Lunedì 8 giugno 2026
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Dipendenza da oppiacei. Network europeo. Simg

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Un network europeo per combattere le dipendenze da oppiacei. E' questo il piano della Societa' italiana di medicina generale (Simg) per offrire nuove risposte alla piaga dell'abuso di sostanze. Perche' i soli specialisti non sono sufficienti: e' necessario coinvolgere anche i medici di base, almeno 4 mila (una quota pari al 10 per cento del totale) nella previsioni della Simg. "Questo nuovo metodo di presa in carico dei pazienti deve essere condiviso a livello europeo", puntualizza il presidente Alessandro Rossi. Piu' economica, piu' diffusa, meno "stigmatizzante": sono i tre valori aggiunti di una terapia che coinvolge anche i medici di base nella cura delle dipendenze da oppiacei. A monte ci deve essere una sempre maggiore diffusione del "farmaco in affido", l'autosomministrazione delle cure da parte di un paziente sotto il continuo monitoraggio di un medico. Saranno coinvolti i professionisti "che hanno dimostrato particolare interesse nelle dipendenze", spiega Alessandro Rossi. Questa particolare categoria di medici generalisti e' composta da chi ha partecipato dal '99 in avanti ai corsi di formazione sull'argomento ed e' stata istituzionalizzata con la legge 38 sulle terapie del dolore. "E' un'esperienza che gia' c'e' in Italia, non ci dobbiamo inventare niente", aggiunge Rossi. Ma non si corre il rischio di sovraccaricare la figura del medico di base? No, risponde Rossi, "perche' si mantiene un approccio integrato, nessuno si sostituisce agli specialisti. Semmai questi saranno ancora piu' tecnici". Per di piu' la presa in carico si limitera' ai casi di pazienti stabili, senza problemi psichiatrici pregressi (quindi per i quali e' esclusa la cosiddetta "doppia diagnosi", ndr) e che hanno un lavoro. Tutto per lavare lo "stigma", il senso di inadeguatezza e mancata accettazione da parte della societa' che hanno i pazienti ogni volta che si rivolgono ai Sert. Il percorso e' cominciato con la sigla di un accordo a Roma tra Simmg e Dipartimento politiche antidroga, una convenzione che esplicita un coinvolgimento dei medici di base nella lotta alle dipendenze. Con un obiettivo chiaro in mente: "Sono i medici che devono curare i pazienti, non lo Stato, le Regioni e i Comuni - afferma Icro Maremmani, docente medicina Farmacotossicodipendenze dell'universita' di Pisa -. La cura non di un individuo non puo' essere imposta dalle leggi, anche perche' in questo Paese e' da tanto tempo che non si fanno politiche antidroga".
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