Don Verze' su eutanasia e testamento biologico
quot;Finche' nel San Raffaele, al di sopra di tutto, prevarra' l'amore, questo tempio della Medicina e della Sofferenza prosperera'". Lo dichiara Don Luigi Verze', fondatore dell'istituto di cura e ricerca 'San Raffaele', in un'intervista a 'Il Messaggero'. "E se cosi' non fosse, implodera' o si autodistruggera'".
Sull'eutanasia il fondatore del San Raffaele dice che "qualunque sia la motivazione, e' irrazionale. E' anche scientificamente e professionalmente riprovevole perche' rivela vuoto culturale, antropologico, teologico. E' come buttare un diamante perche' non s'e' trovata la punta dura per renderlo trasparente". "Uccidere per compassione e' meschina codardia; e' contro il progresso verso l'uomo integrale. Niente puo' giustificare la soppressione della vita. Il diritto di morire non va contrabbandato con l'uccidere".
Sul testamento biologico Don Verze' sottolinea che "ad evitare la sofferenza non servono metodi abrogativi della vita, tutti brutali". "Occorre un'illuminata deontologia, una cultura pluridisciplinare su quelle proprieta' integranti della vita che sono la sofferenza e la morte. Questo intendo per morire vivi, per gestione della qualita' di vita e di morte".
Lo scorso anno, pero', Don Verze' aveva ammesso di aver aiutato un amico a morire.
Sull'eutanasia il fondatore del San Raffaele dice che "qualunque sia la motivazione, e' irrazionale. E' anche scientificamente e professionalmente riprovevole perche' rivela vuoto culturale, antropologico, teologico. E' come buttare un diamante perche' non s'e' trovata la punta dura per renderlo trasparente". "Uccidere per compassione e' meschina codardia; e' contro il progresso verso l'uomo integrale. Niente puo' giustificare la soppressione della vita. Il diritto di morire non va contrabbandato con l'uccidere".
Sul testamento biologico Don Verze' sottolinea che "ad evitare la sofferenza non servono metodi abrogativi della vita, tutti brutali". "Occorre un'illuminata deontologia, una cultura pluridisciplinare su quelle proprieta' integranti della vita che sono la sofferenza e la morte. Questo intendo per morire vivi, per gestione della qualita' di vita e di morte".
Lo scorso anno, pero', Don Verze' aveva ammesso di aver aiutato un amico a morire.
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