Danimarca. La fine di Christiania, da citta' dei figli dei fiori a citta' giardino
Il Governo danese ha dichiarato guerra totale al commercio di hashish che per anni e' fiorito indisturbato a Christiania, la cittadella "libera" ai margini di Copenaghen, su cui in futuro la polizia dovra' esercitare un controllo molto piu' stretto. Il piano di "normalizzazione", che prevede anche una bonifica architettonica e urbanistica del quartiere, e' stato illustrato oggi dai ministri della Difesa Svenhd Aage Jensby, e della Giustizia Lene Espersen. I dirigenti della polizia hanno gia' risposto che il compito di sradicare il commercio di "fumo" sara' difficilmente realizzabile con le forze attuali.
Christiania sorge su un'area di circa 34 ettari di proprieta' del ministero della Difesa: fu occupata negli anni '70, e dopo anni di contenzioso con lo Stato ottenne una larga autonomia di gestione. Su questa base, e sulla tacita intesa che una certa tolleranza nei confronti dell'hashish fosse ripagata con l'assoluta intransigenza verso le droghe pesanti, si e' sviluppato un commercio fiorente di "erba". La strada centrale del quartiere, ribattezzata "Pusher-street", vede 25-30 banchetti che vendono ogni tipo di fumo, con tutti gli accessori.
Ora pero' il Governo di centro-destra ha deciso di voltare pagina, considerando anche che Christiania e' ormai al centro di una vasta area di sviluppo e di nuova urbanizzazione, con il nuovo teatro dell'Opera in costruzione poco distante. Il Governo vuole ripulire il quartiere, abbattere alcuni edifici fatiscenti, costruire nuove attrezzature ricreative, eliminare i traffici che Lene Espersen definisce "vergognosi". Nelle settimane scorse gli 888 abitanti di Christiania e i molti "simpatizzanti", hanno invaso a piu' riprese il centro della capitale, hanno protestato, e i 'pusher' hanno perfino fatto uno sciopero di tre giorni: se il commercio delle droghe leggere uscira' da Christiania, hanno dichiarato, sara' molto piu' difficile controllarlo, e inevitabilmente si mescolera' a traffici molto piu' pericolosi.
Ma le proteste sono sevite a poco, e il piano del Governo va avanti. Il ministero della Difesa e' deciso a riprendere il controllo amministrativo dell'area, anche se promette di salvaguardare le numerose attivita' avviate, i bar, i caffe', i ristoranti, e anche le gallerie d'arte, le officine, i laboratori artigianali. Una vera e propria proposta di legge e' annunciata comunque per l'anno prossimo, poi si aprira' un eventuale negoziato con i residenti.
Fra le prime reazioni politiche, quella del portavoce dei socialisti popolari, Villy Sovndal, che definisce le proposte inutilmente di scontro in una fase in cui Christiania e' disposta a collaborare. "Vi e' una totale mancanza di riconoscimento delle questioni che Christiania deve risolvere" e cioe' i problemi sociali dei tanti emarginati che nel suo territorio si sentono a proprio agio e partecipano alle attivita' che vi si svolgono. Sovndal dice di non conoscere citta' europea in cui non vi sia vendita di hashish: la chiusura di Christiania non risolvera' i problemi della capitale in questo campo.
Christiania sorge su un'area di circa 34 ettari di proprieta' del ministero della Difesa: fu occupata negli anni '70, e dopo anni di contenzioso con lo Stato ottenne una larga autonomia di gestione. Su questa base, e sulla tacita intesa che una certa tolleranza nei confronti dell'hashish fosse ripagata con l'assoluta intransigenza verso le droghe pesanti, si e' sviluppato un commercio fiorente di "erba". La strada centrale del quartiere, ribattezzata "Pusher-street", vede 25-30 banchetti che vendono ogni tipo di fumo, con tutti gli accessori.
Ora pero' il Governo di centro-destra ha deciso di voltare pagina, considerando anche che Christiania e' ormai al centro di una vasta area di sviluppo e di nuova urbanizzazione, con il nuovo teatro dell'Opera in costruzione poco distante. Il Governo vuole ripulire il quartiere, abbattere alcuni edifici fatiscenti, costruire nuove attrezzature ricreative, eliminare i traffici che Lene Espersen definisce "vergognosi". Nelle settimane scorse gli 888 abitanti di Christiania e i molti "simpatizzanti", hanno invaso a piu' riprese il centro della capitale, hanno protestato, e i 'pusher' hanno perfino fatto uno sciopero di tre giorni: se il commercio delle droghe leggere uscira' da Christiania, hanno dichiarato, sara' molto piu' difficile controllarlo, e inevitabilmente si mescolera' a traffici molto piu' pericolosi.
Ma le proteste sono sevite a poco, e il piano del Governo va avanti. Il ministero della Difesa e' deciso a riprendere il controllo amministrativo dell'area, anche se promette di salvaguardare le numerose attivita' avviate, i bar, i caffe', i ristoranti, e anche le gallerie d'arte, le officine, i laboratori artigianali. Una vera e propria proposta di legge e' annunciata comunque per l'anno prossimo, poi si aprira' un eventuale negoziato con i residenti.
Fra le prime reazioni politiche, quella del portavoce dei socialisti popolari, Villy Sovndal, che definisce le proposte inutilmente di scontro in una fase in cui Christiania e' disposta a collaborare. "Vi e' una totale mancanza di riconoscimento delle questioni che Christiania deve risolvere" e cioe' i problemi sociali dei tanti emarginati che nel suo territorio si sentono a proprio agio e partecipano alle attivita' che vi si svolgono. Sovndal dice di non conoscere citta' europea in cui non vi sia vendita di hashish: la chiusura di Christiania non risolvera' i problemi della capitale in questo campo.
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