Giovedì 15 ottobre 2026
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Dipendenze, medici di famiglia e SerD insieme per intercettarle prima

U.E. - ITALIA
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Fumo, alcol e dipendenze comportamentali come il gioco d'azzardo richiedono una collaborazione più stretta tra i medici di medicina generale e i Servizi per le Dipendenze (SerD), per riuscire a riconoscere precocemente i segnali di rischio e accompagnare le persone verso un percorso di cura. È quanto emerso al XV Congresso nazionale della Federazione italiana degli operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD), svoltosi a Napoli dal 14 al 16 ottobre.

 

Come riporta Quotidiano Sanità, il presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), Alessandro Rossi, e la presidente di FeDerSerD, Roberta Balestra, hanno indicato questa sinergia come la strada da percorrere per costruire percorsi condivisi di prevenzione e presa in carico dei pazienti con problemi di dipendenza.

 

Il medico di famiglia, grazie alla conoscenza diretta della storia clinica e personale dei propri assistiti, può rappresentare il primo riferimento per riconoscere i segnali di una possibile dipendenza e favorire un intervento tempestivo. Rossi ha sottolineato in particolare il ruolo del medico di base nel contrasto al tabagismo, spiegando che per condizioni come il fumo è possibile intervenire direttamente con brevi attività di sensibilizzazione e counseling per favorire la cessazione, sfruttando la conoscenza del paziente e del suo percorso di cambiamento. Per quanto riguarda l'alcol, l'attenzione deve concentrarsi anche sulle nuove modalità di consumo diffuse soprattutto tra i giovani, compresi gli episodi di binge drinking, il consumo compulsivo di grandi quantità di alcolici in un breve lasso di tempo. In questo contesto, il teleconsulto con i SerD viene proposto come strumento utile per facilitare lo scambio tra medicina generale e servizi specialistici.

 

Non mancano però gli ostacoli da superare. Il sovraccarico di lavoro dei medici di base, aggravato dall'invecchiamento della popolazione e dall'aumento delle patologie croniche, rende difficile dedicare tempo e attenzione a una diagnosi precoce delle dipendenze. A questo si aggiunge un indebolimento generale dell'assistenza territoriale e un'attuazione ancora disomogenea delle Case della comunità, che in molti territori risultano meno operative di quanto previsto dai programmi della riforma. Le Case della comunità, se davvero diventassero luoghi di reale integrazione multiprofessionale, potrebbero invece rappresentare un contributo importante per rafforzare il collegamento tra medici di famiglia e strutture specialistiche.

 

Dal canto suo, Roberta Balestra ha ribadito che le dipendenze richiedono risposte integrate e multidisciplinari, che non possono limitarsi all'intervento di un singolo professionista o servizio. La presidente di FeDerSerD ha auspicato percorsi condivisi che accompagnino il paziente dalla fase di prevenzione fino al monitoraggio nel tempo, insieme a programmi formativi congiunti tra le due società scientifiche coinvolte. Un ruolo importante, secondo Balestra, può essere giocato anche dalla tecnologia, che se utilizzata correttamente potrebbe semplificare la collaborazione tra medicina generale e SerD, contribuendo a ridurre lo stigma sociale legato alle dipendenze e a far emergere quella quota di bisogno che oggi resta sommersa, senza mai arrivare ai servizi competenti.

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