La denuncia di NoPain: il ddl sulle cure palliative non risolve emergenza dolore cronico
Il Ddl sulle cure palliative, approvato dalla Camera e passato all'esame del Senato, non risolve l'emergenza dolore cronico in Italia. Un problema che interessa 10 milioni di italiani e costa 3 miliardi di euro, il 2% del Pil. Denuncia un'"inadeguatezza legislativa" Paolo Notaro, fondatore e presidente dell'onlus Nopain, Associazione italiana per la cura della malattia dolore, che sabato all'ospedale Niguarda di Milano organizza un convegno sul tema 'Dolore e malattia'."Mi risulta che nel Ddl n. 1771 - afferma l'esperto - non si tenga adeguatamente conto della complessita' delle problematiche della malattia dolore, le cui necessita' dal punto di vista organizzativo, di impiego di risorse e di competenze professionali, ne rendono palese le differenze rispetto alle cure palliative su cui il Ddl appare maggiormente focalizzato". Notaro si augura quindi che, durante la discussione a Palazzo Madama, al Ddl "vengano apportate le opportune modifiche, per ridurre il disagio sociale di tante persone che soffrono inutilmente nel silenzio e nella solitudine".
Secondo lo specialista, nel nostro Paese "mancano gli standard per misurare e classificare le strutture di terapia del dolore secondo livelli di cura, e anche la legge in discussione al Senato non sembra orientata a risolvere il problema", ribadisce. Nei mesi scorsi Nopain ha presentato un Libro bianco della rete territoriale italiana per l'assistenza al dolore cronico: la prima indagine descrittiva certificata su scala nazionale, da cui emerge una fotografia preoccupante, spiega l'onlus. Un dato per tutti: i centri antidolore di livello avanzato da un punto di vista organizzativo sono solo 53 - calcola l'associazione - ma appena 28 di queste strutture, due ogni milione di residenti, possono essere definite centri multidisciplinari per la gestione del dolore secondo standard internazionali.
Diversita' di denominazioni, servizi eterogenei, formazione e informazione carenti, e insufficiente utilizzo dei farmaci analgesici, il cui scarso impiego e' stato evidenziato anche dall'Organizzazione mondiale della sanita' in una recente interpellanza. Sono queste, secondo Nopain, le lacune della rete italiana per la lotta al dolore cronico.
"Siamo molto indietro rispetto ad altri Paesi europei", avverte Notaro, insistendo che lungo lo Stivale "non esiste una rete per il dolore cronico, non esistono standard misurabili e confrontabili di classificazione delle strutture di terapia del dolore".
E cosi', "nei pazienti affetti da sindromi dolorose croniche, il dolore si trasforma da sintomo inizialmente utile in malattia. Una compromissione totale della qualita' di vita rappresenta per molti versi il destino di queste persone - evidenzia lo specialista del Niguarda di Milano - che nel 50% dei casi vanno incontro a depressione reattiva, nel 40 % dei casi a sindrome ansiosa e nel 62% a una compromissione delle capacita' lavorative, con perdita del lavoro nel 15% dei casi".
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