Discriminazione, a parità di mansioni gli italiani guadagnano più degli immigrati
Il gap retributivo tra dipendenti italiani e stranieri si attesta a 238 euro a favore dei primi: se un italiano mediamente guadagna 1.245 euro netti al mese, uno straniero arriva appena a 962 euro, quasi il 23% in meno.Questo il dato principale che emerge da uno studio della Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i livelli retributivi e i relativi differenziali tra i dipendenti italiani e stranieri nel secondo trimestre del 2009 sulla base dei dati Istat sulle Rilevazioni Continue delle Forze Lavoro.
L'analisi territoriale evidenzia chele aree del Sud, oltre a mostrare i livelli retributivi dei dipendenti stranieri piu' bassi, evidenziano anche i piu' marcati differenziali di reddito percepito. Nel Nord, invece, i dipendenti stranieri, oltre a ricevere un salario mensile piu' cospicuo in termini assoluti, mostrano una retribuzione "piu' simile" a quella dei propri colleghi italiani. L'utilizzo delle virgolette e' d'obbligo dal momento che comunque nella regione dalle migliori performance in termini di differenza percentuale (Trentino Alto Adige) il gap e' di oltre il 16%.
I maggiori gap retributivi e i minori livelli reddituali si osservano in contemporanea proprio in quei settori economici in cui la presenza degli stranieri e' piu' forte: si tratta dei servizi alle imprese e alle persone i cui differenziali si attestano, rispettivamente, al 22,7% e al 29,7% in meno, e dove il compenso mensile si attesta mediamente a 883 euro per il primo e a 704 euro per il secondo comparto. Per quanto riguarda le posizioni professionali, quasi il 90% dei dipendenti stranieri ricopre il ruolo di operaio: essi percepiscono una retribuzione media di 934 euro mostrando un differenziale retributivo di 11,2 punti percentuali in meno rispetto agli operai italiani. Le differenze retributive che intercorrono tra italiani e stranieri per tipologia contrattuale risultano significative se si fa riferimento ai contratti tempo indeterminato dove il gap salariale si attesta al 24,2%, inducendo gli stranieri a percepire mediamente una retribuzione di appena 978 euro. Un centinaio di euro in meno ricevono invece i dipendenti con un contratto a termine, registrando una differenza rispetto agli italiani di soli 7 punti percentuali in meno.
In riferimento al genere dei dipendenti stranieri, a guadagnare di piu' sono gli uomini che nell'arco di una mensilita', ricevono mediamente una retribuzione di 1.102 euro, a fronte di 787 euro delle donne. Gli uomini stranieri introitano come reddito da lavoro il 18,9% in meno rispetto ai propri colleghi italiani. Maggiore e' il gap che si riscontra invece confrontando il genere femminile: tra una dipendente straniera e una italiana la differenza arriva addirittura al 28,4% a favore della seconda.
Il possesso di un titolo di studio elevato non garantisce automaticamente una retribuzione superiore. Anzi, si osservano minime differenze salariali tra uno straniero che possiede la licenza media o il diploma superiore. Per i laureati lo stipendio e' piu' elevato ma si accentua il gap con gli italiani. Piu' elevato e' il grado di istruzione degli stranieri, maggiori sono le differenze con i colleghi di nazionalita' italiana che hanno intrapreso il medesimo iter formativo. Una correlazione inversa si osserva invece tra eta' e gap: piu' giovani sono i lavoratori stranieri, minore e' la differenza salariale con i coetanei italiani; piu' si avanza con l'eta', maggiori sono invece i differenziali.
"Il reddito da lavoro - conclude la Fondazione Leone Moressa - e' uno degli elementi fondamentali per interpretare i processi di inserimento sociale ed economico degli stranieri che lavorano e vivono nel nostro Paese. Il problema del differenziale retributivo si fa piu' evidente dal momento in cui gli stranieri difficilmente possono contare su fonti di reddito alternative al lavoro o sul supporto dato dalle reti familiari. La disparita' salariale non deriva tanto dall'origine straniera del dipendente, quanto da elementi che, sommati, determinano uno svantaggio salariale: la professione operaia, la bassa qualifica, i settori di attivita' in cui sono impiegati e l'eta' giovane della manodopera che non raggiunge una sufficiente anzianita' retributiva per godere di differenziali piu' contenuti. Tutto questo rischia di allungare i tempi per un processo reale di inserimento nel nostro tessuto economico e sociale".
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