Mercoledì 10 giugno 2026
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Divieto burqa è legge. In Italia apprezzamento bipartisan

U.E. - FRANCIA
Notizia ·
Il parlamento francese ha approvato ieri definitivamente il disegno di legge che impone il divieto di indossare il velo islamico integrale (burqa e niqab) in tutti i luoghi pubblici.  L'interdizione francese entrerà in vigore non prima della primavera del 2011, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale. Il testo non fa alcun riferimento esplicito al velo integrale, ma alla "dissimulazione del viso in spazi pubblici". L'ammenda prevista è di 150 euro per la donna che indossa il velo integrale. Decisamente superiore, fino a 30.000 euro e un anno di prigione, la pena per coloro che costringono una donna a indossarlo. L'iniziativa francese suscita polemiche. Il Consiglio del culto musulmano, principale organismo rappresentativo dei musulmani in Francia, parla del rischio di "stigmatizzare l'islam", quando il velo integrale sarebbe indossato da meno di 2.000 donne su un totale di 5-6 milioni di musulmani. Ma intanto anche il Belgio si appresta ad adottare la sua interdizione totale, e altri paesi Ue ci stanno pensando.

REAZIONI POLITICHE ITALIANE -
La questione del divieto del burqa torna ad animare il dibattito della politica italiana. Ma questa volta, invece di separare, riesce nell'impresa di riavvicinare il presidente della Camera, Gianfranco Fini, esponenti del Pdl e la Lega Nord che annuncia la presentazione per venerdi' prossimo di un provvedimento identico a quello transalpino. Scettica l'opposizione. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, indica altre ''priorita''' come ''il precariato nella scuola''. Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ''il divieto del burqa e' pienamente condivisibile'' ma ''in Italia basterebbe applicare le leggi vigenti'' Lo spunto arriva dalla Francia, dove il Parlamento ha approvato una norma che vieta di indossare nei luoghi pubblici il contestato indumento indossato da alcune musulmane. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, e' il primo ad auspicare che la stessa legge si applichi ''anche nel nostro Paese in tempi rapidi''. Ma Gianfranco Fini lo sorpassa. ''Quel che ha deciso il Parlamento francese credo sia non solo giusto ma opportuno e doveroso'', e' la benedizione della terza carica dello Stato che si dichiara favorevole ''in ragione del valore costituzionale sulla dignita' della donna, che non puo' essere sottoposta a violenze o comportamenti indotti da gerarchie diverse da quelle della legge''. Una 'indicazione' che il Carroccio raccoglie al volo, annunciando per ''venerdi' 17 settembre un ddl esattamente identico alla legge francese''. Segno che l'azione di mediazione del Carroccio nei rapporti tra il presidente della Camera e il premier inizia a ottenere risultati forse inaspettati dagli stessi protagonisti. Dopo il vertice di Villa Campari a fine agosto tra Berlusconi e Umberto Bossi, la Lega ha tentato una 'ricucitura' con Fini. Non a caso, da allora, gli episodi di tensione tra Carroccio e finiani sono diminuiti fino all'inedita 'intesa' sul burqa. Il presidente della Camera, intervenendo alla presentazione del libro 'Benvenuto nuovo cittadino italiano' a Palazzo Marini, ribadisce la necessita' ''di garantire la convivenza civile tra tutti coloro che sono cittadini, a prescindere da appartenenza etnica, Paese di provenienza e religione professata''. Ma invita anche a ''non confondere il tema della integrazione con quello della lotta all'immigrazione clandestina''. Fini indica nella ''nostra Costituzione'', ''nella scuola'' e nelle istituzioni che devono amministrare ''diritti e doveri'' l'antidoto ''per evitare illusioni e fenomeni di rigetto o mancata assimilazione'' degli immigrati. Le parole di Fini sul burqa sono apprezzate dalla Lega. ''Viste le sue parole - spiega Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera - auspico che l'iter del provvedimento sia molto breve''. In Parlamento ci sono gia' alcune proposte (di Lega, Pdl, Udc, Api) che puntano a eliminare il burqa e due (del Pd) che cercano di conciliare sicurezza pubblica e motivazioni religiose. Casini dell'Udc chiarisce che ''capi come il burqa spesso sono sinonimo di oppressione e disprezzo'' ma invita a distinguere tra ''l'esposizione di simboli religiosi'' e ''non permettere la riconoscibilita'''. Nel Pd Bersani riconosce che ''senza fare nessuna guerra di religione e senza discriminazioni, occorrono chiare norme civili che garantiscano la riconoscibilita' dei cittadini nel nostro Paese''. Barbara Pollastrini sottolinea che ''in Italia il burqa non e' gradito'', mentre Giovanna Melandri (''C'e' gia' una legge sulla pubblica sicurezza'') e la senatrice Vittoria Franco sono contrarie al divieto: ''Si rischia - spiega quest'ultima - di segregare le donne in casa, rendendole ancora piu' sottomesse all'uomo''.
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