Venerdì 5 giugno 2026
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Un detenuto su tre e' tossicodipendente

U.E. - ITALIA
Notizia ·
E' sos salute nelle carceri dove il 27-30% dei detenuti (tra 15 e 18mila unità) è tossicodipendente, mentre 5.000 sono positivi all'Hiv, circa 6.500 sono portatori attivi del virus dell'epatite B e circa 25.000 di quello dell'epatite C (HCV). Malattie, queste, che la metà dei detenuti è inconsapevole di avere. E' quanto è emerso nel corso del Congresso Simspe-Onlus 'Agorà Penitenziaria', che si è aperto oggi all'Istituto Superiore di Sanità. Nonostante - hanno sottolineato gli esperti intervenuti - le tante campagne d'informazione e riduzione del danno in merito alle tossicodipendenze, anche specifiche, la percentuale di detenuti conosciuti come tali è stabile nell'ultimo decennio. "Prima e dopo la detenzione i tossicodipendenti dichiaratisi tali, vengono seguiti dai SER.D. e dalle Comunità di recupero, mi dicono con risorse sempre in diminuzione - spiega il Sergio Babudieri, associato di Malattie Infettive-Università degli di Sassari. Purtroppo, i giovani che si avvicinano al consumo di sostanze lo fanno in assoluta maggioranza con la Cannabis, che oggi è spessissimo potenziata con sostanze di sintesi chimica. Ne consegue, che poi il passaggio agli allucinogeni piuttosto che alla cocaina/eroina avviene più facilmente; questo significa che a differenza del passato, quando in carcere trattare la dipendenza da oppiacei era facilmente monitorabile con la gestione dei farmaci sostitutivi, quali Metatodone e Buprenorfina, questi nuovi TD scivolano rapidamente in situazioni psichiatriche anche gravi ed incontrollabili". Babudieri rileva che "le persone detenute con doppia infezione HIV/HCV sono nella quasi totalità tossicodipendenti endovena da eroina/cocaina, di età intermedia tra i 40-50 anni, nei quali il buon controllo con i farmaci dell'infezione da HIV, ha lasciato lo spazio a più rapide progressioni della malattia epatica verso la cirrosi epatica, l'insufficienza d'organo spesso associata anche a quella renale, ed all'Epatocarcinoma. Tali situazioni di malattia epatica avanzata nei detenuti coinfetti, sono scarsamente controllabili anche con i nuovi farmaci ed esitano sempre più spesso verso la morte".  
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