Divieto minareti, Gheddafi dichiara guerra santa alla Svizzera
La disputa diplomatica tra Libia e Svizzera si riaccende improvvisamente: ieri il leader libico Muammar Gheddafi ha invocato addirittura la jihad (guerra santa) contro Berna per il referendum approvato in novembre che impone lo stop alla costruzione di nuovi minareti nel Paese. Una escalation che non puo' che preoccupare il Ministro dell'Interno italiano Roberto Maroni, sul fronte immigrazione. L'Italia, ha detto da Bruxelles poco prima delle parole di fuoco di Gheddafi, 'teme in particolare' che la definizione dei flussi 'possa portare Tripoli ad allentare i controlli alle frontiere' sull'immigrazione clandestina. Il governo italiano, infatti, ha faticato non poco per chiudere con il diffidente colonnello un accordo bilaterale omnicomprensivo che, di fatto, ha portato Tripoli a chiudere quasi del tutto i rubinetti dei flussi dalla Libia verso l'Italia.La tensione tra Berna e Tripoli e' alta da due anni, da quando il figlio del colonnello, Hannibal Gheddafi, venne fermato nell'estate 2008 a Ginevra dopo una denuncia di maltrattamenti da parte dei suoi domestici. Si tratta solo del primo episodio di una lunga querelle, riaccesa settimane fa dalla decisione libica di sospendere la concessione di visti ai cittadini dell'area Schengen in risposta alla 'black list' stilata dalla Svizzera con i nomi di 188 personalita' libiche (tra cui lo stesso Gheddafi). Sul contenzioso sono da giorni al lavoro diverse cancellerie occidentali con il sostegno compatto dell'Unione europea.
Domenica scorsa, era stato il caso di Max Goeldi, un cittadino elvetico condannato a 4 mesi per violazione delle leggi sull'immigrazione e rifugiato dal luglio 2008 nella sede diplomatica svizzera a Tripoli, a infiammare le relazioni bilaterali. Dozzine di agenti libici avevano circondato l'ambasciata a seguito dell'ultimatum che intimava alla Svizzera di consegnare Goeldi. La vicenda, conclusasi con la consegna dello svizzero alle autorita' libiche, come chiesto da Tripoli, era apparsa come un primo segnale di distensione tra i due paesi.
Un riavvicinamento durato pero' appena due giorni: 'La jihad deve essere proclamata contro l'infedele e apostata Svizzera, che distrugge le case di Allah', ha detto ieri il colonnello Gheddafi intervenendo a Bengasi per la commemorazione della nascita del profeta Maometto. Secondo il leader libico, 'la jihad contro la Svizzera, contro il sionismo, contro l'aggressione straniera, non e' terrorismo'.
'Ogni musulmano nel mondo che abbia a che fare con la Svizzera e' un infedele, e' contro l'Islam, contro il profeta Maometto, contro il Corano', ha aggiunto il leader libico davanti ad una folla di migliaia di persone. Gheddafi ha quindi invitato le "masse musulmane a recarsi negli aeroporti nel mondo islamico e impedire l'atterraggio dei voli svizzeri, di andare nei porti per prevenire l'attracco delle navi elvetiche, ispezionare ogni negozio e mercato per fermare la vendita di beni prodotti in Svizzera".
Il ministero degli Esteri elvetico non ha per ora replicato al colonnello.
Il 29 novembre scorso, il referendum proposto dalla destra populista che chiedeva lo stop alla costruzione di nuovi minareti in Svizzera ha ottenuto il 57,7% di si', scatenando le proteste del mondo islamico.
Ironico il commento del presidente dell'Udc Rocco Buttiglione: 'Mi permetto di suggerire al governo italiano di non far partecipare l'Italia a tale 'jihad' e direi anche di non consentire il transito delle armate islamiche sul nostro territorio. In fondo sarebbe sconveniente'. Stamani, il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva sollecitato 'un forte impegno' della presidenza di turno dell'Ue e della Commissione europea per 'affrontare e risolvere rapidamente' la disputa dei visti fra Svizzera a Libia. (Ansa)
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