Donne e droga. Iniziativa Dpa
Le donne che usano sostanze stupefacenti in Italia sono aumentate negli ultimi venti anni e oggi sono migliaia, ma rispetto ai maschi si curano di piu', rispondono meglio alle terapie, sono piu' brave a mantenere l'astinenza durante la cura e registrano meno recidive. Il dato e' emerso dalla Conferenza su "donne, alcol e droghe" in corso alla Fao, nel corso della quale viene presentato un progetto specificamente rivolto alle donne con problemi di dipendenza.
La decisione di presentare questo progetto a ridosso dell'8 marzo e' assolutamente casuale, ha assicurato il Dipartimento nazionale antidroga che ha curato l'evento insieme all'Unicri (Istituto dell'Onu per la ricerca sul crimine e la giustizia).
In ogni caso, la scelta cade bene in questi giorni in cui, in vista della Giornata internazionale della donna, si mettono a fuoco tutte le problematiche femminili. L'obiettivo del progetto Dad.Net, infatti, e' proprio quello di trattare la questione delle dipendenze in una "ottica di genere", attivando un network internazionale per promuovere offerte rivolte alle donne e finalizzate alla prevenzione sui rischi relativi all'uso di alcol, droga e patologie correlate (hiv, epatiti, etc.) e per incentivare l'adeguamento dei servizi assistenziaLI sui bisogni specifici delle donne tossicodipendenti. Tre i pilastri (prevenzione, supporto assistenziale e reinserimento) del progetto, che si rivolge a ragazze che non usano droghe ma sono considerate a rischio, ragazze e donne che fanno uso occasionale di sostanze e donne che hanno gia' sviluppato problemi di dipendenza.
"Vent'anni fa parlare di rischi di alcolismo o di droga per le ragazze era impensabile, oggi invece e' di grande attualita' - ha detto il sottosegretario Carlo Giovanardi - e percio' occorre trovare risposte mirate". "Non esiste piu' ormai un approccio generalista nelle politiche di prevenzione e cura" ha sottolineato la vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, che ha invitato a indagare anche sulla dipendenza dagli psicofarmaci: "Ci sono genitori che li danno ai figli, innescando una dipendenza farmacologica ma anche psicologica".
Le donne tossicodipendenti in Italia sono piu' di 27 mila, ha reso noto il capo del Dipartimento antidroga Giovanni Serpelloni, e circa l'86% (23.500) e' in cura nei servizi pubblici o in comunita', un numero che e' andato aumentando negli ultimi 10 anni (nel 2000 erano meno di ventimila). La sostanza di uso piu' comune per queste donne e' l'eroina.
Arrivano a curarsi dopo 6-8 anni dall'inizio del consumo e in genere accettano di curarsi piu' facilmente dei maschi, restano piu' tempo in trattamento e rispondono meglio alle terapie.
Inoltre, il 70% delle donne in trattamento non usa droga nel corso della cura. Le recidive vanno dal 15 al 35%, piu' contenute rispetto ai maschi. Le gravidanze, pero', sicuramente aggravano i problemi rispetto ai tossicodipendenti maschi.
La decisione di presentare questo progetto a ridosso dell'8 marzo e' assolutamente casuale, ha assicurato il Dipartimento nazionale antidroga che ha curato l'evento insieme all'Unicri (Istituto dell'Onu per la ricerca sul crimine e la giustizia).
In ogni caso, la scelta cade bene in questi giorni in cui, in vista della Giornata internazionale della donna, si mettono a fuoco tutte le problematiche femminili. L'obiettivo del progetto Dad.Net, infatti, e' proprio quello di trattare la questione delle dipendenze in una "ottica di genere", attivando un network internazionale per promuovere offerte rivolte alle donne e finalizzate alla prevenzione sui rischi relativi all'uso di alcol, droga e patologie correlate (hiv, epatiti, etc.) e per incentivare l'adeguamento dei servizi assistenziaLI sui bisogni specifici delle donne tossicodipendenti. Tre i pilastri (prevenzione, supporto assistenziale e reinserimento) del progetto, che si rivolge a ragazze che non usano droghe ma sono considerate a rischio, ragazze e donne che fanno uso occasionale di sostanze e donne che hanno gia' sviluppato problemi di dipendenza.
"Vent'anni fa parlare di rischi di alcolismo o di droga per le ragazze era impensabile, oggi invece e' di grande attualita' - ha detto il sottosegretario Carlo Giovanardi - e percio' occorre trovare risposte mirate". "Non esiste piu' ormai un approccio generalista nelle politiche di prevenzione e cura" ha sottolineato la vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, che ha invitato a indagare anche sulla dipendenza dagli psicofarmaci: "Ci sono genitori che li danno ai figli, innescando una dipendenza farmacologica ma anche psicologica".
Le donne tossicodipendenti in Italia sono piu' di 27 mila, ha reso noto il capo del Dipartimento antidroga Giovanni Serpelloni, e circa l'86% (23.500) e' in cura nei servizi pubblici o in comunita', un numero che e' andato aumentando negli ultimi 10 anni (nel 2000 erano meno di ventimila). La sostanza di uso piu' comune per queste donne e' l'eroina.
Arrivano a curarsi dopo 6-8 anni dall'inizio del consumo e in genere accettano di curarsi piu' facilmente dei maschi, restano piu' tempo in trattamento e rispondono meglio alle terapie.
Inoltre, il 70% delle donne in trattamento non usa droga nel corso della cura. Le recidive vanno dal 15 al 35%, piu' contenute rispetto ai maschi. Le gravidanze, pero', sicuramente aggravano i problemi rispetto ai tossicodipendenti maschi.
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