Venerdì 5 giugno 2026
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Dopo l'insuccesso della tolleranza zero, Maroni chiede banca del Dna e revisione di Schengen

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Una revisione del trattato di Schengen e l'istituzione di una banca europea del Dna. Questa la 'ricetta' per contrastare l'immigrazione clandestina che il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha spiegato in un'intervista a 'L'Espresso', in edicola oggi. 'Non siamo piu' padroni delle nostre frontiere se non di quelle aeroportuali. La Slovenia, la Polonia sono entrate in Schengen. Ma il canale di accesso principale, a cui abbiamo posto rimedio col mio decreto, e' un altro. Abbiamo deciso di reintrodurre l'obbligo di visto per chi viene da paesi extracomunitari anche per motivi turistici. Prima funzionava cosi'. Uno veniva fermato dalle forze dell'ordine, diceva di essere entrato una settimana prima ed essendo il visto turistico valido per 90 giorni, nessuno poteva verificare se quel limite era stato superato o no. Col timbro d'entrata non sara' piu' cosi'. Dopo 90 giorni uno e' clandestino. Schengen aveva un senso quando riguardava sei, sette paesi. Adesso che sono molti di piu', i margini di sicurezza si riducono. Tanto che si sta discutendo di Schengen 2, la riforma dell'accordo. Uno dei mezzi da mettere a disposizione delle polizie e' la banca dati europea del Dna. Il governo l'ha approvato ed e' in Parlamento per la ratifica. Appena il Parlamento approvera', entro un anno avremo la banca dati nazionale'.    
'Il problema - ha detto ancora Maroni - non e' l'immigrazione, ma la clandestinita'. La legge Bossi-Fini dice che chiunque puo' entrare in Italia se ha un regolare contratto di lavoro. La clandestinita' fa paura perche' la gente semplice, da cui provengo, ragiona cosi': se non hai un lavoro, come vivi? Rubando o commettendo reati e questa tua condizione mi rende insicuro. Il fenomeno va combattuto. Per questo abbiamo fatto un accordo con la Libia'.
'Ho auspicato - ha proseguito Maroni - che venga data attuazione all'accordo. Le sei motovedette italiane sono pronte. Ho detto che mi piacerebbe esserci il giorno che si attuera' l'intesa. Fino ad allora l'immigrazione a Lampedusa continuera' perche' non possiamo metterci in mezzo al mare a bloccare le navi'.
E sul decreto flussi il ministro ha sottolineato: 'non e' poi cosi' stretto, 170mila ingressi non sono pochi. Il problema non e' elevare il numero, ma snellire le procedure.
L'immigrazione e' un capitolo diviso in due: quella legale va favorita e quella illegale contrastata.
Le procedure si articolano in due fasi. La prima e' il controllo delle questure ed e' abbastanza rapido, la seconda e' il controllo dei consolati dove c'e' il vero collo di bottiglia. Intendo migliorare l'efficienza passando le competenze dei permessi di soggiorno dalle questure ai sindaci. Non sara' piu' concentrato in un ufficio stranieri, ma ci sara' un ufficio analogo in ogni comune. E se i comuni non ce la faranno, potra' intervenire la provincia o un consorzio di comuni'.
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