Lunedì 8 giugno 2026
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Dieci Paesi reclamano i brevetti dei geni di origine marina

MONDO
Notizia ·
I mari e gli oceani del pianeta contengono piu' diversita' genetiche rispetto alla terra ferma e questa ricchezza non e' sfuggita alle imprese biotecnologiche che hanno mezzi sufficienti per esplorarli. Cosi' la voglia di brevettare, anche se con la medesima intensita' rispetto all'ambito umano, cresce ogni anno del 12% secondo uno studio. “Dieci Paesi posseggono il 90% dei brevetti che hanno in qualche modo a che fare con i geni marini, e il 70% e' concentrato nei primi tre Paesi della Lista (Usa, Germania e Giappone)”, dicono Sophie Arnaud-Haond, Jesus M.Arrieta y Carlos M. Duarte sulla rivista Science. Paesi che sono presenti su circa il 20% delle coste in tutto il mondo, ma hanno il vantaggio di essere in possesso delle necessarie tecnologie per esplorare le riserve genetiche marine. La lista dei 10 Paesi e' completata da Francia, Regno Unito, Danimarca, Belgio, Olanda, Svizzera (che non ha affacci sul mare) e Norvegia. In totale solo 31 dei 194 Paesi del mondo hanno presentato richieste di brevetti.
Parlando della materia, occorre tener presente che si tratta di un ambito vago con non poche denunce e querele. All'inizio erano solo brevettabili le nuove sequenze genetiche conosciute, specificando le produzioni e le funzioni che hanno, sempre e quando possono essere utilizzate per un preciso motivo, cosi' come dice il “Progetto Genoma Umano”. Ed e' stabilito che non si possono brevettare pezzi di genoma la cui funzione sia sconosciuta anche se c'e' una prospettiva d'uso nel futuro.
Arnaud-Haond (Ifremer, Francia), Arrieta e Duarte (entrambi del Instituto Mediterráneo de Estudios Avanzados, del CSIC e la Universidad delle Islas Baleares) hanno analizzato i dati delle banche di geni ed hanno riscontrato 677 applicazioni internazionali sui geni marini tra il 1991 e il 2009 (8.648 sequenze di 520 specie). Solo il 2% delle registrazioni presentate all'Organizzazione Mondiale della Proprieta' Internazionale (WIPO) corrisponde a geni marini, mentre quelle in relazione con il genoma umano sono il 35% del totale, seguito dalle sequenze di piante come frumento, riso e orzo.
La biodiversita' e' maggiore nei mari e negli oceani rispetto alla terra ferma, con 35 grandi gruppi di animali nell'acqua rispetto a 17. Perche' valgono i suoi geni? I biologi ricercano nella ricchezza genetica facendo ricorso a diverse applicazioni, per molecole utili all'industria alimentare, alle produzioni industriali -per esempio il biocombustibile- o nuovi farmaci antinfiammatori, antitumorali, analgesici, etc., cosi' come fa sapere una nota dell'Unesco su “Ricerche genetiche marine”. Anche se e' da diverso tempo che si fanno queste ricerche, i brevetti sono un fenomeno recente: il 95% delle richieste sono successive al 2000, ma la prospettiva di business e' notevole. Il mercato globale della biotecnologia marina e' stimato in 2.400 milioni di Usd (1.700 milioni di euro) nel 2004, con una crescita annuale del 5,9% tra il 1999 e il 2007. La maggior parte delle applicazioni sono in acque territoriali, ma non bisogna dimenticare ne' la mobilita' di molte specie ne' il fatto che le acque internazionali rappresentano il 65% di tutti gli oceani.
Arnaud-Haond, Arrieta e Duarte evidenziano la necessita' di stabilire un accordo internazionale che garantisca l'accesso a questa ricchezza marina anche ai Paesi che non hanno le tecnologie necessarie. Chiedono che sia proclamata patrimonio comune dell'umanita'.
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