Droga in cella per uso personale. Detenuto assolto
Un consumatore assiduo di sostanze stupefacenti cerca di procurarsi droga che sia libero oppure detenuto. E quando, non si sa come, riesce nell'obiettivo di introdurre nella stanza che lo ospita l'oggetto dei suoi desideri, lo fa solo per se stesso: non per dividerla (e dunque venderla) con i compagni di sventura.
Pare essere questo l'assunto alla base della sentenza con la quale, alcuni giorni fa a Cagliari, il giudice per le udienze preliminari ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di M. U., 42 anni, di Selargius, ospite dal giugno 2011 della casa circondariale di Buoncammino per una notevole serie di reati e inquilino di una cella in cui, nel novembre dello stesso anno, gli uomini della polizia penitenziaria avevano trovato diversi tipi di stupefacenti per circa 28 grammi. Sostanze fatte entrare nell'istituto di pena forse approfittando dei colloqui che ogni recluso ha il diritto di avere coi parenti (la tesi investigativa): 24,5 di hascisc, circa 2,5 di procaina (una sorta di anestetico) per un totale di 55 dosi e un grammo e mezzo di cocaina. Un quantitativo che il gup, su richiesta dello stesso pubblico ministero e dell'avvocato difensore Marco Lisu, ha ritenuto però non essere destinato alla cessione interna ma solo a un uso personale. L'uomo, che dal giorno dell'arresto sconta quattro anni e dieci mesi di reclusione nascondeva tutto nella stanza che condivideva con altri detenuti. Forse grazie a una soffiata, la sera del 3 settembre 2011 gli agenti della penitenziaria erano entrati nella cella con al seguito i cani antidroga. In quel momento era presente solo lui e gli investigatori avevano ritenuto che il quantitativo di droga recuperato non fosse di sua esclusiva proprietà e destinato alla cessione agli altri carcerati. L'uomo era stato denunciato a piede libero: quasi una beffa, visto che comunque era in realtà detenuto.
Nel processo però il legale ha spiegato che il suo assistito era un consumatore assiduo di quelle sostanze e spinto il pm ha ritenere fosse tutto destinato all'uso personale. Opinione condivisa anche dal giudice, che lo ha assolto.
Pare essere questo l'assunto alla base della sentenza con la quale, alcuni giorni fa a Cagliari, il giudice per le udienze preliminari ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di M. U., 42 anni, di Selargius, ospite dal giugno 2011 della casa circondariale di Buoncammino per una notevole serie di reati e inquilino di una cella in cui, nel novembre dello stesso anno, gli uomini della polizia penitenziaria avevano trovato diversi tipi di stupefacenti per circa 28 grammi. Sostanze fatte entrare nell'istituto di pena forse approfittando dei colloqui che ogni recluso ha il diritto di avere coi parenti (la tesi investigativa): 24,5 di hascisc, circa 2,5 di procaina (una sorta di anestetico) per un totale di 55 dosi e un grammo e mezzo di cocaina. Un quantitativo che il gup, su richiesta dello stesso pubblico ministero e dell'avvocato difensore Marco Lisu, ha ritenuto però non essere destinato alla cessione interna ma solo a un uso personale. L'uomo, che dal giorno dell'arresto sconta quattro anni e dieci mesi di reclusione nascondeva tutto nella stanza che condivideva con altri detenuti. Forse grazie a una soffiata, la sera del 3 settembre 2011 gli agenti della penitenziaria erano entrati nella cella con al seguito i cani antidroga. In quel momento era presente solo lui e gli investigatori avevano ritenuto che il quantitativo di droga recuperato non fosse di sua esclusiva proprietà e destinato alla cessione agli altri carcerati. L'uomo era stato denunciato a piede libero: quasi una beffa, visto che comunque era in realtà detenuto.
Nel processo però il legale ha spiegato che il suo assistito era un consumatore assiduo di quelle sostanze e spinto il pm ha ritenere fosse tutto destinato all'uso personale. Opinione condivisa anche dal giudice, che lo ha assolto.
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