Venerdì 5 giugno 2026
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Ecuador. Staminali fetali per recuperare il miocardio

AMERICHE - ECUADOR
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Un gruppo di scienziati di Argentina, Ucraina e Ecuador sono riusciti a rigenerare con successo il miocardio di 8 pazienti terminali, grazie all'impianto di cellule ottenute da feti morti, tra le 5 e le 12 settimane di gestazione.
La tecnica praticata per la prima volta nel mondo e' stata realizzata all'ospedale "Luis Vernanza" della citta' di Guayaquil (Ecuador), ed e' stata finanziata dall'Istituto di Medicina rigenerativa delle Barbados (AIAREM), dalla Fondazione Benetti e dalla Junta de Beneficencia della citta' ecuadoriana. L'équipe medica era guidata dall'argentino Federico Benetti e composta dall'ucraino Yulli Baltaytis e dall'ecuadoriano Teodoro Maldonado.
Gli scienziati a distanza di 7 mesi dall'operazione hanno verificato un miglioramento del 35% nelle funzioni del cuore.
I pazienti che soffrivano di miocardiopatia idiopatica inizialmente trapiantati erano 10, uno e' morto per un incidente cerebrale e un'altro dopo avere deciso di interrompere volontariamente il trattamento.
"Degli otto pazienti, tutti hanno risposto alle cure, ottenendo un 100% di successo", ha spiegato il dottor Benetti, il cuore "e' migliorato di un 35% e non si e' osservato nessun tipo di rigetto o di reazione a questo tipo di cellule".
Questa operazione "apre tutto un nuovo panorama per la ricerca" e gia' da novembre potrebbero essere realizzati nuovi trapianti. "La medicina rigenerativa sara', in gran parte, il futuro della medicina, ma siamo nella punta dell'iceberg della conoscenza, visto che si e' indagato solo lo 0,01% del totale", ha precisato Benetti. "Ci sono due milioni di pazienti che potrebbero necessitare di questo tipo di trattamento" visti gli "eccellenti" risultati.
"Ai tessuti fetali morti viene applicata una procedura per recuperare le cellule di determinati organi. Se si estraggono fino a due ore dalla morte del feto, un 60% delle cellule sono ancora vive, si puo' dire", ha spiegato Benetti. Le cellule fetali "sono piu' pluripotenti di quelle adulte", e "presentano maggiori vantaggi rispetto all'uso di cellule autologhe del paziente stesso".
Le cellule prelevate da feti abortiti tra le 5 e le 12 settimane sono state prelevate in un Istituto in Ucraina, poi crioconsevate a 196 gradi sotto zero e inviate prima in Inghilterra per fare tutte le analisi e scartare qualsiasi tipo di infezione, quindi utilizzate in Ecuador per il trapianto.
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