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 MONDO - MONDO - Droghe. Da Vienna niente di nuovo, ma il dibattito rimane aperto
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14 marzo 2019 15:03
 
Oggi le Nazioni Unite non hanno fatto passi in avanti sulle politiche sulle droghe. Nonostante l'apertura del documento finale di UNGASS 2016, il Segmento Ministeriale sulle droghe ha approvato una dichiarazione che ripercorre di fatto quella del 2009 per un "mondo libero dalla droga". Anche se vi sono continui richiami all'evidenza del fallimento e alla necessità di valutare gli esiti, i Governi continuano nell'inconcludente retorica antidroga.
Nell'ultimo decennio c'è stato un aumento del 31% nel numero di persone che usano droghe e un aumento senza precedenti nella coltivazione dell'oppio e della coca. Anche il crimine organizzato è fiorito, con il commercio di droghe illecite valutato tra i 426 e i 652 miliardi di dollari. E' significativo che proprio oggi un gruppo di lavoro interistituzionale delle Nazioni Unite abbia pubblicato un rapporto sulle lezioni apprese dal sistema delle Nazioni Unite (che trovate qui sotto) che dichiara che "le politiche punitive sulla droga continuano ad essere utilizzate in alcune comunità, nonostante siano inefficaci nel ridurre il traffico di droga o nell'affrontare l'uso e l'offerta di droghe non mediche e continuano a minare i diritti umani e il benessere delle persone che fanno uso di droghe, nonché delle loro famiglie e comunità".
Non tutti i Governi per la verità sono allineati: a partire dalla Bolivia di Morales, ma anche agli Stati europei e la stessa Commissione Europea che hanno inisistito sul ripartire dai passi avanti del 2016, sulla riduzione del danno sociale e sanitario e sulla proporzionalità delle pene. L'Europa ha tenuto l'impegno di continuare a rappresentare un modello bilanciato a favore degli interventi sociali e sanitari ridimensionando la criminalizzazione.
E' evidente la polarizzazione delle posizioni, con da un lato i paesi asiatici, africani e la Russia schierati sulle posizioni più proibizioniste e repressive, dall'altro America Latina e Europa che invece spingono verso una riforma delle politiche globali.
In positivo va sottolineata, tra tutti i limiti della dichiarazione, la conferma esplicita della flessibilità delle convenzioni che permette agli Stati di innovare le proprie politiche nella direzione più efficace a rispondere ai problemi.
Tra gli oltre 100 Ministri e Capi di Stato che prenderanno la parola oggi e domani, manca l'Italia. Con un doveroso ringraziamento al prezioso lavoro dell'Ambasciata italiana all'ONU, spicca l'assenza di un qualsiasi esponente governativo a Vienna. Visti i precedenti del 2009 (quando l'Italia ruppe il fronte riformista europeo), il silenzio nei confronti della Società Civile e le esternazioni e le proposte legislative del Governo e delle forze che lo sostengono, questa assenza forse non è una cattiva notizia.
(comunicato di Fuoriluogo)

 "Nel mantenere fede al suo quotidiano impegno sulla tematica", l'Associazione Luca Coscioni era presente con Marco Perduca, coordinatore di Science for Democracy, e Guido Long. "La delegazione italiana - ha sostenuto Perduca - non prevede la presenza di alcun Membro di governo, il che da una parte tranquillizza ma dall'altra meraviglia visto gli annunci dei ministri Salvini e Fontana relativamente all'inasprimento delle pene, anche per la mera detenzione di stupefacenti. Non esiste palcoscenico migliore delle Nazioni Unite per presentare questo cambiamento di approccio nei confronti delle "Droghe". La sessione ministeriale, aperta dal video messaggio del Segretario Generale Anto'nio Guterres, ha visto la partecipazione del Presidente Boliviano Evo Morales, del Ministro degli esteri Russo Sergej Lavrov e dei Ministri di Lituania, Repubblica Ceca, Singapore, Norvegia, Thailandia e Colombia.
"Il Documento, cui si e' giunti in seguito ad intensi negoziati, ripete automaticamente formule diplomatiche che si contraddicono tra loro. E' un contesto ristretto in cui non e' possibile cantar vittoria - per via di leggi molto diverse tra loro in materia - ma in cui nessuno, soprattutto, si azzarda a criticare radicalmente l'impianto proibizionista, derivante dalle tre convenzioni ONU sugli stupefacenti. In conclusione, la dichiarazione politica finale: riafferma la centralita' immodificabile delle tre Convenzioni ONU in materia di Droghe, riconoscendo comunque una certa flessibilita' nella loro applicazione; riconosce la necessita' di promuovere politiche sulle Droghe che si basino sul rispetto dei diritti umani, senza pero' condannare l'uso della pena di morte; promuove l'accesso alle medicine essenziali, alcune delle quali (come la morfina) prodotte con piante proibite. Nonostante cio' evidenzia la necessita' di rafforzare i controlli per impedirne il commercio nel mercato "ricreativo", compresa la cannabis che e' sempre piu' prescrivibile per vari tipi di terapie. "Vista la dimensione "di palcoscenico" di questo appuntamento e il fatto che non esistano risposte efficaci e utili a governare il fenomeno della Droga - ha concluso l'ex senatore radicale - ci si sarebbe aspettati un intervento energetico neo-punizionista da parte del Ministro Lorenzo Fontana, 'competente' in materia. Evidentemente, si conferma il fatto che can che abbia non morde".
 
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