all'interno dei Dipartimenti delle Dipendenze".
Il modello misto di gestione del paziente affetto da dipendenza da oppiacei e' suffragato, sul piano teorico, da diversi lavori pubblicati in letteratura, ma e' anche concretamente applicato da molti anni in diverse nazioni, tra le quali gli Stati Uniti, l'Australia, la Francia e la Germania.
Il modello italiano di intervento della medicina di famiglia nella cura delle dipendenze "va costruito- ha affermato Alessandro Rossi, responsabile nazionale area Dipendenze della Simg - tenendo in considerazione la cambiata epidemiologia di queste problematiche, i diversi modelli di consumo, le nuove fasce sociali coinvolte, l'emergere di nuove dipendenze senza sostanze come il gambling (ludopatia) e internet. Tenendo conto anche dei nuovi scenari organizzativi previsti dal Decreto Balduzzi, si dovranno sviluppare modelli pluridisciplinari, condivisi e integrati, di disease management dell'addiction e delle patologie e dei disturbi a essa correlati. La medicina di famiglia puo' entrare a far parte della presa in carico integrata di questi soggetti".
Anche il mondo delle farmacie si e' mostrato disponibile a partecipare allo sforzo di costruzione di una nuova rete di gestione dei pazienti con dipendenza da sostanze: "Siamo pronti a fare la nostra parte - ha detto Annarosa Racca, presidente di Federfarma -mettendo a disposizione della collettivita' la capillarita' delle farmacie e il loro collegamento in rete. Le farmacie sono un presidio del Sistema Sanitario Nazionale pronto a impegnarsi in progetti concreti di assistenza al tossicodipendente, definiti a livello locale, in sinergia con gli altri operatori, in linea con quanto sperimentato con successo in altri Paesi europei".
La proposta e' stata lanciata da FederSerD (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze), Sitd (Societa' Italiana Tossicodipendenze), Simg (Societa' Italiana di Medicina Generale) e Federfarma (Federazione nazionale unitaria titolari di Farmacia) in occasione del Convegno dal titolo "Possibili percorsi e scenari di cura nell'ambito delle dipendenze", che si e' svolto martedi' scorso a Palazzo Giustiniani.
Secondo la proposta presentata, i pazienti in grado di essere stabilizzati e in fase di mantenimento, potrebbero essere affidati alle cure dei medici di medicina generale e potrebbero ritirare i farmaci di cui hanno bisogno direttamente presso le farmacie aperte al pubblico, esattamente come tutti i pazienti affetti da altre patologie. Tutto cio' per favorire un piu' rapido reinserimento sociale e per rendere piu' efficiente il sistema dei SerT, attualmente oberati da una moltitudine indistinta di pazienti. Questo consentirebbe, tra l'altro, una notevole crescita degli standard di terapia a favore dei pazienti affetti da addiction severe, che naturalmente continuerebbero a seguire presso i SerT il proprio percorso di cura.
L'esigenza di integrare - secondo la proposta lanciata da FederSerD, Sitd, Simg e Federfarma - i percorsi di cura offerti dai SerT con un modello capillare, piu' diffuso sul territorio, nasce dal radicale mutamento, avvenuto negli ultimi vent'anni, della situazione sociosanitaria che nel 1990 suggeri' di istituire questi centri. Si sono moltiplicate le forme di addiction, e' mutato l'identikit dei pazienti affetti da dipendenza da eroina - con il 51% di essi che ha un lavoro a tempo pieno, un lavoro part-time o e' studente, il 44% che e' laureato o diplomato e il 26% che ha almeno un figlio - e la richiesta di cura e recupero delle persone dipendenti da sostanze non e' stata accompagnata, negli anni, da un adeguato incremento delle risorse a disposizione delle strutture sociosanitarie dedicate. Per queste ragioni, come recita la 'Relazione Annuale al Parlamento sull'uso di sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze in Italia' del primo semestre 2012, "e' necessario provvedere a una riorganizzazione del sistema di risposta in ambito preventivo, terapeutico e riabilitativo all'interno dei Dipartimenti delle Dipendenze".
Il modello misto di gestione del paziente affetto da dipendenza da oppiacei e' suffragato, sul piano teorico, da diversi lavori pubblicati in letteratura, ma e' anche concretamente applicato da molti anni in diverse nazioni, tra le quali gli Stati Uniti, l'Australia, la Francia e la Germania.
Il modello italiano di intervento della medicina di famiglia nella cura delle dipendenze "va costruito- ha affermato Alessandro Rossi, responsabile nazionale area Dipendenze della Simg - tenendo in considerazione la cambiata epidemiologia di queste problematiche, i diversi modelli di consumo, le nuove fasce sociali coinvolte, l'emergere di nuove dipendenze senza sostanze come il gambling (ludopatia) e internet. Tenendo conto anche dei nuovi scenari organizzativi previsti dal Decreto Balduzzi, si dovranno sviluppare modelli pluridisciplinari, condivisi e integrati, di disease management dell'addiction e delle patologie e dei disturbi a essa correlati. La medicina di famiglia puo' entrare a far parte della presa in carico integrata di questi soggetti".
Anche il mondo delle farmacie si e' mostrato disponibile a partecipare allo sforzo di costruzione di una nuova rete di gestione dei pazienti con dipendenza da sostanze: "Siamo pronti a fare la nostra parte - ha detto Annarosa Racca, presidente di Federfarma -mettendo a disposizione della collettivita' la capillarita' delle farmacie e il loro collegamento in rete. Le farmacie sono un presidio del Sistema Sanitario Nazionale pronto a impegnarsi in progetti concreti di assistenza al tossicodipendente, definiti a livello locale, in sinergia con gli altri operatori, in linea con quanto sperimentato con successo in altri Paesi europei".
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