Ecuador. Polemica sulla lotta alla droga con la Colombia
Punti di vista divergenti sulla strategia da adottare per reprimere la produzione di cocaina e per ridurre alla ragione le Farc, la piu' importante guerriglia latinoamericana, hanno provocato nelle ultime settimane decise polemiche fra Ecuador e Colombia ed anche una nuova, pericolosa, incrinatura negli agitati equilibri geopolitici del Sudamerica.Le frizioni fra questi due Stati, che condividono 690 chilometri di confine, avvengono all'interno di una sorta di 'arco' geografico politicamente molto instabile, che preoccupa gli Stati Uniti e che parte a nord dal Venezuela e finisce a sud in Paraguay, attraversando Colombia, Ecuador, Peru' e Bolivia.
Fino a qualche mese fa i rapporti ecuadoriano-colombiani erano soddisfacenti, ma la rivolta popolare che nella seconda meta' di aprile ha portato a Quito alla rinuncia del presidente Lucio Gutierrez ha cambiato le carte in tavola.
Succede cosi' che, mentre il presidente Alvaro Uribe continua a combattere con dispendio di uomini e mezzi la produzione di cocaina e la guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), il governo di Alfredo Palacio si rifiuta di riconoscere queste ultime come gruppo terroristico, ed ora protesta duramente per le fumigazioni finalizzate alla distruzione delle piantagioni di coca, sostenendo che i prodotti impiegati sono nocivi per l'ambiente e le popolazioni dell'area.
Le dichiarazioni che hanno reso incandescente la polemica sono state rilasciate alla rivista 'Vistazo' dal ministro della difesa ecuadoriano Oswaldo Jarrin, che ha detto a proposito delle Farc: "Non le abbiamo considerate gruppi terroristici e questo e' parte della nostra politica di non intervento".
Immediata la risposta di Uribe che ha dichiarato alla stampa: "Quando c'e' una democrazia pluralista con radici profonde, l'azione armata contro di essa, nel mondo civilizzato, si chiama terrorismo". E per lottare contro questo fenomeno e contro la produzione di droga, la Colombia ha ricevuto dal 2000 l'appoggio degli Usa attraverso il finanziamento del 'Piano Colombia' e di uno piu' apertamente militare, il 'Piano patriottico'.
In questo ambito il governo di Bogota' ha dichiarato guerra alle piantagioni di coca effettuando fumigazioni aeree con diserbanti chimici, anche alla frontiera con l'Ecuador, e generando ovviamente un forte risentimento a Quito.
Secondo i collaboratori di Palacio, infatti, queste sostanze, riversate con gli aerei sulle coltivazioni colombiane, hanno raggiunto il territorio ecuadoriano provocando danni gravi alla popolazione e all'ambiente.
Durante un incontro tenutosi a Bogota' fra i ministri degli esteri dei due Paesi, il governo di Quito ha chiesto che la Colombia non effettui piu' fumigazioni aeree, ma solo manuali, in una fascia larga dieci chilometri lungo tutto il confine.
Uribe, pero', si e' rifiutato di adottare questa misura perche' cio' significherebbe a suo avviso lasciare 690.000 ettari di terreno disponibili alla coltivazione di coca.
I prodotti incriminati sono il glifosato e il Cosmo-flux 411F, una sostanza che serve a fissare la sostanza diserbante alle foglie di coca.
Il giornale di Quito Hoy riferisce che l'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Epa) statunitense classifica il glifosato come una sostanza a bassa tossicita' (livello III su IV, dove il livello I e' il piu' tossico). Il problema e' che il Cosmo-Flux 411F, e' considerato a livello I e il suo utilizzo e' vietato sul suolo americano.
Secondo uno studio di esperti ecuadoriani, il 20% degli residenti nelle zone di confine hanno accusato anomale eruzioni cutanee. In Colombia, dove piu' diretta e' l'esposizione ai diserbanti, la percentuale salirebbe addirittura al 40%.
Secondo gli ambientalisti ecuadoriani le fumigazioni provocano intossicazioni e lesioni genetiche sulle cellule, oltre a distruggere le coltivazioni. Altro effetto sarebbe la migrazione dei contadini verso altre zone per l'impossibilita' di coltivare prodotti alimentari di base.
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