Droghe e dipendenze. Presentata in Parlamento relazione 2015
"La dimensione del fenomeno in Italia e' difficilmente stimabile in quanto ... non esistono studi accreditati, esaustivi e validamente rappresentativi del fenomeno. In ogni caso i dati epidemiologici disponibili in Italia non si discostano molto da quelli internazionali. Secondo i dati del Rapporto Eurispes 2009, in Italia il gioco d?azzardo coinvolge fino al 70-80% della popolazione adulta (circa 30 milioni di persone). La popolazione italiana e' stimata in circa 60 milioni di persone, di cui il 54% ha giocato d'azzardo con vincite in denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi. La stima pero' dei giocatori d'azzardo "problematici" (cioe' di coloro che giocano frequentemente investendo anche discrete somme di denaro ma che non hanno ancora sviluppato una vera e propria dipendenza patologica pur essendo a forte rischio evolutivo) varia dall'1,3% al 3,8% della popolazione generale (da 767.000 a 2.296.000 italiani adulti), mentre la stima dei giocatori d'azzardo "patologici" (cioe' con una vera e propria malattia che si manifesta con una dipendenza patologica incontrollabile) varia dallo 0,5% al 2,2% (da 302.000 a 1.329.00 italiani adulti)". E' il MInistero della Salute a redarre l'approfondimento dedicato al gioco d'azzardo patologico contenuto nella "Relazione Annuale al Parlamento su droga e dipendenze 2015". Il documento inviato ieri al Parlamento e' il frutto di un percorso condiviso con istituzioni e societa' civile che prede il cia dall'art. 131 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza", dispone che entro il 30 giugno di ciascun anno venga presentata questa relazione.
Il processo di stesura e' iniziato il 24 novembre 2014, con l'istituzione di un Tavolo interistituzionale e interdisciplinare, coordinato dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Minsitri, che ha a sua volta designato un Gruppo redazionale, formato da: Ministero della Salute Ministero dell'Interno Ministero della Giustizia Ministero della Difesa Coordinamento delle Regioni e delle Province autonome ISTAT CNR Istituto Superiore di Sanita' INAIL Esperti e rappresentanti degli organismi del privato sociale e dei servizi pubblici territoriali.
"Si tratta di soggetti particolarmente vulnerabili che per una serie di fattori, individuali (di tipo neuro psichico), familiari ed ambientali, se esposti allo stimolo del gioco e/o a pubblicita' incentivanti il gioco, possono sviluppare una vera e propria patologia. Questo dato, ormai consolidato dalle evidenze scientifiche, impone a tutte le amministrazioni di riferimento l?adozione di strategie e misure contenitive del fenomeno". E' cosi' che la relazione ritrae insieme i giocatori e le azioni delle pubbliche amministrazioni e delle strutture sanitarie, ricordando infine come l'indagine conoscitiva (student population survey) condotta negli anni 2012-2013 dal DPA sulla popolazione studentesca (15-19 anni), ha messo in evidenza la pratica del gioco d?azzardo nel 49,4% degli intervistati. Questa popolazione e' composta da una quota di giocatori sociali (39,0%), da giocatori problematici (7,2%) e da giocatori patologici (3,2%). L'ultima annotazione riguarda la "preoccupante associazione e' stata trovata tra frequenza della pratica del gioco d?azzardo e consumo di sostanze che evidenzia una correlazione lineare tra le due condizioni sia nella popolazione giovanile (15-19 anni) sia in quella generale (15-64 anni). Il problema esiste ed e' andato crescendo in questi ultimi anni anche a causa della sempre maggiore diffusione delle opportunita' di gioco tramite internet e le nuove applicazioni degli smart-phone".
Il Ministero della Salute e' intervenuto in primis con il Decreto Balduzzi nel 2012 che ha previsto l?aggiorneranno dei LEA per la prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti da ludopatia" tutt?ora in fase di approvazione, ma "da diversi anni le Regioni hanno preso in carico i soggetti affetti da disturbo da gioco d?azzardo, compatibilmente con le risorse esistenti, attraverso i propri Servizi per le Dipendenze, fornendo loro assistenza e trattamenti. Gli interventi offerti sono soprattutto il sostegno psicologico individuale e/o del nucleo familiare e il counselling. Tutte le realta' hanno in trattamento pazienti affetti da disturbo da GAP per un totale di 12.376 pazienti". Poi con la legge 23 dicembre 2014 n.190, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2015), ha destinato, "a partire dal 2015, una quota annua di 50 milioni di euro per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle patologie connesse alla dipendenza da gioco d?azzardo. Un milione di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017, e' destinato per la sperimentazione di modalita' di controllo dei soggetti a rischio di patologia, mediante l?adozione di software che consentano al giocatore di monitorare il proprio comportamento generando conseguentemente appositi messaggi di allerta. La medesima legge stabilisce inoltre che il Ministero della Salute adotti linee di azione per garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette dalle patologie connesse al gioco d?azzardo e che venga trasferito al Ministero della Salute l?Osservatorio istituito dal Decreto Balduzzi presso l?Agenzia delle Dogane e i Monopoli di Stato, al fine di realizzare il monitoraggio della dipendenza dal gioco d?azzardo e della efficacia delle azioni di cura e di prevenzione intraprese".
"È finalmente stata presentata alle Camere la 'Relazione 2015 al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia' [...] Il dato che balza maggiormente agli occhi è che il 10% degli italiani ha rapporti con le sostanze proibite, che il giro d'affari stimato supera i 23 miliardi di euro e che il costo della repressione penale del fenomeno va oltre il miliardo di euro e che, a fronte di tutto ciò, non si registri alcuna diminuzione del consumo e dello spaccio". Lo dichiara in una nota Marco Perduca, membro di giunta dell'Associazione Luca Coscioni e rappresentante all'Onu del Partito Radicale, aggiungendo: "Come sappiamo la relazione non verrà discussa dalle Camere e, mancando un sottosegretario deputato alla questione, non vi è stata, ne pare vi sarà, una presentazione da parte del Governo di questo prezioso lavoro. Affinché questo sforzo non resti materiale per scaffali o portali e il legislatore possa farne tesoro, occorre finalmente prendere in considerazione la possibilità di modificare il meccanismo di presentazione del documento e istituire un meccanismo formale e istituzionale che preveda una discussione politica almeno nelle commissioni Affari sociali e Giustizia di Camera e Senato".
"Dalle 700 pagine della relazione - spiega ancora Perduca - risulta sempre più evidente che le politiche 'anti-droga' abbiano miseramente e patentemente fallito e che resti invece necessario rafforzare la parte relativa al governo degli effetti problematici del loro uso potrebbe esser utile e opportuno modificare denominazione e scopo del Dipartimento. L'occasione della sesta conferenza nazionale sulle droghe sarebbe il luogo appropriato per affrontare il problema. A proposito, non guasterebbe che il Governo annunciasse anche le date per questo importante appuntamento atteso da oltre tre anni". NASCITA DI UNA RELAZIONE Il processo di stesura della relazione è iniziato il 24 novembre 2014, con l'istituzione di un Tavolo interistituzionale e interdisciplinare, coordinato dal Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio, che ha a sua volta designato un gruppo redazionale, formato da: ministero della Salute; dell'Interno; della Giustizia; della Difesa; Regioni e Province autonome; Istat; Cnr; Istituto superiore di sanità; Inail; esperti e rappresentanti degli organismi del privato sociale e dei servizi pubblici territoriali.
Il processo di stesura e' iniziato il 24 novembre 2014, con l'istituzione di un Tavolo interistituzionale e interdisciplinare, coordinato dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Minsitri, che ha a sua volta designato un Gruppo redazionale, formato da: Ministero della Salute Ministero dell'Interno Ministero della Giustizia Ministero della Difesa Coordinamento delle Regioni e delle Province autonome ISTAT CNR Istituto Superiore di Sanita' INAIL Esperti e rappresentanti degli organismi del privato sociale e dei servizi pubblici territoriali.
"Si tratta di soggetti particolarmente vulnerabili che per una serie di fattori, individuali (di tipo neuro psichico), familiari ed ambientali, se esposti allo stimolo del gioco e/o a pubblicita' incentivanti il gioco, possono sviluppare una vera e propria patologia. Questo dato, ormai consolidato dalle evidenze scientifiche, impone a tutte le amministrazioni di riferimento l?adozione di strategie e misure contenitive del fenomeno". E' cosi' che la relazione ritrae insieme i giocatori e le azioni delle pubbliche amministrazioni e delle strutture sanitarie, ricordando infine come l'indagine conoscitiva (student population survey) condotta negli anni 2012-2013 dal DPA sulla popolazione studentesca (15-19 anni), ha messo in evidenza la pratica del gioco d?azzardo nel 49,4% degli intervistati. Questa popolazione e' composta da una quota di giocatori sociali (39,0%), da giocatori problematici (7,2%) e da giocatori patologici (3,2%). L'ultima annotazione riguarda la "preoccupante associazione e' stata trovata tra frequenza della pratica del gioco d?azzardo e consumo di sostanze che evidenzia una correlazione lineare tra le due condizioni sia nella popolazione giovanile (15-19 anni) sia in quella generale (15-64 anni). Il problema esiste ed e' andato crescendo in questi ultimi anni anche a causa della sempre maggiore diffusione delle opportunita' di gioco tramite internet e le nuove applicazioni degli smart-phone".
Il Ministero della Salute e' intervenuto in primis con il Decreto Balduzzi nel 2012 che ha previsto l?aggiorneranno dei LEA per la prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti da ludopatia" tutt?ora in fase di approvazione, ma "da diversi anni le Regioni hanno preso in carico i soggetti affetti da disturbo da gioco d?azzardo, compatibilmente con le risorse esistenti, attraverso i propri Servizi per le Dipendenze, fornendo loro assistenza e trattamenti. Gli interventi offerti sono soprattutto il sostegno psicologico individuale e/o del nucleo familiare e il counselling. Tutte le realta' hanno in trattamento pazienti affetti da disturbo da GAP per un totale di 12.376 pazienti". Poi con la legge 23 dicembre 2014 n.190, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2015), ha destinato, "a partire dal 2015, una quota annua di 50 milioni di euro per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle patologie connesse alla dipendenza da gioco d?azzardo. Un milione di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017, e' destinato per la sperimentazione di modalita' di controllo dei soggetti a rischio di patologia, mediante l?adozione di software che consentano al giocatore di monitorare il proprio comportamento generando conseguentemente appositi messaggi di allerta. La medesima legge stabilisce inoltre che il Ministero della Salute adotti linee di azione per garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette dalle patologie connesse al gioco d?azzardo e che venga trasferito al Ministero della Salute l?Osservatorio istituito dal Decreto Balduzzi presso l?Agenzia delle Dogane e i Monopoli di Stato, al fine di realizzare il monitoraggio della dipendenza dal gioco d?azzardo e della efficacia delle azioni di cura e di prevenzione intraprese".
"È finalmente stata presentata alle Camere la 'Relazione 2015 al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia' [...] Il dato che balza maggiormente agli occhi è che il 10% degli italiani ha rapporti con le sostanze proibite, che il giro d'affari stimato supera i 23 miliardi di euro e che il costo della repressione penale del fenomeno va oltre il miliardo di euro e che, a fronte di tutto ciò, non si registri alcuna diminuzione del consumo e dello spaccio". Lo dichiara in una nota Marco Perduca, membro di giunta dell'Associazione Luca Coscioni e rappresentante all'Onu del Partito Radicale, aggiungendo: "Come sappiamo la relazione non verrà discussa dalle Camere e, mancando un sottosegretario deputato alla questione, non vi è stata, ne pare vi sarà, una presentazione da parte del Governo di questo prezioso lavoro. Affinché questo sforzo non resti materiale per scaffali o portali e il legislatore possa farne tesoro, occorre finalmente prendere in considerazione la possibilità di modificare il meccanismo di presentazione del documento e istituire un meccanismo formale e istituzionale che preveda una discussione politica almeno nelle commissioni Affari sociali e Giustizia di Camera e Senato".
"Dalle 700 pagine della relazione - spiega ancora Perduca - risulta sempre più evidente che le politiche 'anti-droga' abbiano miseramente e patentemente fallito e che resti invece necessario rafforzare la parte relativa al governo degli effetti problematici del loro uso potrebbe esser utile e opportuno modificare denominazione e scopo del Dipartimento. L'occasione della sesta conferenza nazionale sulle droghe sarebbe il luogo appropriato per affrontare il problema. A proposito, non guasterebbe che il Governo annunciasse anche le date per questo importante appuntamento atteso da oltre tre anni". NASCITA DI UNA RELAZIONE Il processo di stesura della relazione è iniziato il 24 novembre 2014, con l'istituzione di un Tavolo interistituzionale e interdisciplinare, coordinato dal Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio, che ha a sua volta designato un gruppo redazionale, formato da: ministero della Salute; dell'Interno; della Giustizia; della Difesa; Regioni e Province autonome; Istat; Cnr; Istituto superiore di sanità; Inail; esperti e rappresentanti degli organismi del privato sociale e dei servizi pubblici territoriali.
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