Disastro legge 40, studio: italiani costretti ad andare all'estero
In Europa non c'e' nessuno che ricorre attraverso i viaggi all'estero alla procreazione medicalmente assistita (Pma) quanto gli italiani. E' quanto emerso da uno studio presentato oggi a Roma dove e' in corso il 26esimo meeting annuale della Societa' europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre). L'indagine e' stata illustrata da Anna Pia Ferraretti, rappresentante italiano della task force istituita dall'Eshre per studiare il fenomeno della migrazione per problemi produttivi in Europa.Sono stati consegnati questionari in 44 centri europei situati nei 6 Paesi piu' 'gettonati' per la Pma all'estero: Danimarca, Spagna, Svizzera, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca. In tutto, i 6 Paesi concentrano circa il 50% dei centri che accolgono pazienti stranieri.
Hanno aderito 1.230 coppie e al primo posto si sono piazzati proprio gli italiani, con 391 coppie, pari al 32% degli intervistati, che hanno lasciato il Belpaese per cercare la cicogna all'estero. Seguono Germania, Olanda, Francia, Norvegia, Inghilterra e Svezia.
'Sono migliaia i giovani e i teenager che riescono a sopravvivere a un tumore giovanile, e che possono contare su un'alta qualita' di vita, a parte il fatto di rimanere infertili per via delle cure anti-cancro. A causa delle legge 40, che proibisce la fecondazione eterologa, non potranno pero' concepire in Italia', spiega Ferraretti.
Come rileva Luca Gianaroli, presidente dell'Eshre, 'ormai circa l'80-90% dei giovani riesce a sopravvivere a neoplasie'.
Ma per loro non sono garantiti gli stessi diritti di procreare che hanno le altre persone, aggiunge Filomena Gallo, avvocato e presidente dell'Associazine Amica Cicogna. 'Dopo le aperture ottenute con la sentenza della Corte Costituzionale nel 2009 - spiega - stiamo lavorando, sul fronte legale, per abbattere il divieto di fecondazione eterologa in Italia'. A marzo scorso la Corte Europea dei diritti dell'uomo 'ha infatti condannato l'Austria - continua Gallo - per il divieto di fecondazione eterologa contenuto nella sua legislazione in quanto in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, perche' produce delle discriminazioni. Una sentenza questa che potrebbe diventare parte del nostro ordinamento se un giudice sollevasse l'eccezione, visto che anche l'Italia ha sottoscritto la Convenzione'.
ROCCELLA: LA LEGGE 40 E' INCOMPRESA ... ANCHE AL CINEMA - "Purtroppo la campagna di delegittimazione della legge 40, messa in atto fin da subito e continuata nonostante il clamoroso fallimento del referendum abrogativo, ha generato nell'opinione pubblica l'idea sbagliata che in Italia la legge impedisca una buona applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita e che quindi per avere bambini sia necessario andare all'estero". Cosi' il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, commenta in una nota lo studio presentato oggi a Roma dove e' in corso il 26esimo meeting annuale dell'Eshre. Secondo la ricerca, i nostri connazionali sono quelli che in Europa viaggiano di piu' per cercare la cicogna all'estero."La dottoressa Anna Pia Ferraretti - scrive Roccella in una nota riferendosi alla ricercatrice che oggi ha illustrato i risultati dello studio - ha messo il dito nella piaga dicendo che la maggior parte delle coppie italiane va all'estero per sottoporsi a trattamenti di fecondazione assistita del tutto legali in Italia".
"Le relazioni annuali sull'applicazione della 40 hanno invece ormai smentito e continuano a smentire questa falsa propaganda: i bambini nati in Italia attraverso queste tecniche continuano ad aumentare e tutti i dati del Registro (gravidanze, accesso delle coppie, nati vivi, cicli ecc.) sono in netto aumento.
Perfino in un film di Giovanni Veronesi, 'Manuale D'Amore 2' si imputa alla legge la necessita' di andare all'estero, ma poi la coppia protagonista si sottopone a un trattamento che avrebbe potuto benissimo effettuare in Italia, magari anche gratuitamente. In un momento di crisi economica come questo e' importante che le coppie siano adeguatamente informate, e invito gli operatori del settore a fornire una corretta informazione alle coppie affinche' non buttino inutilmente i soldi e per valorizzare la grande professionalita' di tanti ottimi centri italiani".
"Non mi stupisce che tante coppie italiane vadano all'estero per la procreazione medicalmente assistita: non e' l'opinione pubblica a essere vittima di una campagna di delegittimazione contro la legge 40, e' proprio il testo che non funziona e scoraggia, oltre a creare biasimo latente e quindi tensione". Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, replica alle dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella sui dati delle migrazioni per problemi riproduttivi dell'Eshre (la Societa' Europea di Riproduzione Umana e Embriologica). Secondo la Societa' scientifica, in Europa il 32% delle coppie che vanno all'estero per i trattamenti di fecondazione assistita sono italiane.
"I dati parlano chiaro- continua il presidente Marino- il 60% degli italiani che si sono rivolti a centri stranieri avrebbero potuto eseguire i trattamenti anche in Italia (perche' consentiti dalla legge), ma non lo hanno fatto perche' credono nell'efficacia medica di Paesi con legislazioni piu' aderenti alla conoscenza scientifica. Invito, quindi, il sottosegretario Roccella a non cercare colpe esterne e, semmai, a ripensare l'impianto della legge 40. Del resto, non e' un'opinione ma un dato di fatto che molte delle sue incongruenze sono state affidate al giudizio dei tribunali e, in parte, risolte dagli stessi giudici".
"Stare piu' vicino alle coppie che ricorrono alla fecondazione assistita, facilitandole nell'accesso alla procedura e seguendole nei loro singoli percorsi: in questo si deve ancora migliorare, per il resto credo che in Italia ci sia soprattutto un problema di informazione insufficiente". Cosi' Dorina Bianchi, vicepresidente dei senatori Udc.
"La legge 40 ha avuto il merito di regolamentare una materia fino a quel momento incontrollata -osserva l'esponente centrista-. E' ovvio, pero', che ci deve essere sempre la possibilita' di confrontarsi, anche in Parlamento, su un argomento cosi' delicato: un dialogo aperto e apartitico che abbia come unico obiettivo -conclude- quello di tutelare al meglio la donna e la sua maternita', cosi' come la nuova vita che viene al mondo".
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