Sabato 6 giugno 2026
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Donna denunciata dopo parto, il Fatebenefratelli di Napoli si giustifica: siamo noi le vittime

U.E. - ITALIA
Notizia ·
"Nessuna denuncia. Noi siamo medici e non facciamo gli agenti di polizia". Si dice "amareggiato" e "indignato" Pietro Iacobelli, primario del reparto di Ginecologia del Fatebenefratelli di Napoli, nella bufera per il caso di una donna ivoriana, "tenuta lontana dal figlio", secondo la denuncia del suo legale. "Il bimbo e' stato sempre allattato dalla mamma ogni tre ore, come risulta dalla cartella clinica sequestrata dal servizio ispettivo dell'Asl", replica il dottore, intervistato da Radio24-IlSole24ore. Il primario specifica che subito dopo il parto "e' stata pero' la mamma a dover andare nel nido ad allattare, senza portarlo in camera" e questo "finche' non e' stata fatta la denuncia di nascita del bambino".
"Abbiamo chiesto all'autorita' di polizia di procedere all'identificazione della paziente senza documenti, come succede sempre", aggiunge Iacobelli, secondo cui "nessuno aveva detto che ci potevano essere altre persone in grado di garantire per la puerpera, ne' si era proposto l'avvocato". "Siamo stati sommersi da decine di e-mail, telefonate ingiuriose da ogni parte d'Italia", racconta "con amarezza" Iacobelli, che rivendica come proprio la storia di questa paziente "che ha una storia triste alle spalle di persecuzioni, era stata presa a cuore da tutti".
Il primario ripete che "anche qualora dovesse entrare in vigore il decreto sicurezza, non sara' mai fatta alcuna denuncia, ne' mai saranno chiesti i documenti qui". "C'e' stata una strumentalizzazione politica', aggiunge Iacobelli.

MA IL LEGALE: I TESTIMONI C'ERANO
- 'La partoriente ivoriana e' stata accompagnata all'ospedale da altri connazionali regolarmente soggiornanti, i quali avrebbero potuto testimoniare sulla sua identita''. Cosi' Liana Nesta, l'avvocato di Kante Katadiatou, replica alla versione dei fatti resa dall'ospedale Fatebenefratelli di Napoli.
'Con riferimento al comunicato stampa del Fatebenefratelli - scrive - si rappresenta che, come da fax inviato al commissariato Posillipo, la Direzione amministrativa dell'ospedale, a mezzo di un'assistente sociale ha richiesto un 'urgente interessamento per l'identificazione di una signora di nazionalita' della Costa d'Avorio'. La signora - fa presente l'avvocato Nesta - e' stata accompagnata all'ospedale da altri connazionali regolarmente soggiornanti, i quali avrebbero potuto testimoniare circa la sua identita'. Non solo - rileva l'avvocato - la signora aveva con se', oltre a copiosa documentazione - seppur in copia - attestante la propria identita', copia del ricorso depositato al Tribunale di Roma, nel quale venivano spiegate le ragioni della sua fuga dalla Costa d'Avorio, riportante i recapiti della scrivente - suo difensore di fiducia oltre che consulente legale dello sportello - e, pertanto, sia la scrivente sia gli operatori avrebbero, eventualmente potuto fungere da testimoni per la sua identificazione'.
'La comunicazione al commissariato - sostiene l'avvocato - estrema ratio, e' stata invero effettuata dopo alcune ore dal parto, e ancora non e' chiaro il motivo per il quale il bambino, nato da parto spontaneo, sia stato sottratto alla madre e alla stessa riconsegnato solo al momento delle dimissioni'.
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