Venerdì 5 giugno 2026
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Ddl su accanimento terapeutico e la vicenda della piccola Eleonora

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Dietro le pieghe dei respiri di una vita in stato vegetativo o delle ore di dolore estremo di una persona non ci sono solo parole come eutanasia o testamento biologico.
Ci possono essere infatti storie che potrebbero parlare di accanimento terapeutico, di un possibile immotivato eccesso di cure. Sembra questo il caso della piccola Eleonora Lunghini, una bimba di Caserta il cui calvario e morte sono ora al vaglio della magistratura. Il caso di Eleonora, con i suoi unici amarissimi sei mesi di esistenza segnata da un parto che le ha spezzato vita e salute, sei mesi trascorsi poi fra tubi, sonde e ospedali, sta ora aprendo un nuovo dibattito: quello sul confine fra terapie necessarie e terapie inutili. Un dibattito che sembra prendere le distanze anche dall'eutanasia e dal testamento biologico.

Dalla storia di Eleonora e' nato un disegno di legge "Disposizioni in materia di consenso informato, direttive anticipate di trattamento e accanimento terapeutico" mirato all'accesso di cure mediche, approdato a Palazzo Madama su iniziativa del presidente del Gruppo Misto del Senato, Nello Formisano, e assegnato alla 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' in sede referente il 12 settembre scorso. Proprio in queste ore, inoltre, a lanciare il suo j'accuse contro l'accanimento terapeutico e' stato anche il ministro della Cultura del Vaticano, monsignor Gianfranco Ravasi che, pur condannando "senza eccezioni l'eutanasia", ha sottolineato che "va combattuto anche l'accanimento terapeutico".

Del disegno di legge che si propone di regolare l'accanimento terapeutico si parlera' domani a Napoli, nel corso di un incontro promosso nella sala dello storico bar Gambrinus (ore 12) dall'Associazione 'Gli Amici di Eleonora Onlus', fondata dal papa' e dalla mamma della bimba di Caserta, Claudio Lunghini e Margherita Rocco. Ecco che cosa hanno raccontato e anticipato all'ADNKRONOS Lunghini e il docente di diritto penale Elio Palombi che ha elaborato le proposte contenute nel ddl presentato il 24 luglio scorso da Formisano, che sara' a sua volta presente domani all'incontro napoletano.
Proprio alla vigilia dell'incontro a Napoli, intervistato dal "Corriere della sera" sui delicati temi di bioetica in concomitanza con il convegno dell'Associazione dei Medici Cattolici di Milano, Ravasi ha sottolineato che "non sempre vengono rispettati i limiti che distinguono le terapie necessarie da quelle inutili". "La Chiesa e' custode del valore spirituale della vita: l'eutanasia va condannata senza eccezioni. Ma va combattuto anche l'accanimento terapeutico".

Parole che colpiscono nel cuore il papa' di Eleonora. "Le parole di monsignor Ravasi vanno nella direzione della nostra tragedia. Il calvario della nostra bambina si poteva e si doveva evitare" afferma Claudio Lunghini, imprenditore bolognese trapiantato a Caserta, che dopo la tragedia della sua prima figlia, con tutti i partecipanti della Onlus da lui fondata, si propone anche richiamare l'attenzione "sulle carenze in Campania di strutture adeguate ad offrire alle persone in stato vegetativo la possibilita' di assistenza".

"Domani, in accordo con la Regione, -dice Lunghini- presentiamo anche il progetto di una prima 'Casa dei risvegli' in Campania, sul modello di quella bolognese dedicata a Luca De Nigris". "Ma certo il segno che ci lascia dentro la tragedia di Eleonora rimane ancora acutissimo" aggiunge Lunghini che ricostruisce cosi' la triste storia della sua bambina.
"Eleonora e' nata il 7 agosto del 2003, presso una Casa di Cura di Caserta, provvisoriamente accreditata dalla Regione Campania. Purtroppo il parto e' avvenuto in situazione disperata, dopo una lunga sofferenza notturna, causata dalla totale assenza di medici presso la clinica. Alla nascita, la bimba era praticamente asfissiata, nonche' assolutamente incapace di una autonoma respirazione" racconta il papa' della bimba che, con la moglie, questa storia racconta, nero su bianco, sul sito della onlus www.gliamicidileonora.com

"La piccola -prosegue- e' stata allora ricoverata presso l'Unita' di Terapia Intensiva della A.O. S. Sebastiano di Caserta, diretta dal dott. L. F. In quel reparto cominciava una lunga e drammatica battaglia tra l'equipe medica e la nostra famiglia sul tipo di cure di somministrare alla piccola. La situazione si presentava subito irrecuperabile, e fin dalle prime ore, mi sono premurato di chiedere ai medici di non accanirsi su quel piccolo essere gia' martoriato dalla nascita, il tutto inutilmente. I medici, a nostra insaputa, hanno proceduto con terapie intensive da noi ritenute 'accanimento terapeutico', costringendoci a trascrivere questa nostra valutazione sulla cartella clinica".

"Ma niente da fare. Inutili trasfusioni e cure intensive sono continuate al solo scopo di allungare la vita della piccola, comunque compromessa, certamente destinata a morte precoce. A noi risultava incomprensibile -racconta ancora Lunghini- il comportamento medico, spiegabile solamente per allontanare la possibilita' di una denuncia per omicidio colposo al medico ginecologo, responsabile del parto".
"Questa querelle -riferisce il papa' di Eleonora- e' durata oltre 4 mesi, fino a quando siamo riusciti a trasferire nostra figlia presso l'Ospedale Santobono di Napoli". "In quel reparto, i medici -aggiunge ancora Lunghini- si sono limitati alle cure previste dai protocolli medici. La piccola e' poi morta dopo poco, il 5 gennaio 2004".

"Ovviamente il medico-ginecologo, dottor N. P., che aveva seguito tutta la fase della nascita -afferma Claudio Lunghini- e' stato denunciato e rinviato a giudizio. Il processo e' iniziato il 25 Maggio 2006 presso la sezione di Caserta del Tribunale di S. Maria C.
Vetere. Unitamente alla denuncia penale, abbiamo inoltrato una serie innumerevoli di istanze per verificare se la Casa di Cura e la stessa Unita' TIN dell'A.O. S. Sebastiano erano in regola con le norme che regolamentano l'autorizzazione e l'accreditamento delle istituzioni sanitarie, pubbliche e private".

"Dalle verifiche fatte e dalle risultanze dell'indagine del Sics (Servizio Ispettivo della Regione) -riferisce- e' risultato che la Casa di Cura e' totalmente priva dei requisiti richiesti e per questo il reparto di assistenza al parto e' stato chiuso. Ma anche la stessa TIN dell'A.O. S. Sebastiano di Caserta e' risultata carente in alcuni requisiti minimi richiesti dalle leggi".
E dal dramma di Eleonora, oltre all'azione legale per stabilire le responsabilita' dei danni provocati alla bambina al momento del parto, i genitori della piccola toccano con mano "le difficolta' determinate dal vuoto normativo in termini di accanimento terapeutico". Una carenza, racconta Lunghini, che spinge il loro legale, Elio Palombi, docente universitario ed uno dei principi del foro penale di Napoli, a studiare un ddl che colmi la lacuna giuridica. Il didesgno di legge viene poi presentato a luglio scorso, primo firmatario il senatore Nello Formisano.

"Vi sono tanti casi come quello di Eleonora, ma non c'e' nessuna norma che li definisce. Sull'accanimento terapeutico c'e' un vuoto normativo in Italia e se non stabilisce una norma non si esce dall'empasse in cui si trovano tanti pazienti" afferma l'avvocato Palombi, sottolineando che oggi il ddl "e' l'unico dei circa 10 ddl presentati in tema di eutanasia e testamento biologico che si occupa dell'accanimento terapeutico".

Palombi ricorda il caso Welby, Englaro, Nuvoli e aggiunge: "In questi casi i medici staccherebbero la spina se ci fosse una norma sull'accanimento terapeutico. Cosi' come si doveva staccare la spina con la piccola Eleonora fin da subito".
Ma quando e' accanimento terapeutico e non eutanasia? "L'eutanasia -spiega Palombi- e' una cosa ben diversa, e' la morte provocata per 'pietatis causa'. L'accanimento terapeutico e' un accanirsi, appunto, dei medici con cure inutili. A stabilire che si e' entrati nella sfera di 'cure inutili' dovrebbe essere un codice deontologico medico che dovrebbe basarsi su una norma giuridica che dovrebbe regolare e definire finalmente l'accanimento terapeutico".

"A loro volta i giudici dovrebbero poi definire quando c'e' accanimento terapeutico, ma in base ad una norma giuridica che deve essere una norma penale e come tale deve usufruire poi di una interpretazione della giurisprudenza" e' l'opinione di Palombi, che si dice convinto "che non bisogna arrivare a invocare sentenze che facciano da supplenza al vuoto legislativo". "La sentenza del caso Welby che -sottolinea- assolve il medico Riccio perche ha agito nell'adempimento del dovere, risolve quel caso, ma non chiarisce il problema. Quindi e' una sentenza che non fa giurisprudenza".

Palombi, infine, non teme che dalla definizione di accanimento si possa passare al via libera all'eutanasia. "No, assolutamente, -taglia corto- sono due cose diverse". "L'eutanasia e' quando io procuro la morte per 'pietatis causa' a chi soffre, se si parla di accanimento terapeutico invece si parla di prendere atto che il percorso della vita e' finito e bisogna smettere cure che sarebbero eccessive e comunque inutili. Si tratta di prendere atto cioe' che il corso della vita e della morte devono procedere secondo natura". "Non procuro la morte, perche' questa e' l'eutanasia, ma non mi accanisco con cure crudeli e inutili. E questo -conclude Elio Palombi- e' il territorio dell'accanimento terapeutico". (Adnk)
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