Droga e dipendenze. Cnca: cambiare strategia
Cambiare strada in materia di politiche sulle dipendenze: e' il messaggio che hanno lanciato al Governo Letta comunita' di recupero, servizi pubblici e associazioni, in un incontro organizzato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale comunita' di accoglienza (Cnca). ''La forte precarieta' sociale, la mancanza di lavoro, le incertezze per il futuro - ha spiegato Riccardo De Facci, vicepresidente del Cnca - hanno portato a un aumento consistente di consumi che generano dipendenza, come nel caso di alcol, sostanze psicoattive, gioco d'azzardo. Ma il sistema dei servizi non e' in grado oggi di dare risposte a fenomeni cosi' ampi e complessi. Mancano le risorse economiche, ma anche una nuova legislazione e un nuovo quadro strategico''. La legge Fini-Giovanardi sulle droghe, secondo De Facci, e' ''una normativa criminogena, che ha portato in carcere il 37% dei 65 mila detenuti in Italia e ha contribuito all'invio di piu' di un milione di persone in Prefettura. E' nata da un'ossessione securitaria e repressiva che ha fallito comunque i suoi obiettivi: i consumi non diminuiscono affatto''. Critiche sono state sollevate da piu' parti sulla voce secondo la quale la delega sulle dipendenze, che non e' stata ancora assegnata nel Governo, possa andare ad Angelino Alfano: secondo De Facci ''e' assurdo che qualcuno abbia pensato di assegnarla al ministero dell'Interno: avremmo fatto un passo indietro di almeno quarant'anni''. Pessimista Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, secondo il quale ''con questo Governo sara' molto difficile cambiare le politiche'' e ''realisticamente si puo' cercare di ottenere qualcosa solo sul fronte del gioco d'azzardo e delle carceri''. Oltre alla legge, criticita' sono state espresse anche sull'operato del Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio. Cosi' com'e' oggi, secondo De Facci, non va bene perche' ''si limita a emanare linee guida e a spendere i non pochi soldi che gli sono stati messi a disposizione, spesso con criteri discutibili, senza un reale confronto con le Regioni e con il terzo settore''. Anche per Alfio Lucchini, presidente di Federserd (federazione dei Servizi pubblici per le dipendenze), il Dipartimento ''doveva avere un compito di coordinamento delle idee e delle reti ma non ha perseguito questi obiettivi'', mentre per Franco Corleone di Forum Droghe ''serve una discontinuita', l'Italia ormai e' uno dei Paesi piu' arretrati nel mondo, nelle sedi internazionali sta con le posizioni piu' vecchie''. ''Il Governo non puo' limitarsi a tenere i conti in regola. Le domande sociali inascoltate finiscono cosi' per aggravarsi'' conclude De Facci. ''Chiediamo alla politica di definire, finalmente, una politica sulle droghe non ideologica, non punitiva, basata sui reali bisogni delle persone coinvolte, fondata sulle evidenze scientifiche e supportata da un investimento economico adeguato''. In questi anni la maggior parte degli operatori dei servizi pubblici e le maggiori reti delle comunita' terapeutiche hanno manifestato la loro adesione e il loro consenso alle iniziative del Dipartimento politiche antidroga: cosi' il Dpa replica alle organizzazioni che oggi in un incontro hanno espresso critiche sull'operato dell'organismo e sulle politiche portate avanti negli ultimi anni. "Le politiche governative del Dpa - si legge in una nota - sono state oggetto di plauso e condivisione, attraverso anche una lettera ufficiale al premier Enrico Letta da parte di Yuri Fedotov", direttore dell'Ufficio delle Nazioni Unite sulla droga. "Apprezzamento formale, con l'auspicio che l'Italia continui su questa prospettiva", continua il Dpa, sono state inoltre espresse dal Consiglio d'Europa (gruppo Pompidou), dall'Osservatorio Europeo sulle Droghe, dall'Executive Office della Casa Bianca. "La validita' dell'approccio scientifico portato avanti dal Dpa in questi anni - continua la nota - e' certificata anche dai patrocini e dalle 112 lettere di accreditamento che lo stesso Dipartimento ha ottenuto in relazione a tutte le varie pubblicazioni e linee guida che ha scritto e diffuso in questi anni. Sono ben 35 le societa' scientifiche e le associazioni nazionali e internazionali di alto livello che hanno condiviso e patrocinato tali pubblicazioni". Ancora, il Dipartimento sottolinea di aver "sempre sostenuto la necessita' di investire e valorizzare i Dipartimenti delle Dipendenze come un insieme insostituibile dei servizi pubblici e delle comunita' terapeutiche, per dare una risposta concreta e permanente alla cura e alla riabilitazione dei tossicodipendenti" e ricorda anche "la grande e costante opera di aggiornamento e comunicazione scientifica che mette in atto tutte le settimane inviando a tutti i Sert e a tutte le comunita' una newsletter appositamente confezionata per gli operatori". Per le comunita', in particolare, in questi ultimi 4 anni sono stati stanziati 10,5 milioni di euro per sostenere il loro lavoro di riabilitazione e realizzare anche un coordinamento nazionale che uscisse finalmente dagli approcci ideologici. Infine, la questione del carcere: il Dpa ricorda di aver sempre esplicitato "la necessita' di attivare provvedimenti e prassi che permettano l'utilizzo di misure alternative per i tossicodipendenti gia' nella fase di arresto e che incrementino l'uscita dal carcere delle persone tossicodipendenti aventi diritto ad accedere alle misure alternative".
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