Deceduta la donna di Modena che aveva rifiutato la tracheotomia. Il Vaticano parla di omicidio
Una donna di 70 anni, Vincenza Santoro Galano, affetta da una grave forma di sclerosi laterale amiotrofica, e' morta ieri all'Ospedale Baggiovara di Modena dopo aver rifiutato (ottenendo, primo caso in Italia, l'assenso di un giudice) che le venisse praticata la respirazione artificiale con una tracheotomia, che l'avrebbe tenuta in vita ma senza speranza di guarigione. La signora sapeva che la degenerazione della malattia l'avrebbe portata in tempi brevi ad una ventilazione forzata invasiva e aveva chiesto che l'intervento di tracheotomia le fosse risparmiato. Il marito della donna, da lei nominato amministratore di sostegno in base a una legge del 2004, si era rivolto nelle scorse settimane al giudice tutelare del Tribunale di Modena. E il magistrato, Guido Stanzani, ha stabilito che il rifiuto di terapie intensive, anche salvavita, puo' essere espresso dall'amministratore di sostegno che affianca il paziente. Il magistrato, prima di emettere il provvedimento, ha visitato la paziente e da lei - alla presenza dei figli - si e' visto confermare l'intenzione di non lasciarsi sottoporre alla ormai ineludibile tracheotomia. Pertanto, quindici giorni fa, il giudice ha emesso il decreto, raro, con il quale l'amministratore di sostegno della signora Vincenza, che e' il marito, e' stato autorizzato a negare ai sanitari il consenso necessario per praticare la ventilazione forzata ma anche a chiedere ai medici le cure palliative piu' efficaci per non fare soffrire la moglie. Ieri l'epilogo della vicenda.
"La vicenda di Modena non rientra affatto nei casi di testamento biologico". E' l'opinione di Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), riguardo alla donna di 70 anni morta all'ospedale Baggiovara dopo aver rifiutato la respirazione artificiale, con l'assenso del giudice. "La paziente era capace di intendere e volere - ha spiegato Bianco - dunque non si puo' assolutamente parlare di testamento biologico. Siamo di fronte a un atto consentito dalla legge". "Non solo - ha precisato Bianco - non e' il primo caso in Italia di rifiuto di un trattamento terapeutico in caso di malattie senza speranza di guarigione". Il presidente della Fnomceo spiega che fatti del genere rientrano nella "relativa" quotidianita': molti pazienti rifiutano, dialisi, trasfusioni, interventi rischiosi o magari mutilanti. "Credo - ha concluso Bianco - che ci si debba fermare sull'uscio di questo luogo di lucida sofferenza e rispettare le volonta' del paziente, prese come in questo caso, anche insieme ai familiari".
L'interpretazione della legge data dal giudice del caso di Modena, in cui ad una donna malata di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) e' stato permesso di non essere intubata, e' molto diversa dal testamento biologico e difficilmente potra' essere usata in altri casi. E' il parere della senatrice Fiorenza Bassoli, relatrice della legge sul testamento biologico nella passata legislatura. 'Gia' in passato qualcuno aveva dato questa interpretazione della legge del 2004 sull'amministratore di sostegno - afferma la senatrice - ma questo non e' il testamento biologico, e' un'altra cosa. Inoltre non mi colpisce piu' di tanto, perche' sappiamo che gia' adesso negli ospedali avvengono cose del genere, tramite il rapporto dei familiari con i medici, ma il problema e' proprio non lasciare solo chi deve prendere queste decisioni'. La discussione sul testamento biologico dovrebbe riprendere presto in commissione al Senato:'I lavori della commissione sono iniziati solo ieri, ma nel saluto del presidente mi e' sembrato di cogliere la volonta' di affrontare questi temi. Io presentero' un disegno di legge, e spero che il lavoro fatto nella passata legislatura non vada perso'.
"Il primo caso di testamento biologico in Italia scuote drammaticamente le coscienze. La vicenda costituisce una novita' assoluta in materia ed un esempio pericoloso". Isabella bertolini, Pdl, commenta il caso della modenese Vincenza Santoro Galani, 70 anni, malata di sclerosi laterale amiotrofica, che, nominato il marito proprio amministratore di sostegno, ha scelto di rifiutare il respiratore artificiale. Secondo Bertolini siamo di fronte a "una situazione drammatica, dolorosa, che testimonia come in Italia si stia affermando ogni giorno di piu' una cultura della morte, dannosa e nichilista, che noi respingiamo e combattiamo con forza". Una decisione, secondo la deputata del Pdl, "di un singolo giudice, un caso specifico che, in ossequio alle regole fondamentali del diritto vigenti in Italia, non fara' giurisprudenza ma che senza dubbio apre scenari nuovi che la politica dovra' necessariamente affrontare per evitare il ripetersi di episodi simili su scala nazionale".
"Come Associazione Coscioni abbiamo seguito la vicenda ed e' anche quello che abbiamo sostenuto sul caso Welby. Esiste un principio costituzionale che consente di rifiutare un trattamento terapeutico. Quella di Modena a me sembra una giusta intepretazione". Lo ha detto all'ADNKRONOS Marco Cappato, deputato europeo radicale e segretario dell'Associazione Luca Coscioni in merito alla vicenda della donna di Modena, malata di sclerosi laterale amiotrofica,morta ieri, che aveva chiesto di non effettuare la tracheotomia, attraverso il marito, con l'assenso del giudice. "Sul nostro sito - conclude Cappato - nella sezione 'soccorso civile' forniamo ai cittadini suggerimenti, informazioni e, dove possibile, supporto concreto per redigere il proprio testamento biologico".
Secondo il senatore Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanita' di Palazzo Madama, la vicenda di Modena in cui a una donna malata di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) e' stato permesso di non essere intubata conferma la necessita' di una legge che regoli la materia. 'Sono casi che capitano diffusamente, che aprono un terreno che deve essere regolamentato - afferma Tomassini - e non puo' essere eluso ritirandosi ne' sulle posizioni dei laici, che vorrebbero una completa liberta' di cura, ne' dei cattolici, secondo cui qualsiasi legge rappresenta un'apertura all'eutanasia. In questo sono fondamentali le parole del Papa, che pero' in pochi riportano correttamente'. La commissione presieduta da Tomassini si e' riunita per la prima volta ieri:'Questo tema e' complesso, e non riguarda solo la sanita' - spiega il senatore - non abbiamo ancora fissato un calendario ma una consistente parte della commissione ha chiesto di discuterne, e verra' inserito tra i temi che affronteremo. E' importante non disperdere un patrimonio di conoscenza importante maturato in 6-7 anni di lavoro sull'argomento'.
Il caso accaduto a Modena dove una signora si e' potuta spegnere "secondo volonta'" avendo lasciato il testamento biologico sara' "apripista per molti malati. E potrebbe anche aiutare a risolvere la vicenda della povera Eluana Englaro". A dirsene convinta e' Mina Welby, la vedova di Piergiorgio, il malato di distrofia muscolare morto nel dicembre del 2006 che si era appellato anche al C,apo dello Stato per chiedere la dolce morte. "E' vero, nel caso di Eluana non c'e' un testamento scritto ma, alla luce di questa decisione - auspica Mina - la situazione potrebbe risolversi anche per lei, magari con una applicazione della legge meno restrittiva". In ogni caso, afferma ancora la vedova Welby, "siamo davanti ad una decisione che fara' da apripista per quei malati che rifiutano terapie invasive e hanno lasciato due righe scritte. Un grande passo avanti". La signora Welby, dopo la morte del marito, continua a tenere vivi contatti "un po' in tutta Italia" con i familiari di malati che non volgiono piu' vivere. "Purtroppo ci sono ancora tanti casi di 'eutanasia' non dichiarati - afferma -. Mi e' capitato, intervenendo ad un convegno, di incontrare una dottoressa che ha aiutato a morire una donna che non voleva essere tracheotomizzata. Mi disse che l'aveva addormentata perche' non sentisse il soffocamento ma poi mi confesso' di non sentirsi a posto con la coscienza. Ebbene - conclude Mina - massimo rispetto per tutte quelle persone che nonostante gravi malattie vogliono continuare a vivere, ma quando una persona dice basta, il medico deve aiutare fino in fondo. E il caso avvenuto a Modena va proprio in questa direzione".
Dura condanna da parte del 'ministro della Salute' vaticano all'applicazione del testamento biologico che, a Modena, ha consentito ad una signora gravemente ammalata di morire come desiderava. "Non c'e' nessuna legge italiana che prevede l'applicazione del testamento biologico - tuona il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della Salute -. Se una persona decide di togliersi la vita compie un suicidio, se lo fa per un'altra persona commette un omicidio. Non ci importa l'apparenza legale. Noi abbiamo sempre sostenuto il quinto comandamento: 'Non uccidere'". Interpellato dall'ADNKRONOS dopo il caso accaduto a Modena dove una signora di 70 anni e' morta secondo la sua volonta' dopo avere lasciato il testamento biologico, il porporato, pur non volendo giudicare il caso specifico, non rinuncia ad esprimere un principio a carattere generale che, ovviamente, puo' essere applicato anche a questo caso: "noi siamo assolutamente contro tutte le trasgressioni. Non ci importa l'apparenza legale, ci importa la vita, fondamento di tutto, che va rispettata in quanto dono ricevuto. Per noi cattolici si deve gestire secondo la volonta' di Dio". Ma una vita che non e' piu' vita merita lo stesso di essere vissuta? "Ognuno ha il suo modo di pensare ma l'omicidio e' vietato. Anche la mafia sostiene che uccidere e' una questione d'onore....", conclude il cardinale Barragan.
'Quello di Modena mi sembra un caso limpido e fuori discussione perche' e' nel diritto di ciascuno rifiutare le cure: il dramma e' di chi non ha piu' voce per esigerlo'. Lo ha detto Beppino Englaro, l'uomo che da anni si batte per dare una morte dignitosa alla figlia Eluana, in stato vegetativo, dopo un incidente stradale, dal 1992. 'Quella donna di Modena ha avuto il tempo di dire chiaramente che non voleva essere sottoposta a cure forzate e la sua volonta' non poteva che essere rispettata - ha aggiunto Englaro - Nessuno puo' essere sottoposto a trattamenti sanitari se non vuole'. 'Il dramma e' per chi si trova nelle condizioni di non poterlo piu' dire come e' successo a mia figlia Eluana - ha detto ancora - Altri devono battersi al loro posto e fare in modo che finalmente ci sia una normativa precisa in materia'. Beppino Englaro da anni chiede che la figlia, ricoverata in ospedale a Lecco, sia lasciata morire. Il suo caso e' stato affrontato piu' volte anche a livello di aule giudiziarie e la Cassazione ha stabilito che dovra' esserci un nuovo processo. La prima udienza e' prevista per il 25 giugno presso la Corte di Appello di Milano.
Il caso della donna di Modena che ha potuto rifiutare di essere tracheotomizzata e' la dimostrazione che e' necessaria una legge che regoli la materia del testamento biologico. Lo afferma il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione sanita' di palazzo Madama nella scorsa legislatura e uno dei piu' accesi sostenitori della legge. 'C'e' una grande differenza tra un singolo caso come questo e una legge organica che permetta di accompagnare ed assistere una persona fino agli ultimi istanti della sua vita - afferma Marino - serve una legge che non porti nei tribunali la cura della persona affidando al giudizio di un singolo magistrato, per quanto illuminato possa essere, ogni caso. La cura va fatta negli ospedali, ed e' li' che vanno prese queste decisioni'. Nella passata legislatura ci sono state 49 audizioni sul tema e diversi progetti di legge presentati:'Io ne ho gia' presentato uno anche in questa - afferma Marino - che regola il testamento biologico, le cure palliative e la terapia del dolore. Spero che nelle prossime settimane possa essere discusso e che si arrivi ad una legge senza aspettare i 15 anni che ci sono voluti negli Usa'.
Silvio Viale, medico, dirigente di EXIT-Italia e dell'Associazione Luca Coscioni, plaude al coraggio dei giudici modenesi ricordando che "la volontà del malato è sacra". "La sentenza di Modena ribadisce come la volontà del malato sia sempre sacra. Ancora una volta, in tema di diritti civili, la via giudiziaria deve sopperire all'assenza di coraggio politico, mentre l'opinione pubblica è sempre più favorevole a riconoscere la piena autonomia nelle decisioni di fine vita. Riconoscere il diritto a sospendere le cure è un diritto incompleto se non si riconosce quello a morire bene senza sofferenza. L'eutanasia sulla base di rigide condizioni è già legale in Olanda, Belgio e Lussemburgo. La sentenza di Modena da speranza a molti e ci avvicina alla piena affermazione dei diritti del morente e del malato sofferente e incurabile. E' solo una questione di tempo."
"Se c'era gia' questa norma e' stato del tutto inutile che il Senato abbia affrontato con serieta' la questione del testamento biologico per ben due anni". E' quanto affermano Emanuela Baio e Paola Binetti (Pd) sul caso di Vincenza Santoro Galani, malata di sclerosi laterale amiotrofica, che ha rifiutato il respiratore artificiale. "Ci stupiamo inoltre- aggiungono le parlamentari- che nessuno dei medici che ha dovuto affrontare la decisione di interrompere una vita abbia fatto ricorso a questa norma. Se e' vero poi che la norma possa essere interpretata per interrompere la vita ci chiediamo a cosa siano servite le battaglie condotte in questi anni dagli esponenti delle associazioni e dei movimenti pro eutanasia". E aggiungono Baio e Binetti: "Da parte nostra ribadiamo che deve certamente esistere il rispetto della volonta' del paziente ma lo Stato non puo' arrogarsi il diritto di interrompere la vita. Il nostro e' un no fermo a ogni tentativo di eutanasia e proporremo che sia stabilita un'interpretazione autentica della legge 6 del 2004". E concludono le due esponenti del Pd: "La legge che, ricordiamo, contempla l'amministratore di sostegno quale istituto pubblico di cura per provvedere agli interessi di chi non ha la piena capacita' di intendere e di volere e' cosa ben diversa- concludono- dal decidere sulla vita o sulla morte di una persona".
"La vicenda di Modena non rientra affatto nei casi di testamento biologico". E' l'opinione di Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), riguardo alla donna di 70 anni morta all'ospedale Baggiovara dopo aver rifiutato la respirazione artificiale, con l'assenso del giudice. "La paziente era capace di intendere e volere - ha spiegato Bianco - dunque non si puo' assolutamente parlare di testamento biologico. Siamo di fronte a un atto consentito dalla legge". "Non solo - ha precisato Bianco - non e' il primo caso in Italia di rifiuto di un trattamento terapeutico in caso di malattie senza speranza di guarigione". Il presidente della Fnomceo spiega che fatti del genere rientrano nella "relativa" quotidianita': molti pazienti rifiutano, dialisi, trasfusioni, interventi rischiosi o magari mutilanti. "Credo - ha concluso Bianco - che ci si debba fermare sull'uscio di questo luogo di lucida sofferenza e rispettare le volonta' del paziente, prese come in questo caso, anche insieme ai familiari".
L'interpretazione della legge data dal giudice del caso di Modena, in cui ad una donna malata di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) e' stato permesso di non essere intubata, e' molto diversa dal testamento biologico e difficilmente potra' essere usata in altri casi. E' il parere della senatrice Fiorenza Bassoli, relatrice della legge sul testamento biologico nella passata legislatura. 'Gia' in passato qualcuno aveva dato questa interpretazione della legge del 2004 sull'amministratore di sostegno - afferma la senatrice - ma questo non e' il testamento biologico, e' un'altra cosa. Inoltre non mi colpisce piu' di tanto, perche' sappiamo che gia' adesso negli ospedali avvengono cose del genere, tramite il rapporto dei familiari con i medici, ma il problema e' proprio non lasciare solo chi deve prendere queste decisioni'. La discussione sul testamento biologico dovrebbe riprendere presto in commissione al Senato:'I lavori della commissione sono iniziati solo ieri, ma nel saluto del presidente mi e' sembrato di cogliere la volonta' di affrontare questi temi. Io presentero' un disegno di legge, e spero che il lavoro fatto nella passata legislatura non vada perso'.
"Il primo caso di testamento biologico in Italia scuote drammaticamente le coscienze. La vicenda costituisce una novita' assoluta in materia ed un esempio pericoloso". Isabella bertolini, Pdl, commenta il caso della modenese Vincenza Santoro Galani, 70 anni, malata di sclerosi laterale amiotrofica, che, nominato il marito proprio amministratore di sostegno, ha scelto di rifiutare il respiratore artificiale. Secondo Bertolini siamo di fronte a "una situazione drammatica, dolorosa, che testimonia come in Italia si stia affermando ogni giorno di piu' una cultura della morte, dannosa e nichilista, che noi respingiamo e combattiamo con forza". Una decisione, secondo la deputata del Pdl, "di un singolo giudice, un caso specifico che, in ossequio alle regole fondamentali del diritto vigenti in Italia, non fara' giurisprudenza ma che senza dubbio apre scenari nuovi che la politica dovra' necessariamente affrontare per evitare il ripetersi di episodi simili su scala nazionale".
"Come Associazione Coscioni abbiamo seguito la vicenda ed e' anche quello che abbiamo sostenuto sul caso Welby. Esiste un principio costituzionale che consente di rifiutare un trattamento terapeutico. Quella di Modena a me sembra una giusta intepretazione". Lo ha detto all'ADNKRONOS Marco Cappato, deputato europeo radicale e segretario dell'Associazione Luca Coscioni in merito alla vicenda della donna di Modena, malata di sclerosi laterale amiotrofica,morta ieri, che aveva chiesto di non effettuare la tracheotomia, attraverso il marito, con l'assenso del giudice. "Sul nostro sito - conclude Cappato - nella sezione 'soccorso civile' forniamo ai cittadini suggerimenti, informazioni e, dove possibile, supporto concreto per redigere il proprio testamento biologico".
Secondo il senatore Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanita' di Palazzo Madama, la vicenda di Modena in cui a una donna malata di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) e' stato permesso di non essere intubata conferma la necessita' di una legge che regoli la materia. 'Sono casi che capitano diffusamente, che aprono un terreno che deve essere regolamentato - afferma Tomassini - e non puo' essere eluso ritirandosi ne' sulle posizioni dei laici, che vorrebbero una completa liberta' di cura, ne' dei cattolici, secondo cui qualsiasi legge rappresenta un'apertura all'eutanasia. In questo sono fondamentali le parole del Papa, che pero' in pochi riportano correttamente'. La commissione presieduta da Tomassini si e' riunita per la prima volta ieri:'Questo tema e' complesso, e non riguarda solo la sanita' - spiega il senatore - non abbiamo ancora fissato un calendario ma una consistente parte della commissione ha chiesto di discuterne, e verra' inserito tra i temi che affronteremo. E' importante non disperdere un patrimonio di conoscenza importante maturato in 6-7 anni di lavoro sull'argomento'.
Il caso accaduto a Modena dove una signora si e' potuta spegnere "secondo volonta'" avendo lasciato il testamento biologico sara' "apripista per molti malati. E potrebbe anche aiutare a risolvere la vicenda della povera Eluana Englaro". A dirsene convinta e' Mina Welby, la vedova di Piergiorgio, il malato di distrofia muscolare morto nel dicembre del 2006 che si era appellato anche al C,apo dello Stato per chiedere la dolce morte. "E' vero, nel caso di Eluana non c'e' un testamento scritto ma, alla luce di questa decisione - auspica Mina - la situazione potrebbe risolversi anche per lei, magari con una applicazione della legge meno restrittiva". In ogni caso, afferma ancora la vedova Welby, "siamo davanti ad una decisione che fara' da apripista per quei malati che rifiutano terapie invasive e hanno lasciato due righe scritte. Un grande passo avanti". La signora Welby, dopo la morte del marito, continua a tenere vivi contatti "un po' in tutta Italia" con i familiari di malati che non volgiono piu' vivere. "Purtroppo ci sono ancora tanti casi di 'eutanasia' non dichiarati - afferma -. Mi e' capitato, intervenendo ad un convegno, di incontrare una dottoressa che ha aiutato a morire una donna che non voleva essere tracheotomizzata. Mi disse che l'aveva addormentata perche' non sentisse il soffocamento ma poi mi confesso' di non sentirsi a posto con la coscienza. Ebbene - conclude Mina - massimo rispetto per tutte quelle persone che nonostante gravi malattie vogliono continuare a vivere, ma quando una persona dice basta, il medico deve aiutare fino in fondo. E il caso avvenuto a Modena va proprio in questa direzione".
Dura condanna da parte del 'ministro della Salute' vaticano all'applicazione del testamento biologico che, a Modena, ha consentito ad una signora gravemente ammalata di morire come desiderava. "Non c'e' nessuna legge italiana che prevede l'applicazione del testamento biologico - tuona il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della Salute -. Se una persona decide di togliersi la vita compie un suicidio, se lo fa per un'altra persona commette un omicidio. Non ci importa l'apparenza legale. Noi abbiamo sempre sostenuto il quinto comandamento: 'Non uccidere'". Interpellato dall'ADNKRONOS dopo il caso accaduto a Modena dove una signora di 70 anni e' morta secondo la sua volonta' dopo avere lasciato il testamento biologico, il porporato, pur non volendo giudicare il caso specifico, non rinuncia ad esprimere un principio a carattere generale che, ovviamente, puo' essere applicato anche a questo caso: "noi siamo assolutamente contro tutte le trasgressioni. Non ci importa l'apparenza legale, ci importa la vita, fondamento di tutto, che va rispettata in quanto dono ricevuto. Per noi cattolici si deve gestire secondo la volonta' di Dio". Ma una vita che non e' piu' vita merita lo stesso di essere vissuta? "Ognuno ha il suo modo di pensare ma l'omicidio e' vietato. Anche la mafia sostiene che uccidere e' una questione d'onore....", conclude il cardinale Barragan.
'Quello di Modena mi sembra un caso limpido e fuori discussione perche' e' nel diritto di ciascuno rifiutare le cure: il dramma e' di chi non ha piu' voce per esigerlo'. Lo ha detto Beppino Englaro, l'uomo che da anni si batte per dare una morte dignitosa alla figlia Eluana, in stato vegetativo, dopo un incidente stradale, dal 1992. 'Quella donna di Modena ha avuto il tempo di dire chiaramente che non voleva essere sottoposta a cure forzate e la sua volonta' non poteva che essere rispettata - ha aggiunto Englaro - Nessuno puo' essere sottoposto a trattamenti sanitari se non vuole'. 'Il dramma e' per chi si trova nelle condizioni di non poterlo piu' dire come e' successo a mia figlia Eluana - ha detto ancora - Altri devono battersi al loro posto e fare in modo che finalmente ci sia una normativa precisa in materia'. Beppino Englaro da anni chiede che la figlia, ricoverata in ospedale a Lecco, sia lasciata morire. Il suo caso e' stato affrontato piu' volte anche a livello di aule giudiziarie e la Cassazione ha stabilito che dovra' esserci un nuovo processo. La prima udienza e' prevista per il 25 giugno presso la Corte di Appello di Milano.
Il caso della donna di Modena che ha potuto rifiutare di essere tracheotomizzata e' la dimostrazione che e' necessaria una legge che regoli la materia del testamento biologico. Lo afferma il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione sanita' di palazzo Madama nella scorsa legislatura e uno dei piu' accesi sostenitori della legge. 'C'e' una grande differenza tra un singolo caso come questo e una legge organica che permetta di accompagnare ed assistere una persona fino agli ultimi istanti della sua vita - afferma Marino - serve una legge che non porti nei tribunali la cura della persona affidando al giudizio di un singolo magistrato, per quanto illuminato possa essere, ogni caso. La cura va fatta negli ospedali, ed e' li' che vanno prese queste decisioni'. Nella passata legislatura ci sono state 49 audizioni sul tema e diversi progetti di legge presentati:'Io ne ho gia' presentato uno anche in questa - afferma Marino - che regola il testamento biologico, le cure palliative e la terapia del dolore. Spero che nelle prossime settimane possa essere discusso e che si arrivi ad una legge senza aspettare i 15 anni che ci sono voluti negli Usa'.
Silvio Viale, medico, dirigente di EXIT-Italia e dell'Associazione Luca Coscioni, plaude al coraggio dei giudici modenesi ricordando che "la volontà del malato è sacra". "La sentenza di Modena ribadisce come la volontà del malato sia sempre sacra. Ancora una volta, in tema di diritti civili, la via giudiziaria deve sopperire all'assenza di coraggio politico, mentre l'opinione pubblica è sempre più favorevole a riconoscere la piena autonomia nelle decisioni di fine vita. Riconoscere il diritto a sospendere le cure è un diritto incompleto se non si riconosce quello a morire bene senza sofferenza. L'eutanasia sulla base di rigide condizioni è già legale in Olanda, Belgio e Lussemburgo. La sentenza di Modena da speranza a molti e ci avvicina alla piena affermazione dei diritti del morente e del malato sofferente e incurabile. E' solo una questione di tempo."
"Se c'era gia' questa norma e' stato del tutto inutile che il Senato abbia affrontato con serieta' la questione del testamento biologico per ben due anni". E' quanto affermano Emanuela Baio e Paola Binetti (Pd) sul caso di Vincenza Santoro Galani, malata di sclerosi laterale amiotrofica, che ha rifiutato il respiratore artificiale. "Ci stupiamo inoltre- aggiungono le parlamentari- che nessuno dei medici che ha dovuto affrontare la decisione di interrompere una vita abbia fatto ricorso a questa norma. Se e' vero poi che la norma possa essere interpretata per interrompere la vita ci chiediamo a cosa siano servite le battaglie condotte in questi anni dagli esponenti delle associazioni e dei movimenti pro eutanasia". E aggiungono Baio e Binetti: "Da parte nostra ribadiamo che deve certamente esistere il rispetto della volonta' del paziente ma lo Stato non puo' arrogarsi il diritto di interrompere la vita. Il nostro e' un no fermo a ogni tentativo di eutanasia e proporremo che sia stabilita un'interpretazione autentica della legge 6 del 2004". E concludono le due esponenti del Pd: "La legge che, ricordiamo, contempla l'amministratore di sostegno quale istituto pubblico di cura per provvedere agli interessi di chi non ha la piena capacita' di intendere e di volere e' cosa ben diversa- concludono- dal decidere sulla vita o sulla morte di una persona".
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