Mercoledì 14 ottobre 2026
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Droga. Carcere, stigma e cure negate: l’ONU segnala il peso delle politiche proibizioniste sulle donne

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Il rapporto dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani richiama il contributo di undici organizzazioni della società civile italiana. Intanto dal prestigioso BMJ arriva l’appello: «La guerra alla droga è una guerra alle donne».

 

Le conseguenze delle politiche sulle droghe sui diritti delle donne e delle ragazze sono al centro del nuovo rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il documento, che è stato presentato alla 63ª sessione del Consiglio dei diritti umani, descrive un sistema nel quale repressione, disuguaglianze di genere e marginalità si rafforzano reciprocamente. E indica una direzione politica: ridurre il ricorso alla punizione, garantire servizi volontari e accessibili, considerare la depenalizzazione del possesso per uso personale e una regolamentazione responsabile.

 

Il rapporto ONU A/HRC/63/56 la submission promossa da undici organizzazioni, che analizza gli effetti delle restrizioni introdotte in Italia dal 2022 nelle politiche penali, penitenziarie e di sicurezza. Il documento italiano affronta cinque ambiti: piccoli reati di droga, giustizia minorile, rischio di trattamenti coercitivi in comunità “chiuse”, maternità ed esecuzione della pena, proteste in carcere. In quel passaggio l’OHCHR afferma che negare l’accesso ai programmi sociali sulla sola base della dipendenza, per esempio condizionando l’assistenza alla partecipazione a trattamenti o a test antidroga, può costituire una discriminazione inammissibile

 

A rafforzare il dibattito internazionale è intervenuto anche il prestigioso British Medical Journal - BMJ, con l’editoriale “The war on drugs is a war on women” a firma di Claudia Stoicescu, N A Mohd Salleh, Corina Giacomello, Rose André Y Faye e Rita Gatonye. Il testo denuncia come criminalizzazione, violenza e stigma ostacolino l’accesso delle donne alle cure e propone depenalizzazione del possesso, superamento delle pene minime obbligatorie per i reati minori e alternative alla detenzione. Chiede inoltre finanziamenti dedicati per servizi costruiti con le donne, che integrino riduzione del danno, salute sessuale e riproduttiva, sostegno contro la violenza e protezione sociale.

 

«Il rapporto ONU rende visibile un problema che le politiche sulle droghe continuano troppo spesso a ignorare: le donne incontrano ostacoli specifici, prodotti anche dalle norme e dall’organizzazione dei servizi», dichiara Susanna Ronconi di Forum Droghe, che ha curato la submission. «La paura di perdere i figli, il peso delle responsabilità familiari, la violenza subita e lo stigma possono rendere difficile persino chiedere aiuto. Una politica efficace deve partire da queste condizioni e costruire risposte accessibili, rispettose e volontarie».

 

«Il richiamo alla nostra nota è importante nella sua portata precisa: l’OHCHR la cita nel passaggio sulle discriminazioni nell’accesso ai servizi sociali», prosegue Ronconi. «L’assistenza non può diventare uno strumento di pressione sulle persone. Casa, sostegno economico e relazioni sono condizioni che possono rendere possibile un percorso di autonomia. Negarle a chi vive una difficoltà rischia di consolidare quella difficoltà».

«L’editoriale del BMJ aggiunge una voce autorevole a questo confronto e pone una questione concreta: i servizi per le donne devono essere parte essenziale dell’offerta, con risorse dedicate», aggiunge Ronconi. «Servono luoghi sicuri, sostegno tra pari, possibilità di accedere alle cure senza dover rinunciare alla cura dei figli. E serve riconoscere che le donne che usano droghe possiedono competenze sulla propria vita che devono entrare nelle decisioni».

«Nel contributo italiano abbiamo contestato l’inasprimento penale e il rischio di percorsi terapeutici segnati dalla coercizione», conclude Ronconi. «Quando la scelta viene compiuta sotto la minaccia del carcere, occorre interrogarsi sulla libertà del consenso. Le indicazioni dell’ONU e le proposte dell’editoriale BMJ ci chiedono di investire nelle alternative, nei servizi territoriali e nella partecipazione delle donne. È su questo terreno che dobbiamo valutare anche le politiche italiane».

 

Le organizzazioni firmatarie chiedono un confronto pubblico sulle conseguenze delle politiche italiane e sulle riforme necessarie per garantire accesso non discriminatorio all’assistenza, trattamenti volontari, sostegno alla maternità, alternative al carcere e partecipazione delle donne che usano droghe.

 

Dichiarazioni delle associazioni italiane firmatarie

 

Forum Droghe - Stefano Vecchio, Presidente

«La valutazione delle politiche sulle droghe deve includere i danni prodotti dalla repressione. Il rapporto ONU e l’editoriale del BMJ offrono indicazioni convergenti: ridurre il ricorso al carcere, garantire accesso alla salute e coinvolgere le persone interessate. Chiediamo che questi criteri orientino anche le scelte italiane».

 

Fondazione LILA Milano - Lella Cosmaro, Veronica Walsh, operatrici e attiviste

«La paura del giudizio può allontanare le donne dalla prevenzione, dai test e dalle cure. Occorre integrare riduzione del danno, prevenzione dell’HIV e delle epatiti, salute sessuale e riproduttiva e sostegno sociale, attraverso servizi capaci di accogliere senza stigmatizzare».

 

LILA Nazionale OdV - Giusi Giupponi - Presidente, Attivista

«La tutela della salute richiede fiducia, riservatezza e accesso effettivo ai servizi. Le politiche punitive e lo stigma, possono compromettere queste condizioni e rendere più difficile la prevenzione dell’HIV  e l’accesso alle cure. Chiediamo risposte che raggiungano le donne e rimuovano le discriminazioni, anche nei percorsi assistenziali».

 

Diritti Globali–SocietàINformazione - Sergio Segio, presidente

«Le conseguenze delle politiche sulle droghe attraversano libertà, salute, casa, lavoro e relazioni familiari. Quando povertà e stigma diventano ragioni di esclusione, la disuguaglianza si approfondisce. Rendere visibili questi effetti è necessario per chiamare le istituzioni alle proprie responsabilità».

 

CNCA - Caterina Pozzi, Presidente Nazionale

«I percorsi di cura devono fondarsi sulla relazione, sul consenso e su progetti individualizzati. Abbiamo segnalato il rischio di risposte residenziali che riproducano la chiusura detentiva. Servono interventi territoriali e possibilità diverse, capaci di sostenere l’autonomia e i legami delle persone».

 

La Società della Ragione - Giulia Melani, presidente 

«Per le madri che usano droghe lo stigma può pesare sulla valutazione delle capacità genitoriali e sull’accesso alle opportunità fuori dal carcere. La protezione dei bambini richiede sostegni concreti e valutazioni individuali, con soluzioni che tutelino insieme i diritti delle donne e quelli dei loro figli».

 

CGIL — Alessandra Tersigni - Responsabile nazionale carcere e dipendenze

«Il diritto alla salute e alla protezione sociale ha bisogno di servizi pubblici accessibili, personale e risorse. Una casa, un reddito e un’opportunità di lavoro possono rendere praticabile un percorso di autonomia. Il sostegno non può essere subordinato a condizioni che alimentano lo stigma o limitano l’autodeterminazione: servono politiche che rimuovano gli ostacoli all’autonomia, non che li trasformino in ulteriori strumenti di marginalizzazione».

 

ITARDD - Pino Di Pino, Presidente

«Una riduzione del danno attenta alle donne richiede orari, luoghi e modalità di accesso compatibili con le loro vite, oltre a spazi sicuri e personale formato. L’ascolto delle persone interessate deve guidare la progettazione dei servizi e la valutazione di ciò che funziona».

 

ItaNPUD — Alfredo Pellegrini, Presidente

«Le donne che usano droghe devono poter partecipare alle decisioni che riguardano la loro salute e la loro vita. L’esperienza diretta è una competenza indispensabile. Chiediamo che sia riconosciuta nei servizi e nelle politiche, garantendo possibilità reali di parola e di scelta».

 

L’Isola di Arran ODV - Maria Teresa Ninni, Valentina Mancuso e Dinah Macmillan operatrici sociali e attiviste

«La possibilità di ricostruire un percorso passa anche dalla continuità dei legami e da relazioni di fiducia. Per le donne segnate da stigma e marginalità, incontrare ascolto e sostegno può aprire nuove possibilità. Le istituzioni devono creare le condizioni perché questi percorsi siano accessibili e duraturi».

 

Firmatari della submission: Forum Droghe; Harm Reduction International; LILA – Lega Italiana Lotta all’AIDS Milano; LILA – Lega Italiana Lotta all’AIDS nazionale; Diritti Globali – SocietàINformazione; CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti; La Società della Ragione; CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro; ITARDD – Rete italiana Riduzione del Danno; ItaNPUD – Rete italiana delle persone che usano droghe; L’Isola di Arran ODV.

Documentazione: RAPPORTO ONU · SUBMISSION · Editoriale BMJ

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