Depenalizzazione droghe: la polizia non ci credeva
Uno studio della Simon Fraser University ha analizzato le opinioni degli agenti di polizia della Columbia Britannica sul programma pilota di depenalizzazione del possesso personale di droghe, rivelando un diffuso scetticismo nei confronti della misura. Come riporta la CBC, i risultati sono stati pubblicati sull'International Journal of Drug Policy.
L'indagine, condotta dalla ricercatrice Amanda Butler della Scuola di Criminologia dell'università, si è basata su interviste con 30 agenti in servizio attivo responsabili dell'applicazione della politica sul campo, distribuiti in tutte e cinque le autorità sanitarie regionali della provincia. I risultati indicano uno scarto netto tra gli obiettivi di sanità pubblica della politica e l'esperienza quotidiana degli agenti.
Il programma pilota, avviato il 31 gennaio 2023, depenalizzava il possesso fino a 2,5 grammi di alcune sostanze illegali, tra cui oppioidi, cocaina e derivati, metanfetamine e MDMA. L'obiettivo dichiarato era ridurre lo stigma legato all'uso di droghe e alleggerire il carico sul sistema giudiziario, nel contesto di una crisi da overdose che nella sola Columbia Britannica ha causato oltre 14.000 morti dal 2016.
Quasi tutti gli agenti intervistati hanno riferito che le leggi sul possesso personale non venivano già attivamente applicate da diversi anni. Per questo molti erano scettici che la depenalizzazione formale potesse ridurre in modo significativo i contatti con il sistema giudiziario penale, citando pratiche discrezionali consolidate che avevano già di fatto deprioritizzato il possesso personale di sostanze. Diversi partecipanti ritenevano che la misura fosse ridondante rispetto a quanto già avveniva in pratica.
Gli agenti erano sostanzialmente unanimi nel ritenere che la sola riforma del diritto penale non bastasse a ridurre i decessi per overdose. Sottolineavano l'importanza di sistemi sanitari e di servizi sociali robusti per raggiungere l'obiettivo primario della politica, esprimendo però frustrazione per le carenze percepite in questo ambito. Alcuni ritenevano che la politica non fosse fondata su prove scientifiche ma fosse stata dettata da motivazioni politiche e realizzata in fretta. Gli agenti riferivano inoltre di sentirsi sempre più gravati da emergenze sanitarie senza disporre di risorse aggiuntive.
Sulla questione della riduzione dello stigma — altro obiettivo centrale della depenalizzazione — le opinioni erano divise. Alcuni agenti ritenevano che una maggiore visibilità dell'uso di droghe avesse in realtà aumentato lo stigma nella popolazione generale, mentre altri sostenevano che lo stigma svolgesse comunque una funzione deterrente rispetto all'uso di sostanze pesanti. Butler ha sottolineato che la ricerca scientifica è invece chiara nel ritenere che lo stigma non sia uno strumento efficace per raggiungere le persone più emarginate — proprio quelle con cui la polizia si trova più spesso a interagire.
Nonostante le riserve diffuse, Butler ha precisato che gli agenti non rigettavano le intenzioni o gli obiettivi generali della depenalizzazione: erano scettici sulla politica in sé, non sui suoi fini. La ricercatrice ha evidenziato come la principale lezione del suo studio sia che la depenalizzazione delle droghe non può funzionare in isolamento e deve essere accompagnata da investimenti concreti nel sistema sanitario.
Il programma pilota della Columbia Britannica si è concluso il 31 gennaio 2026, senza essere rinnovato. Un precedente studio del 2025 che aveva invece intervistato le persone che usano droghe aveva trovato un orientamento più ottimista riguardo alla capacità della depenalizzazione di ridurre lo stigma, sottolineando però la necessità di campagne di sensibilizzazione pubblica e di un'espansione dei servizi di riduzione del danno.