Lunedì 8 giugno 2026
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Deputate Pdl pensano a piano per alfabetizzare donne immigrate

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Donne 'invisibili' che vivono in un mondo parallelo, sconosciuto, spesso segregate in casa, oggetto di discriminazioni e violenze tra le mura domestiche. Sono, nella maggior parte dei casi, musulmane, almeno 125mila, dice all'Adnkronos la parlamentare del Pdl Souad Sbai, presidente dell'Associzione delle donne marocchine in Italia, che insieme ad altre cinque deputate della maggioranza ha presentato una proposta di legge per l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione delle donne extracomunitarie che vivono in Italia, delle quali 400mila di religione musulmana. "Di queste, 125mila e forse piu', non possono partecipare alla vita sociale, per loro la parola integrazione non esiste".

Esiste, invece, la parola violenza: "nella maggior parte dei casi sono arrivate in Italia dieci-quindici anni fa, quando nei loro paesi di origine, Marocco, soprattutto, ma anche Algeria, Tunisia ed Egitto, non era iniziato quel processo di avanzamento culturale che oggi invece e' una realta' e che ha portato ad esempio l'Egitto a vietare per legge una pratica disumana e violenta come l'infibulazione. I loro uomini, pero', sono rimasti indietro e ancora oggi, conoscono solo una regola: picchiarle dalla mattina alla sera per farle ubbidire. Non possiamo lasciare queste donne in mano ad oscurantisti che violano i piu' elementari diritti umani".

Ecco perche', il primo passo sarebbe il varo quello che Sbai chiama un 'piano Marshall' per l'afabetizzazione di queste donne che, nell'86% dei casi, sono analfabete, non conoscono l'italiano ne' i numeri "e non sono in grado di fare una telefonata o di prendere un autobus, ammesso che sia loro consentito di uscire da casa senza essere accompagnata da un uomo della famiglia".
"Il fenomeno -dice all'Adnkronos Isabella Bertolini, prima firmataria della proposta di legge istitutiva della commissione d'inchiesta- non e' mai stato studiato in maniera organica, la mappatura e' frammentaria e diventa fondamentale, a questo punto, conoscere la situazione nei dettagli affinche' il Parlamento possa poi offrire al governo un quadro completo per decidere quali debbano essere le linee di intervento".

Anche i media, sottolinea l'esponente del Pdl, dovrebbero fare la loro parte: "c'e' troppa indifferenza, ormai le donne extracomunitarie che vengono maltrattate, vessate, discriminate e, nel peggiore dei casi, uccise, non fanno piu' notizia. A loro, salvo rare eccezioni, e' dedicato solo un trafiletto, una 'breve' nelle pagine interne. Non emerge come dovrebbe, insomma, il dramma di un altro tipo di schiavitu', diversa da quella della prostituzione, ma altrettanto grave".

E al governo giunge la sollecitazione a dotare le donne che vogliano liberarsi da questa schiavitu' 'domestica' di strumenti idonei: "un'idea potrebbe essere quella di un 'salvacondotto', sul modello di quello consentito dall'articolo 18 della Bossi-Fini, per quelle donne che trovano il coraggio di denunciare il marito violento e che possono ottenere un permesso di soggiorno senza dover cedere ad alcun tipo di ricatto. Nella maggior parte dei casi, infatti, le donne maltrattate non denunciano il marito perche' temono che, come accade quasi sempre, lui le privi dei documenti di soggiorno, senza i quali rischiano l'espulsione".

Il primo passo da compiere e' quello di una ricognizione per scoprire le dimensioni del fenomeno. Da qui, sostengono le 6 deputate del centrodestra (oltre a Bertolini e Sbai anche Barbara Saltamartini, Gabriella Carlucci, Jole Santelli e Michaela Biancofiore), la necessita' di istituire una commissione d'inchiesta che abbia poteri analoghi a quelli della magistratura, coinvolgendo non solo le associazioni che a livello territoriale si occupano di questi temi ma anche e soprattutto la magistratura, le Forze dell'ordine, il ministero per le Pari opportunita' e il Viminale.

L'obiettivo della commissione d'inchiesta e' quello di accertare il livello del rispetto dei diritti fondamentali della persona nei confronti dei componenti del nucleo familiare, insieme con la qualita' e l'estensione delle discriminazioni per cause etniche, ideologiche o di strumentalizzazione religiosa. L'inchiesta, insomma, deve fare emergere le reali condizioni di vita quotidiana all'interno dei nuclei familiari e delle comunita' di origine extracomunitaria presenti nel nostro Paese, con l'obiettivo di identificare le cause piu' frequenti di violazione dei diritti fondamentali.

"Ed e' un lavoro rivolto soprattutto al mondo femminile -spiega Bertolini- perche' e' nostra convinzione che le donne siano l'anello di congiunzione fondamentale per una reale integrazione. Comunque sono il fulcro della famiglia, crescono i figli i quali, a loro volta, saranno chiamati a confrontarsi con il problema dell'integrazione. Ma devono essere educati a farlo nel rispetto dei diritti fondamentali".

Tra i compiti della commissione d'inchiesta anche quelli di accertare il livello di attenzione e la capacita' di intervento delle autorita' e delle pubbliche amministrazioni, centrali e periferiche; e di formulare proposte soprattutto di carattere amministrativo ma, se necessario, anche legislativo, con l'obiettivo di realizzare una adeguata rete di protezione e rendere piu' efficace il contrasto alle violazioni dei diritti ed alle discriminazioni che queste donne sono costrette a subire.

L'idea e' quella di istituire una commissione bicamerale composta da 20 senatori e 20 deputati nominati dai presidenti delle Camere e che possa procedere nel suo lavoro "con gli stessi poteri e con le stesse limitazioni dell'autorita' giudiziaria". Il che significa che la commissione puo' ottenere, anche in deroga a quanto stabilito dall'articolo 329 del codice penale, copie di atti e documenti relativi a procedimenti penali e inchieste in corso, garantendone ovviamente la segretezza fino a quando essi siano coperti da segreto.

Ma a monte, sostiene Sbai, c'e' un salto culturale da far compiere a queste donne. "Certe piccole moschee 'fai da te' che pure esistono in Italia, di certo non giovano alla causa, anche perche' predicatori improvvisati che non hanno seguito il processo di evoluzione culturale dei paesi di origine rischiano di amplificare in negativo certi aspetti della cultura islamica ostacolando la battaglia contro analfabetismo e violenza. E se le donne extracomunitarie voglione vedere garantiti i propri diritti devono assolutamente conoscere la lingua del paese che le ospita, in questo caso l'italiano. Ecco perche' il perche' di un 'piano Marshall' per l'alfabetizzazione che prevede corsi di italiano ma anche di diritto e educazione civica. Siamo di fronte ad un problema di diritti umani che va risolto senza se e senza ma".
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