Droga, la guerra impossibile: boss gestiva traffico dalla prigione
Continuare a comandare dal carcere non e' impossibile: il reggente di mafia del clan Aparo Salvatore Giangrave' e' stato raggiunto in carcere da un ordine di custodia cautelare per aver impartito dalla sua cella di Ancona indicazioni su come gestire affari di droga ed estorsioni. Il che getta ombre sulle chance dello Stato di prevalere nella guerra alla droga.Giangrave', cosi' come Gianluca Bidognetti, figlio del boss dei Casalesi 'Cicciotto 'a mezzanotte', o Mario Fabbrocino dell'omonimo clan camorristico, oppure Francesco Mazzoni della banda della Magliana, non era in '41 bis', vale a dire in regime di carcere duro: lui, come molti esponenti di spicco di mafia, 'ndrangheta e camorra, da qualche mese sono in As3, uno dei tre livelli di alta sicurezza che dallo scorso aprile ha sostituito la detenzione ad elevato indice di vigilanza (Eiv) cui generalmente venivano destinati gli ex 41 bis.
'Ed e' proprio questo un fatto allarmante - denuncia Leo Beneduci, segretario generale del sindacato penitenziario Osapp - Se con la detenzione in Eiv i detenuti erano in una condizione molto simile al 41 bis, con appena due colloqui al mese, la circolare dell'aprile scorso del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha di fatto creato un terreno fertile affinche' esponenti di spicco di associazioni criminali diverse si trovino nella stessa sezione, facciano socialita' assieme e si scambino informazioni. Il gravissimo pericolo e' che possano saldare alleanze trasversali e che gli ordini siano comunicati facilmente al di fuori del carcere'. L'alta sicurezza prevede infatti che i detenuti abbiano diritto a un numero di colloqui pari a quelli concessi ai detenuti comuni (sei al mese piu' altri due premiali) senza alcuna videoregistrazione (introdotta invece dal recente giro di vite sul 41 bis).
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